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Corte Costituzionale Ordinanza 508, 1989

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1989
Tipo di provvedimento
Ordinanza
Num. identificativo
508
Lingua
Italiano
Data generale
1989-11-15
Data deposito/pubblicazione
1989-11-15
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1989-10-26
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Ordinanza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:
Presidente: prof. Giovanni CONSO;
Giudici: prof. Ettore GALLO, dott. Aldo CORASANITI, prof. Giuseppe
BORZELLINO, dott. Francesco GRECO, prof. Renato DELL'ANDRO, prof.
Gabriele PESCATORE, avv. Ugo SPAGNOLI, prof. Francesco Paolo
CASAVOLA, prof. Antonio BALDASSARRE, prof. Vincenzo CAIANIELLO, avv.
Mauro FERRI, prof. Luigi MENGONI, prof. Enzo CHELI;

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 274 del codice
di procedura civile e dell'art. 151 delle disposizioni di attuazione
del codice di procedura civile, promossi con n. 6 ordinanze emesse il
9 dicembre 1988 dal Pretore di Milano, rispettivamente iscritte ai
nn. 257, 258, 259, 334, 335 e 351 del registro ordinanze 1989 e
pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 22, 28 e 35,
prima serie speciale dell'anno 1989;
Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei
ministri;
Udito nella camera di consiglio del 4 ottobre 1989 il Giudice
relatore Francesco Greco;
Ritenuto che il Pretore di Milano, con ordinanza emessa il 9
dicembre 1988, in causa tra Del Ry Rosanna e il Centro Milanese per
lo sport e la ricreazione (R.O. n. 257 del 1989), ha sollevato
questione di legittimità costituzionale degli artt. 274 del codice
di procedura civile e 151 delle disposizioni di attuazione del codice
di procedura civile, interpretati nel senso che attribuiscono al Capo
dell'Ufficio giudiziario poteri assolutamente discrezionali nella
riunione delle cause;
che, a parere del giudice remittente, sarebbero violati l'art.
25 della Costituzione, essendo le cause sottratte al giudice
naturale, e l'art. 101 della Costituzione, nella parte in cui dispone
che il giudice è soggetto solo alla legge;
che l'Avvocatura Generale dello Stato, intervenuta nel giudizio
in rappresentanza del Presidente del Consiglio dei ministri, ha
concluso preliminarmente per la inammissibilità della questione
perché è stata omessa la motivazione in punto di rilevanza, tanto
più che, non vertendo il giudizio sulla legittimità del decreto di
riassegnazione della causa,
l'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale delle
norme censurate non eliminerebbe il potere-dovere del giudice a quo
di definire il giudizio; e, nel merito, per la infondatezza della
questione, dolendosi il giudice a quo non della portata astratta
delle norme ma della loro applicazione in concreto, per cui non
sarebbero violati i precetti costituzionali invocati;
che lo stesso Pretore ha sollevato la stessa questione sempre in
riferimento agli artt. 25 e 101 della Costituzione con identica
motivazione, con le ordinanze R.O. nn. 258, 259, 334, 335, 351, di
pari data, rispettivamente nei procedimenti instaurati da Rossetti
Enzo, Campioni Paolo, Acciaro Giovanna (n. 3 ord.), contro lo stesso
Centro Milanese per lo sport e la ricreazione;
che l'Avvocatura Generale dello Stato, intervenuta in
rappresentanza del Presidente del Consiglio dei ministri, ha concluso
sempre per l'inammissibilità e, comunque, per l'infondatezza della
questione.
Considerato che le sei ordinanze, siccome prospettano identica
questione, possono essere riunite e decise con un unico
provvedimento;
che l'eccezione di inammissibilità va disattesa in quanto la
rilevanza della questione risulta essere sufficientemente motivata,
intendendosi porre nel nulla il decreto del Capo dell'Ufficio di
riassegnazione delle cause;
che questa Corte (sentenza n. 143 del 1973 e ordinanza n. 93 del
1988) ha già ritenuto non illegittimo il potere discrezionale del
Pretore titolare in materia di distribuzione del lavoro e di
assegnazione delle cause tra i vari magistrati della Pretura,
rientrando nella funzione di direzione dell'Ufficio a lui attribuita,
purché siano osservati i limiti costituzionali (art. 101 della
Costituzione);
che detta funzione deve essere svolta per obiettive ed
imprescindibili esigenze di servizio allo scopo di rendere possibile
il funzionamento dell'Ufficio e di agevolarne l'efficienza;
che la nozione di giudice naturale non si cristallizza nella
determinazione legislativa di una competenza generale ma si forma
anche di tutte quelle disposizioni le quali derogano a tale
competenza sulla base di criteri che ragionevolmente valutino i
disparati interessi in gioco nel processo (sentenza n. 274 del 1974);
che tra essi si annoverano le norme che prevedono spostamenti di
competenza in favore di un giudice diverso, ma pur sempre
precostituito, anche per ragioni di connessione delle cause; che
detto spostamento di competenza è stabilito a priori dalla norma
denunciata e non lascia adito a deroghe discrezionali;
che, pertanto, la questione sollevata è manifestamente
infondata.
Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n.
87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti
alla Corte costituzionale.


per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Riunisce i ricorsi, dichiara la manifesta infondatezza della
questione di legittimità costituzionale degli artt. 274 del codice
di procedura civile e 151 delle disposizioni di attuazione del codice
di procedura civile, in riferimento agli artt. 25 e 101 della
Costituzione, sollevata dal Pretore di Milano con le ordinanze in
epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 26 ottobre 1989.
Il Presidente: CONSO
Il redattore: GRECO
Il cancelliere: MINELLI
Depositata in cancelleria il 15 novembre 1989.
Il direttore della cancelleria: MINELLI

Spiegazione Ordinanza

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