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Corte Costituzionale Ordinanza 57, 1961

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1961
Tipo di provvedimento
Ordinanza
Num. identificativo
57
Lingua
Italiano
Data generale
1961-11-28
Data deposito/pubblicazione
1961-11-28
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1961-11-10
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Ordinanza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. GIUSEPPE CAPPI, Presidente - Prof.
GASPARE AMBROSINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - Prof. GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO -
Prof. NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO - Prof. BIAGIO
PETROCELLI - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO SANDULLI - Prof.
GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANTINO MORTATI -
Prof. GIUSEPPE CHIARELLI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nei giudizi riuniti promossi con i seguenti ricorsi:
1) ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri, notificato il
28 settembre 1960, depositato nella cancelleria della Corte
costituzionale il 6 ottobre 1960 ed iscritto al n. 20 del Registro
ricorsi 1960, per conflitto di attribuzione tra lo Stato e la Regione
siciliana, sorto a seguito del decreto dell'Assessore per le finanze
della Regione siciliana 16 maggio 1960, n. 424, concernente speciali
regimi d'imposizione dell'imposta generale sull'entrata per l'anno
1960;
2) ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri, notificato il
12 giugno 1961, depositato nella cancelleria della Corte costituzionale
il 17 giugno 1961 ed iscritto al n. 7 del Registro ricorsi 1961, per
conflitto di attribuzione tra lo Stato e la Regione siciliana, sorto a
seguito del decreto dell'Assessore per le finanze della Regione
siciliana 18 febbraio 1961, n. 356, concernente speciali regimi
d'imposizione una volta tanto dell'imposta generale sull'entrata per
l'anno 1961 per alcune categorie di entrate.
Udita nell'udienza pubblica del 18 ottobre 1961 la relazione del
Giudice Francesco Pantaleo Gabrieli;
uditi il sostituto avvocato generale dello Stato Giuseppe
Guglielmi, per il Presidente del Consiglio dei Ministri, e gli avvocati
Guido Aula e Giovambattista Adonnino, per la Regione siciliana;
Ritenuto che con decreto 16 maggio 1960, n. 424 - pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 30 luglio 1960
l'Assessore per le finanze di detta Regione ha determinato speciali
regimi d'imposizione della imposta generale sull'entrata per l'anno
1960;
che con ricorso (n. 20 del 1960) depositato nella cancelleria di
questa Corte il 6 ottobre 1960, notificato al Presidente della Regione
con atto del 28 settembre 1960, il Presidente del Consiglio dei
Ministri ha sollevato conflitto di attribuzione, deducendo che il
decreto summenzionato esorbita dai poteri attribuiti all'Assessore
dalla legge regionale 30 giugno 1956, n. 40; viola le leggi nazionali
che disciplinano la materia; è in contrasto evidente ed insanabile con
il regime tributario vigente nel restante territorio dello Stato per
effetto dei decreti ministeriali emanati ai sensi dell'articolo 10 del
D.L.L. 19 ottobre 1944, n. 348.
Nel ricorso premesso:
che la legge regionale siciliana 30 giugno 1956, n. 40, ha
attribuito all'Assessore per le finanze la facoltà preveduta dall'art.
10 del D.L.L. 19 ottobre 1944, n. 348 (determinare speciali regimi di
imposizione dell'imposta generale sull'entrata), oltre che per le
entrate derivanti dagli atti economici indicati nel detto articolo e
successivi, anche per le entrate derivanti dal commercio delle fave
secche e della manna;
che col citato decreto 16 maggio 1960, n. 424, l'Assessore per le
finanze, modificando il precedente provvedimento del 3 febbraio 1960,
n. 174, ha spostato il momento impositivo del tributo nella vendita dei
prodotti ortoflorofrutticoli ecc. ed ha modificato, altresì, le
modalità di pagamento del tributo stesso (forma dell'abbonamento
mediante canoni ragguagliati al volume); mentre, secondo il decreto
ministeriale 14 dicembre 1959, n. 177912, l'atto di immissione in
consumo si concreta con lo acquisto dei detti prodotti da parte degli
esercenti tenuti ad assolvere l'imposta in base a fattura o ad altro
documento;
che detto decreto è in contrasto anche con la legge 16 dicembre
1959, n. 1070, che ha esentato in via generale dall'imposta generale
sull'entrata l'ultimo passaggio imponibile, abolendo il sistema del
"forfait";
che questo rilievo vale anche per le disposizioni del provvedimento
assessoriale relativo ai produttori diretti, tenuti a corrispondere
l'imposta una tantum in abbonamento, anziché in base a documento
all'atto del passaggio dei prodotti dal luogo di produzione ai negozi
di vendita al pubblico, com'è, invece, stabilito dal decreto del
Ministro delle finanze;
che, infine, nel provvedimento regionale le aliquote d'imposta sono
state mantenute ferme nella misura del 3 per cento e del 2 per cento,
vigente prima che entrasse in vigore la legge 16 dicembre 1959, n.
1070, che le ha maggiorate di 30 centesitni; e che, inoltre, vi sono
ricompresi, come già in quello precedente del 3 febbraio 1960,
prodotti o non contemplati (carrube) o espressamente esclusi (uva
passa) dal corrispondente decreto ministeriale.
Tutto ciò premesso, si conclude deducendo che il decreto
assessoriale citato esorbita dalla competenza attribuita agli organi
esecutivi della Regione dall'articolo 20 dello Statuto della Regione
siciliana in relazione all'articolo 36 dello stesso e all'articolo 23
della Costituzione, in quanto detti organi, in materia tributaria,
possono svolgere funzioni esecutive ed amministrative entro i limiti
delle leggi costituzionali e dei principi ed interessi cui si informa
la legislazione statale relativamente ai singoli tributi e perché,
inoltre, l'Assessore avrebbe in concreto esercitato attività
legislativa riservata all'Assemblea.
L'Avvocatura dello Stato, nella memoria a stampa, insiste nella su
esposta tesi, sostenendo che il decreto assessoriale 16 maggio 1960, n.
424, esorbita dai poteri che l'articolo 10 del D.L.L. 19 ottobre 1944,
n. 348, attribuisce al Ministro delle finanze e che la legge regionale
30 giugno 1956, n. 40, ha trasferito all'Assessore; il quale,
esercitando in materia tributaria attività amministrativa, avrebbe
violato l'art. 10 citato, usurpando i poteri che la Costituzione (art.
23) riserva al potere legislativo dello Stato o quanto meno alla
Regione; e chiede che la Corte dichiari l'incompetenza della Regione, e
per essa dell'Assessore per le finanze, ad emanare le norme contenute
nel decreto assessoriale 16 maggio 1960, n. 424 e, quindi, annulli il
decreto stesso.
Ritenuto, altresì, che il Presidente della Regione siciliana,
ritualmente costituito in giudizio depositando in data 17 ottobre 1960
le prescritte deduzioni, assume:
che i motivi, innanzi specificati, della impugnazione proposta dal
Presidente del Consiglio dei Ministri, se fondati, riguarderebbero
questioni di legittimità attinenti al merito del provvedimento, e non
alla competenza dell'organo che lo ha emanato; e tanto meno al profilo
costituzionale di tale competenza; profilo costituzionale insussistente
anche ove si affermi che l'Assessore avrebbe svolto un'attività
riservata all'Assemblea regionale;
che, nel merito, il decreto impugnato non esorbita dai limiti
fissati dalla legge regionale 30 giugno 1956, n. 40, in quanto tutte le
disposizioni di esso attengono inequivocabilmente al "regime di
imposizione dell'imposta generale sull'entrata" e che detta legge è
attributiva di facoltà proprio "ai fini della determinazione degli
speciali regimi d'imposizione dell'imposta sull'entrata";
che nella memoria a stampa la difesa della Regione rileva che il
principio per cui l'attribuzione alla Regione di potestà legislativa e
conseguente potestà amministrativa non importa il passaggio automatico
delle funzioni amministrative e degli uffici dallo Stato alla Regione
senza particolari norme legislative, non vale per le materie per le
quali la Regione, essendo titolare di potestà normativa, l'abbia in
concreto esercitata, come è avvenuto con la legge 30 giugno 1956, n.
40, costitutiva del trapasso delle funzioni amministrative e degli
organi dallo Stato alla Regione, per cui l'Assessore alle finanze per
la Sicilia deve ritenersi legittimamente investito di potestà
amministrativa entro i limiti della cennata legge regionale;
che il ricorso, pur presentato come conflitto di attribuzione, non
si riferisce a norme costituzionali attributive di potestà, ma
riguarda un preteso contrasto del decreto assessoriale impugnato con il
regime tributario vigente sul territorio nazionale per l'imposta in
oggetto, onde la inammissibilità, sotto questo profilo, del ricorso
per regolamento di competenza; e conclude chiedendo che la Corte
dichiari inammissibile il ricorso e, subordinatamente, lo respinga nel
merito;
che con altro ricorso (n. 7 del 1961 notificato al Presidente della
Giunta regionale siciliana il 12 giugno 1961 e depositato nella
cancelleria di questa Corte il 17 dello stesso mese) il Presidente del
Consiglio dei Ministri ha sollevato altro conflitto di attribuzione in
riferimento al decreto assessoriale 18 febbraio 1961, sostanzialmente
identico al precedente 16 maggio 1960. Anche in questo secondo ricorso
le parti si sono costituite, presentando deduzioni e memorie con cui
insistono nelle rispettive posizioni difensive;
che nella discussione orale svoltasi congiuntamente per i due
ricorsi all'udienza del 18 ottobre 1961, la difesa dello Stato e della
Regione si sono richiamate alle già prese conclusioni;
Considerato che i decreti 16 maggio 1960, n. 424, e 18 febbraio
1961, n. 356, che hanno dato luogo al presente duplice conflitto di
attribuzione, sono stati emanati dall'Assessore per le finanze della
Regione siciliana in virtù dell'art. 1 della legge regionale 30 giugno
1956, n. 40, secondo il quale "l'Assessore per le finanze può
avvalersi della facoltà prevista dall'art. 10 del D.L.L. 19 ottobre
1944, n. 348, ai fini della determinazione degli speciali regimi
d'imposizione dell'imposta sull'entrata ivi contemplati, oltre che per
le entrate derivanti dagli atti economici indicati nel detto articolo e
da quelli previsti dall'art. 9 del D.L.L. 7 giugno 1945, n. 386, ecc...
., anche per le entrate derivanti dal commercio delle fave secche e
della manna".
che l'art. 10 del citato D.L.L. n. 348 e successive leggi
integrative (D.L. 7 giugno 1945, n. 386; D.L. C. p.s. 27 dicembre
1946, n. 469; D.L. 3 marzo 1948, n. 799 ecc.) attribuiscono al Ministro
per le finanze la facoltà di determinare con propri decreti le
modalità di pagamento dell'imposta sull'entrata derivante dal
commercio dei prodotti ortofrutticoli ecc., speciali regimi
d'imposizione della stessa imposta e le relative aliquote;
che, secondo la difesa della Regione, la legge n. 40 avrebbe
operato - in mancanza di norme di attuazione - il trapasso delle
funzioni amministrative dagli organi dello Stato agli organi della
Regione e che, costituendo essa la fonte dei poteri esercitati
dall'Assessore, legittimi devono considerarsi i decreti emanati in
materia di I. G. E. ;
che, ciò premesso, per risolvere i conflitti in esame è
necessario vedere se l'Assemblea regionale poteva trasferire
all'Assessore la facoltà di regolare l'I. G. E. ; che si rende perciò
necessario esaminare, se la legge regionale 30 giugno 1956, n. 40, che
ha trasferito detti poteri all'Assessore, sia costituzionalmente
legittima; che questa Corte con l'ordinanza n. 22 del 5 aprile 1960 ha
ammesso la possibilità di sollevare, in via incidentale su istanza di
parte, la questione di legittimità costituzionale di disposizioni
legislative in base alle quali il conflitto dovrebbe risolversi. E a
maggior ragione l'incidente può essere sollevato anche di ufficio,
essendo irrilevante l'impulso di parte nel procedimento costituzionale,
che si svolge in piena indipendenza dal giudizio principale (art. 22
Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale);
che, infine, la questione di legittimità costituzionale non appare
manifestamente infondata;


per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
1) dispone la riunione dei due giudizi per conflitto di
attribuzione di cui in epigrafe;
2) dispone che la questione di legittimità costituzionale della
legge regionale 30 giugno 1956, n. 40, sollevata d'ufficio, venga
trattata davanti alla Corte stessa;
3) ordina il rinvio del presente giudizio da trattarsi
congiuntamente con la questione di legittimità costituzionale
summenzionata;
4) ordina che la presente ordinanza sia notificata, a cura della
cancelleria, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Presidente
della Regione siciliana; e che, inoltre, sia pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica e nella Gazzetta Ufficiale della Regione
siciliana;
5) assegna alle parti il termine di venti giorni dalla
pubblicazione della presente ordinanza nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica per il deposito delle deduzioni sulla questione di
legittimità costituzionale.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 10 novembre 1961.
GIUSEPPE CAPPI - GASPARE AMBROSINI -
MARIO COSATTI - FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO -
ANTONINO PAPALDO - NICOLA JAEGER -
GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO
PETROCELLI - ANTONIO MANCA - ALDO
SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA - MICHELE
FRAGALI - COSTANTINO MORTATI -
GIUSEPPE CHIARELLI.

Spiegazione Ordinanza

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