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Corte Costituzionale Sentenza 15, 1956

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1956
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
15
Lingua
Italiano
Data generale
1956-07-04
Data deposito/pubblicazione
1956-07-04
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1956-06-15
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. ENRICO DE NICOLA, Presidente - Dott. GAETANO
AZZARITI - Avv. GIUSEPPE CAPPI - Prof. TOMASO PERASSI - Prof. GASPARE
AMBROSINI - Prof. ERNESTO BATTAGLINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof.
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI - Prof. GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof.
ANTONINO PAPALDO - Prof. MARIO BRACCI - Prof. NICOLA JAEGER - Prof.
GIOVANNI CASSANDRO - Prof. BIAGIO PETROCELLI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto dal Presidente della Regione Trentino-Alto Adige,
rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Maria Ubertazzi e
Giorgio Balladore Pallieri, per la dichiarazione di illegittimità
costituzionale degli artt. 2, 5, 8, 9, 15 del decreto del Presidente
della Repubblica 27 marzo 1952, n. 354, sul turismo e le industrie
alberghiere, notificato il 18 febbraio 1956 e depositato in cancelleria
il 25 febbraio 1956:
Vista la costituzione in giudizio del Presidente del Consiglio dei
Ministri avvenuta col deposito delle deduzioni in cancelleria il 9
marzo 1956;
Udita all'udienza pubblica del 23 maggio 1956 la relazione del
Giudice Nicola Jaeger;
Uditi l'avvocato Giorgio Balladore Pallieri per la Regione
ricorrente ed il sostituto avvocato generale dello Stato Giuseppe
Guglielmi.

Ritenuto, in fatto:
Con deliberazione in data 31 gennaio 1956 il Consiglio regionale
del Trentino-Alto Adige decideva di impugnare davanti alla Corte
costituzionale gli artt. 2, 5, 8, 9 e 15 del decreto del Presidente
della Repubblica 27 marzo 1952, n. 354, contenente "Norme di attuazione
dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, relative al turismo
e alle industrie alberghiere". In esecuzione di tale deliberazione e di
quella 8 febbraio 1956 della Giunta regionale, veniva proposto il
ricorso, notificato al Presidente del Consiglio dei Ministri il 18
febbraio 1956 e depositato in cancelleria il 25 successivo. Per la
Presidenza del Consiglio si costituiva l'Avvocatura generale dello
Stato, che depositava le proprie deduzioni il 9 marzo. Successivamente
venivano depositate memorie illustrative con estratti di pareri redatti
dal prof. Costantino Mortati e dal prof. Giorgio Palladore Pallieri.
Le disposizioni denunciate nel ricorso riguardano talune
attribuzioni del Commissariato per il turismo nel territorio della
Regione e nei riguardi degli Enti provinciali per il turismo delle
Provincie di Trento e di Bolzano. L'art. 2 del decreto presidenziale
prevede alcuni compiti di carattere statistico imposti agli Enti
provinciali per il turismo ed altri che possono essere loro demandati
dal Commissariato; l'art. 5 i requisiti per la nomina dei segretari
provinciali degli Enti e la possibilità del loro trasferimento; l'art.
8 estende alle aziende della Regione l'applicazione dei criteri per la
determinazione delle classifiche alberghiere e delle disposizioni a
carattere nazionale in materia di tariffe e ammette l'impugnazione
davanti al Commissariato per il turismo delle deliberazioni della
Giunta regionale su tali materie; l'art. 9 estende alla Regione
l'applicazione delle disposizioni statali in tema di vincolo
alberghiero e prevede anche in questa materia un controllo di
legittimità e in parte di merito del Commissariato sulle deliberazioni
della Giunta regionale; l'art. 15, infine, afferma l'esigenza di un
opportuno coordinamento fra le leggi regionali e il sistema adottato
dalle leggi dello Stato.
A sostegno della illegittimità costituzionale delle suddette
disposizioni la Regione denuncia la violazione degli artt. 115 e 124
della Costituzione della Repubblica e degli artt. 4, primo comma e n.
17, 13, commi primo e terzo, e 76 dello Statuto speciale della Regione
Trentino-Alto Adige, adottato con legge costituzionale 26 febbraio
1948, n. 5, osservando che, mentre le norme costituzionali
attribuiscono alla Regione una competenza legislativa, primaria o
esclusiva, in materia di turismo e industrie alberghiere, e
conseguentemente anche le relative potestà amministrative, le
disposizioni impugnate pongono gli organi regionali in una decisa
posizione di subordinazione amministrativa di fronte al Commissariato
per il turismo.
L'Avvocatura dello Stato che si oppone all'accoglimento del
ricorso, concludendo perché esso sia dichiarato in parte inammissibile
ed in parte rigettato, solleva in via preliminare la questione sulla
natura delle norme di attuazione dello Statuto regionale, le quali
potrebbero dirsi illegittime soltanto se fossero in netto contrasto con
quelle statutarie. Si richiama poi ai limiti posti dalle norme
costituzionali alla potestà legislativa delle Regioni ed alla
persistenza della competenza legislativa e di controllo dello Stato
anche rispetto alle materie, sulle quali la Regione abbia competenza
primaria. Contesta infine la sussistenza del denunciato vizio di
illegittimità costituzionale rispetto alle singole disposizioni
impugnate.Considerato, in diritto:
Sulla questione, sollevata in via preliminare dall'Avvocatura dello
Stato, concernente i limiti del controllo di legittimità
costituzionale delle norme di attuazione dello Statuto regionale,
emanate con decreto legislativo ai sensi dell'art. 95 dello Statuto
stesso, la Corte riafferma i motivi esposti nella precedente sentenza
n. 14, con la quale fu deciso che tali norme non hanno natura ed
efficacia di norme costituzionali; che pertanto esse sono soggette al
controllo di legittimità della Corte e debbono essere dichiarate
illegittime qualora siano in contrasto con norme costituzionali o
comunque, disponendo su materia da queste non regolata, violino la
sfera di autonomia spettante alla Regione.
Nel merito si osserva anzitutto che per risolvere le complesse
questioni della causa è necessario ricostruire il sistema della
organizzazione degli uffici ed enti pubblici centrali e locali che
hanno competenze in materia di turismo. La legislazione sull'argomento
ha subito numerose modificazioni, dalla istituzione dell'Ente nazionale
per le industrie turistiche (decreto legge 22 novembre 1919, n. 2099),
e della Direzione generale per il turismo (decreto legge 21 novembre
1934, n. 1851) posta alle dipendenze del Ministero per la stampa e la
propaganda, alla creazione degli Enti provinciali per il turismo (regio
decreto 20 giugno 1935, n. 1425) e poi del Commissariato per il turismo
(decreto legislativo 12 settembre 1947, n. 941). Per l'impostazione
dei problemi da risolvere sono importanti anche le disposizioni del
decreto legislativo presidenziale 28 giugno 1955, n. 630 (Decentramento
dei servizi del Commissariato per il turismo), emanato in virtù della
delega conferita con le leggi 11 marzo 1953, n. 50 e 18 giugno 1954,
n. 343, e del decreto 29 ottobre 1955 del Commissario per il turismo,
con le direttive per l'attuazione del citato decreto del Presidente
della Repubblica.
Fra l'altro, tanto il decreto legislativo n. 630 del 1955 (art. 38)
quanto quello del Commissario per il turismo (art. 21) fanno salva la
competenza attribuita alle Regioni a statuto speciale nelle materie
disciplinate, con la differenza che nel decreto presidenziale si fa
salva detta competenza "ai sensi e nei limiti dei rispettivi statuti",
mentre nel decreto del Commissario si ricordano, oltre agli statuti,
anche le "relative norme di attuazione".
Nel decreto legislativo 12 settembre 1947, n. 941, il Commissariato
per il turismo si trova definito come l'organo centrale di governo in
materia di turismo, chiamato a indirizzare e coordinare le varie
attività inerenti al turismo, promuovendo e facendo applicare
provvedimenti opportuni, ed a vigilare "nell'interesse del turista"
sulle industrie alberghiere, su stabilimenti ed impianti analoghi,
sulle agenzie di viaggio e turismo (art. 2).
Gli Enti provinciali per il turismo sono enti pubblici locali, che
a loro volta coordinano e disciplinano, nell'ambito della Provincia,
l'attività dei varii organismi operanti per lo sviluppo del turismo
(regio decreto n. 1425 del 1935); essi hanno visto aumentare
notevolmente le loro attribuzioni in tema di concessione di licenze per
agenzie di viaggio, per guide, interpreti, rifugi alpini e di vigilanza
anche igienico-sanitaria sugli esercizi alberghieri e simili dai
recenti provvedimenti per il decentramento amministrativo.
È opportuno anche ricordare talune disposizioni del decreto del
Presidente della Repubblica 27 marzo 1952, n. 354, le quali non sono
state impugnate dalla Regione. Esse dispongono che "le attribuzioni
del Commissariato per il turismo in materia di turismo, industrie
alberghiere e rifugi alpini sono trasferite alla Giunta regionale,
salvo quanto disposto negli articoli seguenti (art. 1), che la
vigilanza e la tutela sugli Enti provinciali per il turismo sono
esercitate dalla Giunta regionale, mentre quelle sulle aziende autonome
di cura, soggiorno e turismo e sui Comuni spettano alle Giunte
provinciali, salvo ricorso alla Giunta regionale (art. 2) ed è la
Giunta regionale che provvede alla nomina dei Presidenti degli Enti
provinciali per il turismo (art. 4).
Dal complesso delle disposizioni del decreto del Presidente della
Repubblica la Corte deduce che le norme di attuazione in esso contenute
rispondono in linea generale alla funzione ad esse attribuita dall'art.
95 dello Statuto speciale, di attuare i precetti della Costituzione e
dello Statuto rispettando l'autonomia assegnata alla Regione. Ciò deve
dirsi anche per i casi in cui esse hanno un contenuto praeter legem,
perché le riserve poste dagli artt. 8 e 9 a favore della competenza
legislativa dello Stato e delle attribuzioni e dei poteri, anche di
controllo, del Commissariato per il turismo sono essenzialmente dirette
a definire e salvaguardare interessi nazionali, che ben possono
limitare anche la competenza legislativa primaria della Regione. È
chiaro che il compito istituzionale del Commissariato per il turismo di
vigilare sulle attività inerenti al turismo "nell'interesse del
turista" (art. 2, n. 5 D.L. 12 settembre 1947, n. 941) e in quello
dell'economia nazionale considerata in sé e in relazione all'economia
di altri paesi, non potrebbe essere svolto se non si consentisse al
Commissariato medesimo, di esercitare alcun potere in materia di
classifiche alberghiere, di tariffe alberghiere e di vincoli
alberghieri, tanto più che il vincolo alberghiero incide ancor più
notevolmente su rapporti di diritto privato.
Perciò la Corte ritiene che le disposizioni contenute negli artt.
8 e 9 impugnati dalla Regione non possano considerarsi viziate da
illegittimità costituzionale.
Ancor meno sostenibili si presentano le censure avanzate contro le
disposizioni contenute nell'art. 2. Esso si limita a richiamare
compiti già spettanti agli Enti provinciali del turismo e, nella
seconda parte del primo comma, che alla Regione è sembrata più grave,
e più lesiva dei suoi interessi, a prescrivere l'osservanza da parte
degli Enti provinciali delle direttive impartite dal Commissariato per
la raccolta e la elaborazione di dati statistici, che è una
conseguenza logica del precetto precedente, in quanto necessaria per
garantire i risultati pratici delle indagini.
Si debbono invece considerare viziate da illegittimità
costituzionale le norme contenute nei due commi dell'art. 5,
concernenti i segretari degli Enti provinciali per il turismo.
Queste norme, le quali impongono che la scelta dei segretari
avvenga fra gli iscritti nel ruolo nazionale degli abilitati a tali
funzioni, che ogni provvedimento relativo al loro stato giuridico ed
economico sia comunicato al Commissariato ed attribuiscono a questo il
potere di provvedere ai trasferimenti fuori Regione, sia pure di intesa
con la Giunta regionale, sono in contrasto con il sistema
dell'autonomia amministrativa della Regione, quale risulta dalla
correlazione fra gli artt. 4, nn. 1, 2 e 17, e 13 dello Statuto
speciale. E, d'altra parte, nessun interesse nazionale può essere
messo in pericolo dalla adozione da parte di questi organi di criteri
organizzativi diversi da quelli suggeriti dal Commissariato per il
turismo.
La norma, di natura direttiva, contenuta nell'art. 15 deve pure
essere dichiarata illegittima, anche in conseguenza della dichiarata
illegittimità costituzionale dell'art. 5, che ne è uno dei
presupposti.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
in parziale accoglimento del ricorso proposto dal Presidente della
Giunta regionale Trentino-Alto Adige, dichiara la illegittimità
costituzionale degli artt. 5 e 15 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 marzo 1952, n. 354, contenente norme di attuazione dello
Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta il 15 giugno 1956.
ENRICO DE NICOLA - GAETANO AZZARITI -
GIUSEPPE CAPPI - TOMASO PERASSI -
GASPARE AMBROSINI - ERNESTO
BATTAGLINI - MARIO COSATTI -
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI -
GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - ANTONINO
PAPALDO - MARIO BRACCI - NICOLA
JAEGER - GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO
PETROCELLI.

Spiegazione Sentenza

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