Indicizzato

Corte Costituzionale Ordinanza 145, 1999

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1999
Tipo di provvedimento
Ordinanza
Num. identificativo
145
Lingua
Italiano
Data generale
1999-04-22
Data deposito/pubblicazione
1999-04-22
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1999-04-14
Numero RG
Inserisci
Materia
Inserisci
Parti
Inserisci
Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Ordinanza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:
Presidente: dott. Renato GRANATA;
Giudici: prof. Giuliano VASSALLI, prof. Francesco GUIZZI, prof.
Cesare MIRABELLI, prof. Fernando SANTOSUOSSO, avv. Massimo VARI,
dott. Cesare RUPERTO, dott. Riccardo CHIEPPA, prof. Gustavo
ZAGREBELSKY, prof. Valerio ONIDA, prof. Carlo MEZZANOTTE, prof. Guido
NEPPI MODONA, prof. Piero Alberto CAPOTOSTI, prof. Annibale MARINI;

ha pronunciato la seguente

Ordinanza

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 8,
della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a
spese dello Stato per i non abbienti), promosso con ordinanza emessa
il 26 marzo 1998 dal pretore di Milano, iscritta al n. 441 del
registro ordinanze 1998 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica n. 25, prima serie speciale, dell'anno 1998.
Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei
Ministri;
Udito nella camera di consiglio del 10 marzo 1999 il giudice
relatore Carlo Mezzanotte.
Ritenuto che il pretore di Milano, chiamato a pronunciarsi su
un'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato avanzata
da una persona imputata del reato di cui all'articolo 218, comma 5
(recte: 6), del codice della strada, con ordinanza in data 26 marzo
1998 ha sollevato, su eccezione del difensore del richiedente, in
riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di
legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 8, della legge 30
luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato
per i non abbienti), nella parte in cui esclude il patrocinio a spese
dello Stato per i non abbienti nei procedimenti penali concernenti
contravvenzioni, tranne quando questi siano riuniti o connessi a
procedimenti per delitti;
che il giudice a quo premette che l'imputato aveva già
presentato istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato
respinta dal giudice per le indagini preliminari perché relativa a
procedimento per reato contravvenzionale, che il suo difensore aveva
allora depositato presso la cancelleria di tale giudice un atto con
il quale eccepiva la illegittimità costituzionale dell'articolo 1,
comma 8, della legge 30 luglio 1990, n. 217, per contrasto con gli
articoli 3 e 24 della Costituzione, e che il giudice per le indagini
preliminari aveva demandato al giudice del dibattimento l'esame della
questione, poi innanzi a questo nuovamente prospettata;
che, quanto alla rilevanza, il remittente osserva che il rigetto
dell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato
costringerebbe l'imputato, benché non abbiente, ad affrontare in
proprio gli oneri della difesa della fase processuale in corso di
svolgimento e degli ulteriori gradi di giudizio;
che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo
rileva che la disposizione censurata determinerebbe una compressione
del diritto di difesa dei non abbienti e una ingiustificata
disparità di trattamento di questi ultimi a seconda che siano
imputati di delitti o di contravvenzioni, che oltretutto possono
essere punite con pene detentive;
che è intervenuto nel presente giudizio il Presidente del
Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura
generale dello Stato, chiedendo che la questione, già decisa da
questa Corte nel senso della non fondatezza con la sentenza n. 243
del 1994 e della manifesta inammissibilità con l'ordinanza n. 104
del 1997, sia dichiarata inammissibile o infondata.
Considerato che dall'ordinanza di remissione si evince che
l'imputato aveva già presentato istanza di ammissione al patrocinio
a spese dello Stato e che il giudice per le indagini preliminari
aveva respinto tale istanza proprio perché la disposizione censurata
non ne consente l'accoglimento, quando si proceda per
contravvenzioni;
che nei procedimenti penali, così come, ai sensi dell'articolo
1, comma 3, della legge 30 luglio 1990, n. 217, l'ammissione al
patrocinio a spese dello Stato, salve le modificazioni di reddito,
giova per tutti i gradi del giudizio anche se disposta nel corso
delle indagini preliminari, del pari per l'intero procedimento è
destinato a produrre effetti il provvedimento di diniego, fatte
sempre salve eventuali variazioni del reddito;
che all'interessato l'articolo 6 della citata legge offre, ai
commi 4 e 5, un compiuto sistema di rimedi avverso il provvedimento
di diniego, poiché entro venti giorni da quello in cui ha ricevuto
l'avviso di deposito del decreto reiettivo dell'istanza, ovvero copia
di tale decreto, egli può proporre ricorso davanti al tribunale o
alla corte di appello ai quali appartiene il giudice che ha emesso il
decreto di rigetto dell'istanza stessa, e, avverso l'ordinanza che
decide tale ricorso, può ricorrere per cassazione per motivi di
legittimità;
che, una volta che il legislatore ha delineato un così
dettagliato sistema di rimedi giurisdizionali, consentire che al di
fuori di esso, rebus sic stantibus sul medesimo oggetto e nello
stesso procedimento singoli giudici si pronuncino, contraddicendo o
comunque misconoscendo decisioni già assunte, contrasta con il
canone di razionalità, al quale deve essere improntata
l'interpretazione delle norme che regolano il procedimento;
che, poiché l'istanza sulla quale il remittente è chiamato a
decidere e in relazione alla quale ha sollevato la presente questione
di legittimità costituzionale è di contenuto identico a quella già
rigettata dal giudice per le indagini preliminari con provvedimento
non tempestivamente impugnato, non è consentito al giudice a quo
pronunciarsi nuovamente;
che non induce a una diversa ricostruzione la disposizione
dell'articolo 2, comma 1, della legge n. 217 del 1990, secondo cui in
ogni stato e grado del procedimento l'interessato può chiedere di
essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato, posto che questa
previsione non ha altro significato che quello di escludere che
possano nascere preclusioni per la mancata proposizione dell'istanza
in precedenti fasi o in precedenti gradi del procedimento penale, ma
non permette, in assenza di modificazioni delle condizioni di reddito
fissate dall'articolo 3, la reiterazione di un'istanza rigettata,
ignorando il sistema delle impugnazioni sul quale il procedimento è
positivamente strutturato;
che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente
inammissibile.
Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n.
87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti
alla Corte costituzionale.


per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di
legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 8, della legge 30
luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato
per i non abbienti), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24
della Costituzione, dal pretore di Milano con l'ordinanza indicata in
epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 14 aprile 1999.
Il Presidente: Granata
Il redattore: Mezzanotte
Il cancelliere: Di Paola
Depositata in cancelleria il 22 aprile 1999.
Il direttore della cancelleria: Di Paola

Spiegazione Ordinanza

Inserisci