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Corte Costituzionale Ordinanza 364, 1983

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1983
Tipo di provvedimento
Ordinanza
Num. identificativo
364
Lingua
Italiano
Data generale
1983-12-29
Data deposito/pubblicazione
1983-12-29
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1983-12-19
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Ordinanza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Prof. LEOPOLDO ELIA, Presidente - Prof.
ANTONINO DE STEFANO - Prof. GUGLIELMO ROEHRSSEN - Avv. ORONZO REALE -
Dott. BRUNETTO BUCCIARELLI DUCCI - Avv. ALBERTO MALAGUGINI - Prof.
LIVIO PALADIN - Dott. ARNALDO MACCARONE - Prof. VIRGILIO ANDRIOLI -
Prof. GIUSEPPE FERRARI - Dott. FRANCESCO SAJA - Prof. GIOVANNI CONSO -
Prof. ETTORE GALLO - Dott. ALDO CORASANITI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale degli artt. 1, 3 e
58 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni degli
immobili urbani) promossi con n. 2 ordinanze emesse il 18 aprile 1983
dal Pretore di Bari e n. 2 ordinanze emesse il 4 dicembre 1982 dal
Pretore di Torino, rispettivamente iscritte ai nn. 454, 455, 460 e 461
del registro ordinanze 1983 e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della
Repubblica nn. 260 e 267 del 1983.
Udito nella camera di consiglio del 23 novembre 1983 il Giudice
relatore Francesco Saja.
Ritenuto che nel corso di un processo civile tra Alberti Carlo e
Manigrasso Vincenza, avente per oggetto licenza per finita locazione,
il Pretore di Torino, con ordinanza del 4 dicembre 1982 (reg. ord. n.
460/1983) sollevava questione di legittimità costituzionale degli
artt. 1, 3, 58 l. 27 luglio 1978 n. 392;
che il Pretore dubitava che le dette norme, in quanto permettono al
locatore di determinare la cessazione del rapporto locativo senza dover
provare un suo interesse, prevalente su quello del conduttore, al
mantenimento del rapporto stesso, ledessero il "diritto all'abitazione"
di quest'ultimo, configurabile alla stregua delle seguenti norme della
Costituzione:
- art. 2, che garantisce i diritti inviolabili dell'uomo nonché
l'adempimento dei doveri di solidarietà;
- art. 3, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli
ostacoli all'eguaglianza dei cittadini;
- art. 32, in quanto la lesione dell'interesse all'abitazione pone in
pericolo la salute del conduttore;
- artt. 41 e 42, che tutelano l'iniziativa economica privata e la
proprietà solo in funzione dell'utilità sociale, della sicurezza,
libertà e dignità umana;
che le stesse questioni venivano sollevate dal medesimo Pretore con
ordinanza 4 dicembre 1982 in causa Di Franco Piccaretta c. Rimoli (reg.
ord. n. 461 del 1983) nonché dal Pretore di Bari con ordinanze 18
aprile 1983, in cause Martucci Zecca c. Cazzato (reg. ord. n. 454 del
1983) e Lorusso c. Giusto (reg. ord. n. 455 del 1983);
che quest'ultimo Pretore impugnava i soli artt. 3 e 58 l. cit. in
riferimento ai soli artt. 3 e 42 Cost.
Considerato che i giudizi vanno riuniti per la loro identità o
connessione;
che tutte le questioni sono state già decise dalla Corte con
sentenza 28 luglio 1983 n. 252 in cui si è rilevato che la previsione
di cui agli artt. 1, 3, 58, 65 l. n. 392 del 1978, della locazione
abitativa come contratto a tempo determinato, con il conseguente
diritto del locatore di riottenere la disponibilità dell'immobile alla
scadenza del termine senza dover provare una giusta causa, non lede i
diritti inviolabili dell'uomo (art. 2 Cost.), della cui attuazione
l'interesse al bene primario dell'abitazione non è configurabile come
"presupposto";
che nella stessa sentenza si è ancora osservato come la detta
previsione non contrasti: col principio di eguaglianza, né tra
locatore e conduttore né tra conduttori di immobili abitativi e non,
stante l'eterogeneità delle situazioni considerate e la
discrezionalità del legislatore nel disciplinarle; con l'art. 31
Cost., avendo le norme impugnate un'attinenza soltanto indiretta col
regime della famiglia; con gli artt. 41 e 42 Cost. in quanto i limiti
della utilità e della funzione sociale, a cui sono soggette
l'iniziativa economica e la proprietà privata, sono stati
discrezionalmente apprezzati dal legislatore ordinario senza che sia
stato leso alcun principio costituzionale;
che le osservazioni della citata sentenza relative all'art. 31 Cost.
valgono evidentemente anche con riguardo all'art. 32, il quale,
tutelando il diritto alla salute, attiene solo indirettamente alle
norme impugnate.
Visti gli artt. 26 l. 11 marzo 1953 n. 87 e 9 delle Norme integrative
per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.


per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
riuniti i giudizi;
dichiara manifestamente infondate le questioni di legittimità
costituzionale degli artt. 1, 3, 58 l. 27 luglio 1978 n. 392, sollevate
in riferimento agli artt. 2, 3, 32, 41, 42 Cost. dai Pretori di Torino
e di Bari con le ordinanze indicate in epigrafe e già decise con
sentenza del 28 luglio 1983 n. 252.
Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della Corte
costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 dicembre 1983.
F.to: LEOPOLDO ELIA - ORONZO REALE -
BRUNETTO BUCCIARELLI DUCCI - ALBERTO
MALAGUGINI - LIVIO PALADIN - ARNALDO
MACCARONE - ANTONIO LA PERGOLA -
VIRGILIO ANDRIOLI - GIUSEPPE FERRARI
- GIOVANNI CONSO - ETTORE GALLO -
ALDO CORASANITI.
GIOVANNI VITALE - Cancelliere

Spiegazione Ordinanza

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