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Corte Costituzionale Sentenza 12, 1956

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1956
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
12
Lingua
Italiano
Data generale
1956-07-04
Data deposito/pubblicazione
1956-07-04
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1956-06-21
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. ENRICO DE NICOLA, Presidente - Dott. GAETANO
AZZARITI - Avv. GIUSEPPE CAPPI - Prof. TOMASO PERASSI - Prof. GASPARE
AMBROSINI - Prof. ERNESTO BATTAGLINI- Dott. MARIO COSATTI - Prof.
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI - Prof. BIAGIO PETROCELLI - Prof. GIUSEPPE
CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO - Prof. MARIO BRACCI - Prof.
NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO, Giudici,

ha pronunziato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto dal Presidente della Giunta provinciale di Bolzano
rappresentato dagli avv. Giorgio Balladore-Pallieri e Raffaele Resta
contro la Regione Trentino-Alto Adige rappresentata e difesa
dall'Avvocatura generale dello Stato per la dichiarazione di
illegittimità costituzionale degli artt. 6 e 7 della legge 20 agosto
1954, n. 25 della Regione Trentino-Alto Adige, relativa allo
ordinamento delle Casse mutue provinciali di malattia di Trento e
Bolzano:
Udita alla pubblica udienza del 23 maggio 1956, la relazione del
Giudice Mario Bracci;
Uditi gli avv. Giorgio Balladore-Pallieri e Raffaele Resta
nell'interesse della Provincia di Bolzano e il vice avvocato generale
dello Stato Attilio Inglese per la Regione Trentino-Alto Adige.

Ritenuto, in fatto:
L'art. 6 comma 2 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5,
contenente lo Statuto speciale Trentino-Alto Adige, attribuì al
Consiglio regionale la facoltà di ricostituire le Casse mutue malattie
già esistenti nella Regione, delle quali la legge 18 gennaio 1943, n.
138 ed il R.D. 4 maggio 1943, n. 400 avevano disposto la fusione
nell'Istituto per l'assistenza di malattia ai lavoratori (I.N.A.M.).
Il Consiglio regionale si valse di questa facoltà e dopo una
doppia approvazione, provocata dal commissario del governo ai sensi
dell'art. 49 dello Statuto, fu emanata la legge regionale 20 agosto
1954, n. 25, pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione
Trentino-Alto Adige, contenente l'ordinamento delle Casse mutue
provinciali di malattia di Trento e di Bolzano.
Questa legge è stata impugnata dal Presidente della Giunta
provinciale di Bolzano, il quale, in esecuzione della deliberazione 23
gennaio 1956, n. 2/118 del Consiglio provinciale, ha proposto un
ricorso in base all'art. 82, comma 20 dello Statuto Trentino-Alto Adige
ed ha chiesto che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale degli
artt. 6 e 7 della legge stessa per violazione dell'art. 54 dello
Statuto e dell'art. 6 della Costituzione.
Gli articoli impugnati sono i seguenti:
Art. 6. - "Il Consiglio di amministrazione è composto dei seguenti
membri, nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale:
a) sette rappresentanti dei lavoratori;
b) quattro rappresentanti dei datori di lavoro;
c) un rappresentante dei medici, designato dalle Organizzazioni
professionali dei medici fra professionisti che non abbiano rapporti
di dipendenza o di convenzione con la Cassa;
d) un esperto, scelto fra le persone particolarmente versate nel
campo delle assicurazioni sociali;
Alla prima riunione del Consiglio di amministrazione sarà
provveduto alla nomina di un vice presidente.
I membri del Consiglio di amministrazione durano in carica quattro
anni e possono essere riconfermati; in caso di vacanze le nuove nomine
hanno effetto fino alla scadenza del quadriennio.
Il Consiglio di amministrazione può essere sciolto quando compia
atti contrari alla Legge ed al Regolamento, qualora gli amministratori
delle Casse richiamati a rimuovere tali inconvenienti non vi abbiano
adeguatamente provveduto; può essere sciolto altresì
quando, per dimissioni od impossibilità di formazione di una
maggioranza, non sia in grado di funzionare.
Lo scioglimento è disposto con decreto motivato del Presidente
della Giunta regionale, previa deliberazione della Giunta stessa. Con
lo stesso decreto di scioglimento è nominato un Commissario, la cui
gestione non potrà superare la durata di tre mesi, prorogabili di
altri tre mesi.
Alle riunioni del Consiglio di amministrazione assiste il Direttore
della Cassa con funzioni di segretario.
Quando si trattino argomenti di ordine sanitario, alle riunioni del
Consiglio di amministrazione assiste anche il Capo dei servizi
sanitari".
Art. 7. - "La composizione del Consiglio di amministrazione della
Cassa mutua di malattia di Bolzano dovrà adeguarsi alla consistenza
dei gruppi linguistici dei lavoratori obbligatoria mente iscritti alla
Cassa medesima.
Il Regolamento stabilirà le modalità per l'accertamento della
consistenza numerica dei gruppi linguistici di cui sopra".
Il ricorso è stato notificato il 17 e il 18 febbraio 1956
rispettivamente al Presidente della Regione e al Presidente del
Consiglio dei Ministri del è stato depositato nella cancelleria della
Corte costituzionale il 23 febbraio 1956.
La censura d'illegittimità costituzionale sollevata dalla
Provincia di Bolzano è la seguente.
Secondo la ricorrente, l'art. 54 dello Statuto Trentino-Alto Adige
impone che, in conformità del principio costituzionale della parità
dei gruppi linguistici, la rappresentanza d'ogni gruppo
nell'ordinamento degli Enti pubblici locali debba essere proporzionale
alla consistenza della popolazione nell'ambito territoriale nel quale
l'Ente pubblico locale svolge la propria attività. E poiché la Cassa
mutua di malattia di Bolzano è da ritenere un Ente pubblico locale in
base agli elementi che risultano dal suo ordinamento e per il fatto che
esaurisce la propria attività nell'ambito della provincia, la
composizione del Consiglio di amministrazione di cui all'art. 6 della
legge dovrebbe essere proporzionale alla consistenza dei gruppi
linguistici nella Provincia di Bolzano quali sono rappresentati nel
Consiglio provinciale. Perciò la ricorrente ritiene incostituzionale
il criterio di proporzionalità fissato dall'art. 7 della legge che fa
invece riferimento alla consistenza dei gruppi linguistici dei
lavoratori obbligatoriamente iscritti alla Cassa.
Il Presidente della Giunta regionale Trentino-Alto Adige,
rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato in
conformità all'art. 42 del D.P. 15 agosto 1949, n. 619, ha resistito
al ricorso della Provincia con le proprie deduzioni depositate il 9
marzo 1956, e ha sostenuto preliminarmente l'inammissibilità del
ricorso in quanto la questione di legittimità costituzionale della
legge regionale non è, a suo avviso, proponibile. L'art. 54 dello
Statuto fissa solo l'obbligo generico della rappresentanza
proporzionale dei gruppi linguistici, ma non pone al legislatore
regionale alcun limite costituzionalmente rilevante circa la scelta del
criterio della proporzionalità.
Inoltre, il resistente sostiene che il ricorso è infondato in
merito perché l'art. 7 della legge regionale è in ogni caso
perfettamente aderente alla lettera e allo spirito dell'art. 54 dello
Statuto che si limita a stabilire un generico criterio di
proporzionalità, evidentemente riferibile alle varie comunità che
interessano i diversi Enti locali. Perciò, come è giusto che,
trattandosi dell'Ente Provincia, si tenga conto dei gruppi linguistici
che costituiscono la base demografica della provincia stessa, è del
pari giusto e costituzionalmente corretto, secondo il resistente, che
trattandosi di Casse mutue - dato e non concesso che queste siano Enti
pubblici locali -, siasi tenuto conto della consistenza dei gruppi
linguistici dei lavoratori assistiti che costituiscono la base
corporativa delle Casse stesse.Considerato, in diritto:
Controversa è tra le parti l'interpretazione dell'art. 54 dello
Statuto della Regione Trentino-Alto Adige, con il quale il ricorrente
afferma che l'art. 7 della legge regionale 20 agosto 1954 sarebbe in
contrasto.
La norma statutaria si limita ad enunciare il principio che deve
essere assicurata la rappresentanza proporzionale dei gruppi
linguistici nella costituzione degli organi degli Enti pubblici locali
e non determina in quale modo il principio debba essere applicato e,
più particolarmente, quale sia l'elemento a cui dovrebbe essere
commisurata la proporzionalità. Secondo la parte ricorrente la
proporzionalità dovrebbe in ogni caso e per qualsiasi Ente essere
riferita alla composizione dei gruppi linguistici dell'intera
popolazione locale; mentre secondo la parte resistente, nel silenzio
della norma statutaria, il legislatore regionale sarebbe libero
d'attuare il principio nel modo più opportuno in relazione alla natura
dei singoli Enti pubblici.
Né le divergenze di interpretazione si limitano a questo punto,
essendo controversa anche la determinazione degli Enti, per i quali la
norma statutaria è dettata e, più precisamente, se questa contempli
solo gli Enti pubblici territoriali (Comune, Provincie, Regione) o
anche gli Enti pubblici non territoriali e, in relazione a questi
ultimi, se sia da distinguere tra Enti a carattere istituzionale, Enti
a carattere di corporazione ed eventualmente Enti a carattere misto.
Non sembra però necessario risolvere queste varie questioni; né
occorre ricercare quale in via generale sia la interpretazione più
esatta dell'art. 54 dello Statuto. Per decidere la controversia
concreta sottoposta all'esame della Corte basterà limitarsi a
considerare le caratteristiche particolari dell'Ente a cui la
controversia si riferisce.
Che si tratti di Ente pubblico è fuori di discussione, perché
l'art. 2 della legge regionale 20 agosto 1954, n. 25 testualmente
dichiara: "Le Casse mutue di malattia sono Enti dotati di personalità
giuridica di diritto pubblico".
Il successivo art. 3, ("Funzioni delle Casse"), dispone: "Le Casse
provinciali esplicano nella propria circoscrizione" le loro attività
che sono ivi enumerate. Sotto questo aspetto anche il carattere di Ente
locale dovrebbe essere riconosciuto, nonostante qualche dubbio
sollevato dalla difesa della Regione, in considerazione dei legami che
le Casse mutue avrebbero con l'I.N.A.M. che è un Istituto
parastatale.
In conseguenza, se si ritiene che l'art. 54 dello Statuto
contempli tutti gli Enti pubblici locali senza distinzione, è chiaro
che nello stabilire l'ordinamento delle dette Casse, occorreva, in
attuazione della norma statutaria, provvedere a che non mancasse la
rappresentanza dei gruppi linguistici nel Consiglio di amministrazione.
Questo ha fatto precisamente l'art. 7 della legge regionale. Ma il
modo come vi ha provveduto sarebbe in contrasto con la norma
statutaria, secondo l'assunto della ricorrente.
Per pronunziarsi su questo punto, che è poi l'unico sostanziale
della controversia, bisogna tener conto, da un lato, che, come si è
detto, l'art. 54 dello Statuto non dispone circa le modalità di
attuazione del principio enunciato e, dall'altro, che l'Ente pubblico,
a cui si riferisce l'anzidetta legge regionale, ha caratteri
particolarissimi.
La denominazione dell'Ente è "Cassa mutua malattia" e di essa la
legge regionale spiega la ragione e l'origine. L'art. 1 di detta legge
infatti dispone: "Sono ricostituite le Casse mutue provinciali di
Trento e di Bolzano, di cui al 2 comma dell'art. 6 dello Statuto
speciale per il Trentino-Alto Adige". Questa norma statutaria è del
seguente tenore: "Le Casse mutue malattia esistenti nella Regione, che
siano state fuse nell'Istituto per l'assistenza di malattie ai
lavoratori, possono essere ricostituite dal Consiglio regionale".
Sono adunque le antiche casse mutue, già incorporate nell'Istituto
parastatale, alle quali viene ridata la propria autonomia. Esse
riprendono la vecchia denominazione e insieme con questa conservano,
almeno in parte, alcuni degli originali elementi caratteristici, tra i
quali, più o meno pronunziato, quello della mutualità, che le
distingue nettamente da altri Enti pubblici locali.
Senza addentrarsi nella ricerca dei criteri di distinzione in
generale tra le istituzioni o fondazioni da un lato e le corporazioni
dall'altro, è certo che le speciali caratteristiche dell'Ente Cassa
mutua malattia rendono chiaro quale sia l'elemento personale al quale
l'Ente si riferisce. Sono del resto enunciate espressamente nella legge
le funzioni della Cassa mutua di Bolzano, l'attività della quale
consiste nell'esercizio della assicurazione obbligatoria o facoltativa
per le malattie dei lavoratori (art. 3) e, più specificamente, per "le
persone d'ambo i sessi e di qualsiasi nazionalità che prestino lavoro
retribuito alle dipendenze di altri, quali operai impiegati o
dirigenti, nella provincia di Bolzano" (art. 15).
L'Ente non persegue quindi pluralità di scopi di interesse
generale per tutti i cittadini della provincia di Bolzano, ma ha uno
scopo particolare nell'interesse unicamente di una categoria di persone
ben determinata.
Di questa particolare situazione ha tenuto conto la legge regionale
nel disporre con l'art. 7 che la composizione del Consiglio di
amministrazione della Cassa mutua di malattia di Bolzano deve adeguarsi
alla consistenza dei gruppi linguistici della categoria di persone,
alla quale l'Ente si riferisce e cioè di lavoratori iscritti alla
Cassa.
Non può dirsi che questa disposizione legislativa sia in contrasto
né con la lettera né con lo spirito della norma dettata nell'art. 54
dello Statuto speciale.
È evidente che nell'applicazione pratica del principio statutario,
per gli organi della Regione, della Provincia e dei Comuni la
proporzionalità della rappresentanza non può che riferirsi alla
consistenza dei gruppi linguistici delle rispettive popolazioni. Così
infatti è disposto dallo stesso Statuto in due disposizioni relative
al Consiglio provinciale ed alla Giunta provinciale: art. 43 ultimo
comma ed art. 44 3 comma, che la difesa della parte ricorrente ricorda.
Ma queste due disposizioni particolari sono state dettate per gli Enti
territoriali e da ciò non può desumersi che il criterio adottato per
essi debba essere sempre rigorosamente seguito per gli altri Enti,
quando la loro attività anziché riguardare l'interesse generale
dell'intera popolazione, riguardi esclusivamente l'interesse di
determinate categorie ben identificate.
E infine da notare che l'art. 7 della legge regionale detta una
disposizione puramente provvisoria, perché secondo l'ordinamento
definitivo della Cassa mutua la composizione del Consiglio di
amministrazione dovrà essere elettiva e la rappresentanza dei gruppi
linguistici sarà data automaticamente dalle elezioni. Solo per un
primo periodo, fino a quando non sia organizzato il sistema elettorale
da attuare, i detti componenti dovranno essere nominati in seguito a
designazioni (art. 40 della legge) con l'osservanza della disposizione
che la parte ricorrente ha impugnato. Sicché anche sotto il profilo
della provvisorietà della disposizione, oltre che per le ragioni sopra
esposte, il ricorso non può essere accolto.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Respinge il ricorso proposto dal Presidente della Giunta
provinciale della Provincia di Bolzano per la dichiarazione di
illegittimità costituzionale degli artt. 6 e 7 della legge regionale
del Trentino-Alto Adige 20 agosto 1954, n. 25 contenente norme per la
ricostituzione della Casse mutue provinciali di malattia di Trento e
Bolzano.
Così deciso in Roma nella sede della Corte costituzionale, Palazzo
della Consulta, il 21 giugno 1956.
ENRICO DE NICOLA - GAETANO AZZARITI -
GIUSEPPE CAPPI - TOMASO PERASSI -
GASPARE AMBROSINI - ERNESTO
BATTAGLINI - MARIO COSATTI -
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI - BIAGIO
PETROCELLI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO
- ANTONINO PAPALDO - MARIO BRACCI -
NICOLA JAEGER - GIOVANNI CASSANDRO.

Spiegazione Sentenza

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