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Corte Costituzionale Ordinanza 14, 1961

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1961
Tipo di provvedimento
Ordinanza
Num. identificativo
14
Lingua
Italiano
Data generale
1961-03-29
Data deposito/pubblicazione
1961-03-29
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1961-03-17
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Ordinanza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. GIUSEPPE CAPPI, Presidente - Prof.
GASPARE AMBROSINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - Prof. GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO -
Prof. NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO - Prof. BIAGIO
PETROCELLI - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO SANDULLI - Prof.
GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANTINO MORTATI -
Prof. GIUSEPPE CHIARELLI, Giudici,

ha deliberato in camera di consiglio la seguente

ORDINANZA

nel giudizio di legittimità costituzionale del decreto-legge
luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, e del decreto legislativo
luogotenenziale 14 marzo 1945, n. 111, promosso con ordinanza emessa
il 28 maggio 1960 dalla Corte d'appello di Napoli nel procedimento
penale a carico di Ferraiuolo Catello, iscritta al n. 69 del Registro
ordinanze 1960 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
n. 216 del 3 settembre 1960.
Ritenuto che nel procedimento penale pendente dinanzi la Corte
d'appello di Napoli a carico di Ferraiuolo Catello, quale responsabile
del delitto di cui all'art. 1 del decreto legislativo luogotenenziale
14 marzo 1945, n. 111, per avere commerciato in elettrodomestici senza
essere munito della prescritta licenza, furono sollevate varie
questioni sulla legittimità costituzionale del detto decreto;
che, con ordinanza 28 maggio 1960, la Corte d'appello ebbe a
rilevare:
1) che il decreto legge luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, con
il quale erano stati attribuiti al Governo poteri legislativi in
considerazione della necessità ed urgenza derivanti dalla guerra, non
contiene alcuna delimitazione o direttiva circa l'ambito della delega,
mentre per principio fondamentale insito nella delegazione legislativa,
vigente anche prima della Costituzione, la delegazione stessa doveva
essere limitata entro confini dai quali il Governo non avrebbe dovuto
esorbitare, onde lo stesso D.L. Lgt. n. 151 del 1944, nonché il
decreto legislativo 14 marzo 1945, n. 111, emanato in virtù del primo,
sarebbero viziati da illegittimità costituzionale e in contrasto con
gli artt. 70 e 77 della Costituzione;
2) che l'art. 2 del decreto legislativo luogotenenziale 14 marzo
1945, n. 111, sarebbe altresì in contrasto con l'art. 27 della
Costituzione, perché concernerebbe la vendita immediata della merce
sequestrata e non si concilierebbe, quindi, con la presunzione di
innocenza posta a favore dell'imputato dallo stesso art. 27;
3) che il citato decreto legislativo luogotenenziale n. 111 del
1945 affiderebbe alla competenza del Prefetto il sequestro, in
contrasto con il principio generale, seppure inespresso, della
divisione dei poteri, per cui, invece, la competenza spetta al
magistrato;
4) che l'interessato non avrebbe alcuna tutela giurisdizionale
avverso il provvedimento di vendita della merce sequestrata, per cui
si concreterebbe una violazione dell'art. 113 della Costituzione, che
garantisce la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi
contro gli atti della pubblica Amministrazione;
che l'ordinanza, notificata il 25 giugno 1960 al Presidente del
Consiglio, è stata comunicata ai Presidenti dei due rami del
Parlamento ed è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 216 del 3
settembre 1960. Nessuno si è costituito avanti alla Corte
costituzionale, e la causa è stata, quindi, trattata in camera di
consiglio;
Considerato che la prima questione, principale ed assorbente,
perché inficierebbe di illegittimità costituzionale non soltanto il
decreto luogotenenziale n. 111 del 1945, ma, altresì, il precedente
D.L. n. 151 del 1944, col quale, in relazione allo stato eccezionale
della guerra e delle condizioni particolari in cui si era trovato il
Paese, erano stati conferiti al Governo straordinari poteri
legislativi, è manifestamente infondata. Come, infatti, varie volte
questa Corte ha ritenuto, col decreto legge luogotenenziale n. 151 del
1944 non venne conferita al Governo una normale delegazione legislativa
ad emanare norme giuridiche su determinate materie, ma gli fu
attribuito, in vista di quelle circostanze, un generale ed autonomo
potere legislativo, onde è esclusa, al riguardo, l'applicabilità dei
principi costituzionali in materia di ordinaria delegazione legislativa
e i provvedimenti emanati non erano soggetti a convalida o ratifica (v.
sentenze 25 giugno 1957, n. 103, e 23 giugno 1960, n. 46). Né, in
contrasto con tale assunto, la Corte d'appello ha addotto nella sua
ordinanza alcun nuovo motivo, che non fosse già stato esaminato da
questa Corte;
Considerato, sulle altre questioni in via subordinata proposte con
l'ordinanza:
che, per quanto riguarda i punti secondo e terzo, come sopra
riferiti, non risulta che la Corte d'appello si sia proposta la
questione circa la possibilità del proseguimento dell'azione penale
indipendentemente dalla procedura amministrativa di immissione delle
merci sequestrate al consumo, consentita dall'art. 2 del decreto
luogotenenziale 14 marzo 1945, n. 111;
che tale indagine, che attiene alla rilevanza del proposto
incidente di costituzionalità, tanto più si imponeva in quanto non
risulta accertato che le merci sequestrate e trasportate alla
depositeria comunale siano poi state effettivamente immesse al consumo
col procedimento amministrativo accennato;
che, in ordine, infine, al punto quarto, la Corte d'appello dà
per ammesso che mancherebbe ogni tutela giurisdizionale avverso il
provvedimento che dispone la vendita della merce, riscontrando in ciò
la violazione dell'art. 113 della Costituzione, mentre nel decreto
luogotenenziale impugnato non è stabilita remora alcuna al generale
principio del diritto alla tutela giurisdizionale;
che, rispetto a queste altre questioni, è, pertanto, necessario un
nuovo giudizio sulla loro rilevanza da parte della Corte d'appello;
Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n.
87, e 9 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte
costituzionale;


per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara la manifesta infondatezza della questione proposta con
l'ordinanza 28 maggio 1960 della Corte d'appello di Napoli sulla
legittimità del decreto legge luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151,
e del decreto legislativo luogotenenziale 14 marzo 1945, n. 111, in
riferimento agli artt. 70 e 77 della Costituzione;
rinvia gli atti alla Corte d'appello per un nuovo giudizio sulla
rilevanza delle altre questioni proposte in via subordinata con la
stessa ordinanza.
Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della
Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 marzo 1961.
GIUSEPPE CAPPI - GASPARE AMBROSINI -
MARIO COSATTI - FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO -
ANTONINO PAPALDO - NICOLA JAEGER -
GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO
PETROCELLI - ANTONIO MANCA - ALDO
SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA - MICHELE
FRAGALI - COSTANTINO MORTATI -
GIUSEPPE CHIARELLI.

Spiegazione Ordinanza

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