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Corte Costituzionale Sentenza 110, 1964

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1964
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
110
Lingua
Italiano
Data generale
1964-12-11
Data deposito/pubblicazione
1964-12-11
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1964-12-04
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Prof. GASPARE AMBROSINI, Presidente - Prof.
ANTONINO PAPALDO - Prof. NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO -
Prof. BIAGIO PETROCELLI - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO SANDULLI -
Prof. GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANTINO
MORTATI - Prof. GIUSEPPE CHIARELLI - Dott. GIUSEPPE VERZÌ - Dott.
GIOVANNI BATTISTA BENEDETTI - Prof. FRANCESCO PAOLO BONIFACIO, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1 del D.P.R.
26 aprile 1957, n. 818 (norme di attuazione e di coordinamento della
legge 4 aprile 1952, n. 218, sul riordinamento delle pensioni
dell'assicurazione obbligatoria per la invalidità, la vecchiaia ed i
superstiti), promosso con ordinanza emessa il 21 novembre 1963 dal
Tribunale di Cuneo nel procedimento civile vertente tra il Consorzio
irriguo Canale Naviglio e l'Istituto nazionale della previdenza
sociale, iscritta al n. 9 del Registro ordinanze 1964 e pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, n. 47 del 22 febbraio 1964.
Visti l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei
Ministri e l'atto di costituzione in giudizio dell'Istituto nazionale
della previdenza sociale;
udita nell'udienza pubblica del 5 novembre 1964 la relazione del
Giudice Giuseppe Verzì;
uditi l'avv. Guido Nardone, per l'I.N.P.S., e il sostituto avvocato
generale dello Stato Giovanni Albisinni, per il Presidente del
Consiglio dei Ministri.

Ritenuto in fatto:
Avverso il decreto 16 luglio 1962 del Presidente del Tribunale di
Cuneo, che ha ingiunto al Consorzio irriguo Canale Naviglio di Bra il
pagamento della somma di lire 863.592 oltre interessi e spese per vari
contributi assicurativi, che l'Istituto nazionale della previdenza
sociale assumeva dovuti per l'assicurazione del segretario del
Consorzio, geometra Celso Remondino, il Consorzio ha proposto
opposizione sostenendo che, alla data del luglio 1962, in cui esso è
stato costituito, il Remondino aveva di già superato l'età massima
dell'obbligo assicurativo, fissata dalla legge ai 60 anni per l'uomo e
55 per la donna (artt. 3 del R. D. L. 14 aprile 1939, n. 636, e 5 della
legge 4 aprile 1952, n. 218).
Avendo l'I.N.P.S. invocato l'applicazione della disposizione
dell'art. 1 del D.P.R. 26 aprile 1957, n. 818, secondo la quale le
persone soggette alle assicurazioni obbligatorie per la invalidità e
la vecchiaia debbono essere assicurate anche se continuano od iniziano
l'attività retribuita alle dipendenze altrui dopo il compimento del 60
anno di età se uomini e del 55 se donne, il Consorzio ha sollevato
l'eccezione di illegittimità costituzionale di tale norma, denunziando
l'eccesso dai limiti della legge di delegazione 4 aprile 1952, n. 218,
la quale, all'art. 5, prevede il venir meno dell'obbligo assicurativo
per il compimento della età suindicata.
Il Tribunale di Cuneo, con ordinanza del 21 novembre 1963, ritenuta
la questione non manifestamente infondata e rilevante ai fini del
decidere, ha disposto la sospensione del processo e la trasmissione
degli atti a questa Corte.
L'ordinanza è stata regolarmente notificata e comunicata, e
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, n. 47 del 22 febbraio 1964.
Nel presente giudizio si è costituito l'Istituto nazionale della
previdenza sociale. È altresì intervenuto il Presidente del Consiglio
dei Ministri rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato.
Questa premesso che il problema posto dal Tribunale di Cuneo si
risolve nell'accertamento della conformità o meno delle norme
contenute nell'art. 1 del D.P.R. n. 818 del 1957 ai principi ed ai
criteri direttivi cui si informa la legge n. 218 del 4 aprile 1952
osserva che il Tribunale ha erroneamente tenuto presente soltanto
l'art. 5 di tale legge, senza prendere in alcuna considerazione l'art.
27 della stessa, univocamente risolutivo in senso opposto. Orbene,
l'art. 5, il cui oggetto è la disciplina della cosiddetta prosecuzione
volontaria dell'assicurazione, contiene un richiamo soltanto
incidentale alla ipotesi del venir meno dell'obbligo assicurativo per
il compimento dell'età pensionabile. Invece, l'art. 27, con una norma
chiara e puntuale ha stabilito che "l'obbligo del versamento dei
contributi dovuti per le forme di previdenza e di assistenza
obbligatorie, non cessa qualora il lavoratore, in età superiore ai 55
anni se donna, e 60 anni se uomo, presti attività retribuita alle
dipendenze altrui. Indubbiamente - continua l'Avvocatura - vi è un
difetto di coordinamento tra l'art. 5 e l'art. 27 della legge n. 218
del 1952, ma è altrettanto indubbio che, tra l'affermazione
incidentale contenuta nel primo e la prescrizione chiara e precisa del
secondo, è questa che deve avere la prevalenza. Si tratta di una norma
che regola ex professo la materia sicché ad essa doveva attenersi
l'organo delegato alla emanazione di norme di attuazione, transitorie e
di coordinamento.
L'Istituto nazionale della previdenza sociale, nelle deduzioni
ritualmente depositate in cancelleria, lamenta anch'esso che il
Tribunale abbia preso in considerazione soltanto l'art. 5 e non anche
l'art. 27 della legge n. 218 del 1952. I due articoli non sono
coordinati, ma, appunto per siffatto difetto, il legislatore delegato
ha usato dei suoi poteri di coordinamento demandatigli con l'art. 37
della legge. Per giustificare la scelta fatta nell'esercizio di tali
poteri, basta considerare che l'art. 5 riguarda la prosecuzione
volontaria dell'assicurazione, mentre l'art. 27 contiene una
disposizione di carattere generale connessa con altre norme come quella
dell'art. 12, dalle quali si evince che il legislatore ha inteso
regolare la condizione previdenziale del lavoratore pensionato od
anziano, che si rioccupi, riaffermandone l'obbligo contributivo.Considerato in diritto:
Il Tribunale di Cuneo ritiene che l'art. 1 del D.P.R. 26 aprile
1957, n. 818 - prescrivendo che "le persone soggette alle assicurazioni
obbligatorie per la invalidità, la vecchiaia e i superstiti, per la
tubercolosi e per la disoccupazione involontaria debbono essere
assicurate anche se continuano o iniziano l'attività retribuita alle
dipendenze altrui dopo il compimento del 60 anno di età se uomini e
del 55 se donne" - abbia ecceduto dai limiti della delega di cui
all'art. 37 della legge 4 aprile 1952, n. 218. E ciò perché questa
stessa legge prevede all'art. 5 il venir meno dell'obbligo assicurativo
al compimento dei 60 e 55 anni di età, onde il Governo, delegato ad
emanare soltanto disposizioni transitorie, di attuazione e di
coordinamento, non poteva dettare una norma in netto contrasto con
un'altra della stessa legge delegante.
La Corte osserva che il Tribunale non ha preso in esame l'intero
contesto della legge 4 aprile 1952, n. 218, né ha tenuto alcun conto
della evoluzione legislativa in materia di assicurazioni sociali. Ed
infatti, nel tempo in cui vigeva l'art. 3 del R. D. L. 14 aprile 1939,
n. 636, l'obbligo assicurativo delle persone che prestavano attività
lavorativa alle dipendenze altrui aveva inizio alla età di 14 anni del
lavoratore e termine al compimento dei 60 o 55 anni di età a seconda
che si trattasse di uomini o di donne. Ma col riordinamento delle
pensioni della previdenza sociale dell'anno 1952, il legislatore ha
stabilito un principio diverso: rimanendo ferma l'età dei 60 o 55
anni del lavoratore o della lavoratrice per acquistare il diritto alla
pensione della previdenza sociale, i lavoratori i quali, pur avendo
superato tale età, prestino attività lavorativa retribuita alle
dipendenze altrui sono sempre assoggettati all'obbligo assicurativo od
al pagamento dei contributi previdenziali. Il che vuol dire che
l'obbligo della assicurazione è inerente alla prestazione della
attività lavorativa ed alla relativa retribuzione, e sussiste
indipendentemente dal raggiungimento di ogni limite di età del
lavoratore.
L'art. 27 della legge n. 218 del 1952 dispone che il detto obbligo
assicurativo "non cessa", al compimento della età pensionabile, usando
questo termine in relazione alle precedenti norme della legge del 1939
che fissavano una età di cessazione di tale obbligo.
Questa considerazione vale ad eliminare ogni dubbio interpretativo
sulla sussistenza del ripetuto obbligo per tutti i lavoratori che si
trovino nelle suindicate condizioni, tanto nel caso in cui continuino a
lavorare, quanto nel caso in cui "inizino" la attività dopo il
compimento degli anni sopraindicati.
È opportuno rilevare ancora che la norma dell'art. 27 è
coordinata con quella dell'art. 12, la quale prevede, per i pensionati
della previdenza sociale che lavorino alle dipendenze altrui, una
trattenuta sulla retribuzione, da versare all'I.N.P.S.; ed è anche
coordinata con le altre norme che prevedono la concessione di uno o
più supplementi di pensione, il cui presupposto giuridico ed economico
è appunto il versamento obbligatorio dei contributi assicurativi
effettuato dopo il compimento della età pensionabile.
Avendo il legislatore delegato ribadito uno dei principi
fondamentali in merito ai lavoratori i quali prestino attività
lavorativa retribuita dopo superata l'età pensionabile, non sussiste
alcun vizio di legittimità per eccesso di delega.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale
dell'art. 1 del D.P.R. 26 aprile 1957, n. 818 (norme di attuazione e
di coordinamento della legge 4 aprile 1952, n. 218, sul riordinamento
delle pensioni dell'assicurazione obbligatoria per la invalidità, la
vecchiaia ed i superstiti), sollevata dal Tribunale di Cuneo con
ordinanza del 21 novembre 1963, in relazione agli artt. 5 e 37 della
legge 4 aprile 1952, n. 218, ed in riferimento agli artt. 70, 76 e 77
della Costituzione.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 4 dicembre 1964.
GASPARE AMBROSINI - ANTONINO PAPALDO
- NICOLA JAEGER - GIOVANNI CASSANDRO
- BIAGIO PETROCELLI - ANTONIO MANCA -
ALDO SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA -
MICHELE FRAGALI - COSTANTINO MORTATI
- GIUSEPPE CHIARELLI - GIUSEPPE
VERZÌ - GIOVANNI BATTISTA BENEDETTI
- FRANCESCO PAOLO BONIFACIO.

Spiegazione Sentenza

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