Indicizzato

Corte Costituzionale Ordinanza 584, 2000

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
2000
Tipo di provvedimento
Ordinanza
Num. identificativo
584
Lingua
Italiano
Data generale
2000-12-29
Data deposito/pubblicazione
2000-12-29
Data dell'udienza in cui è stato assunto
2000-12-15
Numero RG
Inserisci
Materia
Inserisci
Parti
Inserisci
Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Ordinanza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:
Presidente: Fernando SANTOSUOSSO;
Giudici: Massimo VARI, Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY,
Valerio ONIDA, Carlo MEZZANOTTE, Fernanda CONTRI, Guido NEPPI MODONA,
Piero Alberto CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria
FLICK;

ha pronunciato la seguente

Ordinanza

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 609-octies del
codice penale, promosso, nell'ambito di un procedimento penale, con
ordinanza emessa il 16 marzo 2000 dal giudice per le indagini
preliminari del Tribunale di Bolzano, iscritta al n. 358 del registro
ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
n. 27, 1ª serie speciale, dell'anno 2000.
Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei
ministri;
Udito nella camera di consiglio del 29 novembre 2000 il giudice
relatore Guido Neppi Modona.
Ritenuto che il giudice per le indagini preliminari del tribunale
di Bolzano ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27 della
Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art.
609-octies del codice penale (Violenza sessuale di gruppo), nella
parte in cui, a differenza di quanto stabilito dall'art. 609-bis cod.
pen. (Violenza sessuale), non prevede una diminuzione della pena nei
casi di minore gravità;
che il rimettente espone che due soggetti, arrestati per il
reato di cui all'art. 609-octies cod. pen., hanno fatto richiesta di
applicazione della pena "per il reato di molestie, oppure di violenza
attenuata con il riconoscimento dell'ipotesi di minore gravità";
che il pubblico ministero, pur riconoscendo che se il fatto
fosse stato commesso da una sola persona avrebbe trovato applicazione
l'attenuante prevista per i casi di minore gravità dall'art. 609-bis
ultimo comma, cod. pen. e la pena sarebbe stata "patteggiabile", non
ha "ritenuto di poter addivenire al patteggiamento" in quanto la
fattispecie della violenza sessuale di gruppo non contempla alcuna
attenuazione della pena, anche nel caso in cui la violenza sia di
minore gravità;
che, a fronte di questa situazione, lo stesso pubblico
ministero ha chiesto al giudice di sollevare questione di
legittimità costituzionale dell'art. 609-octies cod. pen., in quanto
l'omessa previsione dell'attenuante non consente di adeguare la pena
alla concreta gravità del caso, con conseguente violazione del
principio di eguaglianza e della funzione rieducativa della pena;
che il giudice a quo nel condividere le argomentazioni del
pubblico ministero, rileva che la fattispecie sottoposta al suo
esame, pur riconducibile a quella di cui all'art. 609-octies cod.
pen., "non può essere se non lontanamente equiparata ad una violenza
carnale di gruppo in quanto, stante la situazione (parcheggio aperto
in zona innevata, ora in cui passavano altre persone) non era
possibile che la violenza raggiungesse una gravità maggiore di
quella in concreto realizzatasi";
che, ad avviso del rimettente, all'impossibilità di adeguare
la pena alla effettiva gravità del caso concreto, e alla conseguente
violazione degli artt. 3 e 27 Cost., non può essere posto rimedio in
via interpretativa, non essendo consentito al giudice, "in mancanza
di ogni appiglio normativo o letterale" e tenuto conto degli
orientamenti contrari già manifestati dalla giurisprudenza e dalla
dottrina, estendere l'applicazione dell'attenuante della minore
gravità al reato di violenza sessuale di gruppo;
che, quanto alla rilevanza della questione, il giudice a quo
precisa che dalla decisione della Corte costituzionale dipende
l'entità della pena da infliggere e la conseguente possibilità
degli imputati di accedere al rito speciale del "patteggiamento";
che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio
dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello
Stato, che ha chiesto che la questione venga dichiarata inammissibile
o infondata, rilevando, da un lato, che potrebbe ipotizzarsi, in via
interpretativa, l'applicazione alla violenza sessuale di gruppo
dell'attenuante prevista dall'art. 609-bis ultimo comma, cod. pen.,
dall'altro che, in ogni caso, la norma censurata non sarebbe, per
ciò solo, incostituzionale, in quanto la scelta del legislatore è
stata ispirata dalla maggiore idoneità della violenza sessuale di
gruppo "a determinare una sopraffazione personale e a ledere la
libertà e l'incolumità sessuale della vittima".
Considerato che la questione di legittimità costituzionale è
stata sollevata dopo che due soggetti, arrestati per il reato di cui
all'art. 609-octies cod. pen., avevano formulato richiesta di
applicazione della pena per il meno grave "reato di molestie oppure
di violenza attenuata con il riconoscimento dell'ipotesi di minore
gravità";
che la questione sarebbe rilevante solo ove risultasse che il
rimettente era stato ritualmente investito di una richiesta ex art.
444 cod. proc. pen., essendo questa la situazione per cui il giudice
a quo assume di avere veste processuale per applicare l'art.
609-octies cod. pen., censurato esclusivamente sotto il profilo
dell'omessa previsione dell'attenuante della minore gravità e,
quindi, dell'impossibilità di adeguare la pena alla concreta
gravità del fatto e di renderla compatibile con l'istituto
dell'applicazione della pena su richiesta delle parti;
che, tuttavia, da un lato non risulta che nella richiesta di
patteggiamento - peraltro prospettata, in forma alternativa, per il
reato di molestie o per il delitto di violenza sessuale in concorso
con l'attenuante della minore gravità - sia stata indicata l'entità
della pena proposta;
che, dall'altro, il pubblico ministero non ha prestato il
consenso, rilevando che il fatto integrava gli estremi della violenza
sessuale di gruppo, reato al quale non è applicabile l'attenuante
della minore gravità, e che di conseguenza la pena non poteva
rientrare entro i limiti del patteggiamento;
che, pertanto, il giudice a quo non è stato ritualmente
investito di una richiesta di applicazione della pena, in quanto, non
essendosi formato alcun accordo tra le parti né sul titolo di reato,
né sull'entità della pena, non è mai venuta ad esistenza alcuna
richiesta di patteggiamento;
che, quindi, non avendo il rimettente veste processuale per
fare applicazione della norma censurata, la questione va dichiarata
manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza.
Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953,
n.87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi
innanzi alla Corte costituzionale.


per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di
legittimità costituzionale dell'art. 609-octies del codice penale,
sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, dal
giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bolzano, con
l'ordinanza in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 15 dicembre 2000.
Il Presidente: Santosuosso
Il redattore: Neppi Modona
Il cancelliere: Fruscella
Depositata in cancelleria il 29 dicembre 2000.
Il cancelliere: Fruscella

Spiegazione Ordinanza

Inserisci