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Corte Costituzionale Ordinanza 15, 1961

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1961
Tipo di provvedimento
Ordinanza
Num. identificativo
15
Lingua
Italiano
Data generale
1961-03-29
Data deposito/pubblicazione
1961-03-29
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1961-03-17
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Ordinanza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. GIUSEPPE CAPPI, Presidente - Prof.
GASPARE AMBROSINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - Prof. GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO -
Prof. NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO - Prof. BIAGIO
PETROCELLI - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO SANDULLI - Prof.
GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANTINO MORTATI -
Prof. GIUSEPPE CHIARELLI, Giudici,

ha deliberato in camera di consiglio la seguente

ORDINANZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 449 Cod.
proc. pen., promosso con ordinanza emessa il 10 giugno 1960 dal
Tribunale di Genova nel procedimento penale a carico di Raimondi Carlo,
iscritta al n. 71 del Registro ordinanze 1960 e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 216 del 3 settembre 1960.
Ritenuto che il Pretore di Genova, con sentenza 5 dicembre 1959,
dichiarava Raimondi Carlo responsabile del delitto di cui all'art. 366,
terzo comma, Cod. pen. e lo condannava alla pena della reclusione per
mesi sei, perché, invitato a prestare giuramento, come testimone, nel
procedimento penale a carico di Barbaro Vincenzo, si era rifiutato di
giurare ai sensi dell'art. 449 Cod. proc. pen. in quanto "nella sua
qualità di ateo non credeva a nessun Dio";
che la eccezione di incostituzionalità della norma contenuta
nell'art. 449 Cod. proc. pen., disattesa in prima istanza, fu
riprodotta dalla difesa del Raimondi in sede di appello;
che il Tribunale di Genova, con ordinanza del 1 giugno 1960,
riteneva non manifestamente infondata la sollevata questione
d'incostituzionalità. Rilevava in proposito che la prestazione del
giuramento sulla formula prescritta dall'art. 449 Cod. proc. pen.
potrebbe importare una coartata adesione alle premesse di carattere
religioso in essa richiamate e che, perciò, il rifiuto dell'ateo a
prestare giuramento potrebbe essere giustificato alla stregua del
principio costituzionale della libertà di coscienza, sostanzialmente
affermato dagli artt. 8 e 19 della Costituzione.
Disponeva in conseguenza la trasmissione degli atti alla Corte
costituzionale per decidere sulla questione riguardante la legittimità
costituzionale dell'art. 449 Cod. proc. pen. in relazione al solo
inciso "... consapevole della responsabilità che col giuramento
assumete davanti a Dio.,.".
L'ordinanza, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 3 settembre
1960, n. 216, veniva ritualmente comunicata ai Presidenti del Senato e
della Camera dei Deputati e al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Davanti alla Corte costituzionale si costituiva soltanto il
Presidente del Consiglio dei Ministri, a mezzo dell'Avvocatura generale
dello Stato, con atto di intervento depositato in cancelleria il 15
luglio 1960. La difesa, nelle deduzioni a stampa, pur richiamando i
precedenti di questa Corte, sostiene che, nella specie, il problema va
posto non in relazione all'art. 21 della Costituzione, che riconosce
il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma agli
artt. 8 e 19 della Costituzione stessa, che riconosce il diritto di
professare liberamente la propria fede religiosa; e conclude che sia
dichiarata infondata la questione di legittimità costituzionale
sollevata dal Tribunale di Genova;
Considerato che anzitutto è da rilevare, come inesattamente sia
stato richiamato l'art. 8 della Costituzione, poiché questo in nessun
modo può essere messo in relazione con la pretesa del singolo rivolta
al riconoscimento del diritto della propria libertà di coscienza e di
fede;
Considerato che questa Corte, con sentenza n. 58 del 6 luglio 1960,
ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale
dell'art. 449 Cod. proc. pen., riguardante la formula del giuramento,
in riferimento all'art. 21, primo comma, della Costituzione; ritenendo
che detta formula, nei confronti del testimone ateo, non impone una
confessione religiosa e non incide né sulla libertà di pensiero, né
sulla libertà di coscienza;
che, ciò posto, come risulta dalla sentenza, l'art. 449 Cod. proc.
pen., in quanto non richiede alcuna manifestazione concreta di fede
religiosa, non contrasta neppure con l'art. 19 della Costituzione.
Invero, soggiunge la sentenza, le parole "consapevole della
responsabilità che col giuramento assumete davanti a Dio" nei
confronti di chi faccia professione di ateismo, vanno intese nel senso
di un richiamo alla responsabilità che il credente, e soltanto lui,
assume col giuramento davanti a Dio;
Considerato che i principi enunciati nella richiamata sentenza
della Corte costituzionale vanno riaffermati, non essendo stata dedotta
e non sussistendo alcuna ragione in contrario;
Visti gli artt. 26, secondo comma, e 29 della legge 11 marzo 1953,
n. 87, e 9, secondo comma, delle Norme integrative per i giudizi
davanti alla Corte costituzionale;


per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara la manifesta infondatezza della questione sollevata con
l'ordinanza del 1 giugno 1960 del Tribunale di Genova riguardante la
illegittimità costituzionale della formula del giuramento contenuto
nell'art. 449 Cod, proc. pen. e ordina la restituzione degli atti alla
competente Autorità giudiziaria.
Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della
Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 marzo 1961.
GIUSEPPE CAPPI - GASPARE AMBROSINI -
MARIO COSATTI - FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO -
ANTONINO PAPALDO - NICOLA JAEGER -
GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO
PETROCELLI - ANTONIO MANCA - ALDO
SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA - MICHELE
FRAGALI - COSTANTINO MORTATI -
GIUSEPPE CHIARELLI.

Spiegazione Ordinanza

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