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Corte Costituzionale Sentenza 115, 1964

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1964
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
115
Lingua
Italiano
Data generale
1964-12-22
Data deposito/pubblicazione
1964-12-22
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1964-12-16
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Prof. GASPARE AMBROSINI, Presidente - Prof.
GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO - Prof. NICOLA JAEGER
- Prof. GIOVANNI CASSANDRO - Prof. BIAGIO PETROCELLI - Dott. ANTONIO
MANCA - Prof. ALDO SANDULLI - Prof. GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE
FRAGALI - Prof. COSTANTINO MORTATI - Prof. GIUSEPPE CHIARELLI - Dott.
GIUSEPPE VERZÌ - Dott. GIOVANNI BATTISTA BENEDETTI - Prof. FRANCESCO
PAOLO BONIFACIO, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 72 del Codice
penale, promosso con ordinanza emessa il 24 gennaio 1964 dalla Corte di
assise di appello di Milano nel procedimento penale a carico di Croce
Faustino, iscritta al n. 31 del Registro ordinanze 1964 e pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, n. 67 del 14 marzo 1964.
Udita nella camera di consiglio del 22 ottobre 1964 la relazione
del Giudice Biagio Petrocelli.

Ritenuto in fatto:
Nel corso del procedimento penale davanti alla Corte di assise di
appello di Milano a carico di Croce Faustino, condannato in primo grado
all'ergastolo e all'isolamento diurno per una durata non inferiore a un
anno perché ritenuto colpevole di omicidio e rapina aggravati oltre
che di altri reati minori, i difensori dell'imputato hanno sollevato
questione di legittimità costituzionale degli artt. 22 e 72 del Codice
penale in riferimento all'art. 27, terzo comma, della Costituzione.
Secondo la difesa, le due norme impugnate sarebbero in contrasto
con l'art. 27, terzo comma, della Costituzione, in quanto sia
l'ergastolo che l'isolamento diurno, per la loro natura e per le
modalità della loro esecuzione, non consentirebbero la rieducazione
del condannato e si risolverebbero in trattamenti contrari al senso di
umanità.
La Corte, con ordinanza del 24 gennaio 1964, mentre ha dichiarato
manifestamente infondata la questione relativa all'ergastolo, ha
ritenuto non manifestamente infondata la questione relativa
all'isolamento diurno. Ha pertanto sospeso il giudizio e rimesso gli
atti alla Corte costituzionale.
L'ordinanza, regolarmente notificata e comunicata, è stata
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, n. 67 del 14 marzo 1964.
Poiché non vi è stata costituzione di parti, la questione è
stata trattata nella camera di consiglio del 22 ottobre 1964.Considerato in diritto:
La Corte osserva che l'isolamento diurno del condannato all'ergastolo,
per la funzione cui adempie secondo il diritto vigente, per i limiti e
le modalità attuali della sua applicazione, non può ritenersi misura
contraria al senso di umanità.
È da ricordare innanzi tutto che, nel sistema del vigente Codice
penale, l'isolamento diurno opera unicamente come sanzione per i
delitti commessi in concorso con quello punito con l'ergastolo: delitti
per i quali la pena per ciascuno stabilita (ergastolo o pena detentiva
temporanea) non sarebbe applicabile, in quanto il delitto col quale
essi concorrono già importa la pena dell'ergastolo. Questa riduzione
alla sola funzione di sanzione per i reati concorrenti segna un netto
distacco rispetto alla corrispondente misura del Codice del 1889.
Questo Codice, infatti, sotto la denominazione di segregazione
cellulare continua, prevedeva l'isolamento, oltre che come autonoma
sanzione per i casi di concorso di reati (art. 84), anche come
contenuto e modalità di esecuzione della pena dell'ergastolo,
sottoponendo il condannato all'ergastolo, solo perché tale, alla
segregazione cellulare continua per la durata di ben sette anni (art.
12): durissimo trattamento di rigore che fu soppresso dal Codice
vigente.
Bisogna riconoscere, in secondo luogo, che anche come sanzione per
i reati concorrenti l'isolamento diurno è attualmente disposto in
misura tale, e regolato da tali condizioni, da rendere anche per questo
verso non fondato, per la norma impugnata, l'addebito di contrasto col
senso di umanità. A tal proposito occorre tenere ben presente l'art.
72, così come risulta a seguito delle modificazioni apportatevi dalla
legge 25 novembre 1962, n. 1634. A chi si rende colpevole di più
delitti, ciascuno dei quali importa la pena dell'ergastolo, si applica
detta pena, con l'aggiunta dell'isolamento diurno, la cui durata è
prevista per un massimo di tre anni e per un minimo che scende a tre
mesi. Ne consegue che unica sanzione per i delitti concorrenti, quando
anch'essi siano punibili con l'ergastolo, resta soltanto l'isolamento
diurno nella misura predetta.
Se poi col delitto che importa l'ergastolo concorrono uno o più
delitti punibili con pene detentive temporanee, l'isolamento diurno va
da due a diciotto mesi, ma è applicabile solo nel caso che i delitti
concorrenti importino pene detentive temporanee per una durata
complessiva superiore a cinque anni.
Si deve infine rilevare che l'afflittività che è propria della
misura isolatrice in questione, per effetto delle modificazioni
apportate dall'art. 2 della citata legge 25 novembre 1962, è stata
ancora più sensibilmente ridotta, in quanto l'ergastolano, anche se
condannato all'isolamento, partecipa all'attività lavorativa.
Appare evidente pertanto, da questa ed altre recenti disposizioni
(eliminazione del limite dei tre anni per l'ammissibilità
dell'ergastolano al lavoro all'aperto, possibilità della liberazione
condizionale anche per il condannato all'ergastolo, ecc.), che le leggi
penali vanno ispirandosi sempre più ai criteri di umanità riaffermati
dalla nostra Costituzione. È una viva esigenza della coscienza sociale
che un tale indirizzo, nel quadro di una efficiente difesa sociale
contro il delitto, trovi sempre più civili e illuminate applicazioni.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale
dell'art. 72 del Codice penale in riferimento all'art. 27, terzo comma,
della Costituzione, sollevata dalla Corte di assise di appello di
Milano con ordinanza del 24 gennaio 1964.
Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della
Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 dicembre 1964.
GASPARE AMBROSINI - GIUSEPPE CASTELLI
AVOLIO - ANTONINO PAPALDO - NICOLA
JAEGER - GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO
PETROCELLI - ANTONIO MANCA - ALDO
SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA - MICHELE
FRAGALI - COSTANTINO MORTATI -
GIUSEPPE CHIARELLI - GIUSEPPE VERZÌ
- GIOVANNI BATTISTA BENEDETTI -
FRANCESCO PAOLO BONIFACIO.

Spiegazione Sentenza

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