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Corte Costituzionale Sentenza 152, 1969

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1969
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
152
Lingua
Italiano
Data generale
1969-12-17
Data deposito/pubblicazione
1969-12-17
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1969-12-10
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Prof. GIUSEPPE BRANCA, Presidente - Prof.
MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANTINO MORTATI - Prof. GIUSEPPE CHIARELLI -
Dott. GIUSEPPE VERZÌ - Dott. GIOVANNI BATTISTA BENEDETTI - Prof.
FRANCESCO PAOLO BONIFACIO - Dott. LUIGI OGGIONI - Avv. ERCOLE ROCCHETTI
- Prof. ENZO CAPALOZZA - Prof. VINCENZO MICHELE TRIMARCHI - Prof. VEZIO
CRISAFULLI - Dott. NICOLA REALE - Prof. PAOLO ROSSI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 199, secondo
comma, del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 (testo unico delle
disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali), promosso con ordinanza emessa il 5
febbraio 1968 dalla Corte di cassazione - sezione seconda civile -
nelle cause civili vertenti tra l'I.N.A.I.L., Platania Vincenza, la
società Trezza ed altri, iscritta al n. 97 del registro ordinanze 1968
e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 177. del 13
luglio 1968.
Visti gli atti di costituzione di Platania Vincenza ed altri e
dell'I.N.A.I.L.;
udito nell'udienza pubblica del 12 novembre 1969 il Giudice relatore
Giuseppe Verzì;
udito l'avv. Valerio Flamini, per l'I.N.A.I.L.

Ritenuto in fatto:
Antonino Platania, dipendente dalla società Trezza, appaltatrice
delle imposte di consumo del Comune di Palermo, in data 24 luglio 1959,
mentre svolgeva le sue mansioni di agente accertatore in motocicletta
fu investito ed ucciso dall'autocarro di proprietà di Giuseppe Di Noto
e Giuseppe Licari. Per questo fatto, davanti al tribunale di Palermo
furono istituiti due giudizi civili, uno promosso dalla vedova del
Platania contro l'I.N.A.I.L. per il pagamento delle rendite spettanti a
sensi del R.D. 17 agosto 1935, n. 1765, ed un altro promosso
dall'I.N.A.I.L. contro la ditta Trezza per l'omessa assicurazione del
proprio dipendente contro gli infortuni sul lavoro.
Nei due giudizi, che furono riuniti, sorse la questione sulla
sussistenza dell'obligo di assicurare gli agenti accertatori delle
imposte di consumo che fanno uso di autoveicoli, cioè sulla
interpretazione da dare al n. 2 del primo comma dell'art. 1 del R.D.
n. 1765 del 1935, secondo il quale l'assicurazione contro gli infortuni
è obbligatoria per i dipendenti addetti a prestare servizio presso
macchine mosse da agente inanimato o presso apparecchi a pressione
soggetti a sorveglianza o controllo ai sensi del R.D.L. 9 luglio 1926,
n. 1331, per il controllo della combustione, destinati a scopo
industriale, commerciale ed agricolo.
Il tribunale ritenne la sussistenza di tale obbligo ed accolse le
domande attrici della vedova Platania contro l'I.N.A.I.L. e
dell'I.N.A.I.L. contro la ditta Trezza. Ma la Corte d'appello di
Palermo fu di avviso contrario in quanto l'agente accertatore delle
imposte di consumo non presta opera manuale retribuita in qualità di
operaio, ma esercita mansioni che debbono essere considerate
impiegatizie.
La questione fu sottoposta quindi al giudizio della Corte di
cassazione.
Nelle more del giudizio è intervenuto il D.P.R. 30 giugno 1965, n.
1124, emesso in base alla delega conferita al Governo dall'art. 30
della legge 19 gennaio 1963, n. 15, per il coordinamento in un testo
unico legislativo delle norme sull'assicurazione obbligatoria contro
gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Ed il TU. ha
risolto la questione disponendo, nel terzo comma dell'art. 4, che tra
le persone assicurate sono compresi anche gli agenti delle imposte di
consumo che, pur vincolati da rapporto impiegatizio, per l'esercizio
delle proprie mansioni, si avvalgono in via non occasionale di veicoli
a motore da essi personalmente condotti.
Tuttavia nelle norme transitorie del T.U. è stato inserito l'art.
199 per cui, per le persone suindicate, "le disposizioni del decreto
stesso hanno effetto dal 1 gennaio 1966". E la Corte di cassazione -
pur chiamata ad interpretare ed applicare la legge del 1935 ha -
accolto la richiesta del Procuratore Generale ed ha sollevato con
ordinanza del 5 febbraio 1968 la questione di legittimità
costituzionale del detto art. 199 per violazione del principio di
eguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione.
Secondo l'ordinanza di rimessione, il Governo ha inteso introdurre
una disposizione innovativa allorché ha dichiarato che sussiste
l'obbligo della sopraindicata assicurazione a partire dal 1 gennaio
1966, ma, nel tempo stesso, ha implicitamente affermato che l'obbligo
era escluso dalla legislazione precedente. Ciò posto, non appare
manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale
dell'art. 199 in riferimento all'art. 3 della Costituzione.
L'ordinanza è stata regolarmente comunicata, notificata e
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 177 del 13
luglio 1968.
Nel giudizio innanzi questa Corte si sono costituiti la vedova del
Platania, Fiorentino Concetta, e i figli Platania Vincenza, Aldo e
Renato, e si è costituito altresì l'I.N.A.I.L.
La difesa dell'I.N.A.I.L. rileva che l'obbligo dell'assicurazione
degli agenti sopraindicati sussisteva anche sotto il vigore del R.D.
n. 1765 del 1935 e che, pertanto, apparirebbe logicamente indubbia la
illegittimità costituzionale dell'art. 199 del T.U. del 1965, che per
il periodo antecedente al 1 gennaio 1966 avrebbe creato una
ingiustificata disparità di trattamento fra i lavoratori di cui si
discute e gli altri prestatori d'opera addetti alla conduzione di mezzi
meccanici.Considerato in diritto:
La questione della illegittimità dell'art. 199, secondo comma, del
D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, sollevata dalla ordinanza della Corte
di cassazione in riferimento all'art. 3 della Costituzione, è fondata.
Il testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali approvato
col detto decreto - dopo avere disposto, all'art. 4, terzo comma, che
tra le persone assicurate sono compresi anche gli agenti delle imposte
di consumo che, pur vincolati da rapporto impiegatizio, per l'esercizio
delle proprie mansioni, si avvalgono non in via occasionale di veicoli
a motore da essi personalmente condotti - contiene, fra le norme
generali, transitorie e finali, quella impugnata, la quale rinvia alla
data del 1 gennaio 1966 l'inizio dell'obbligo assicurativo per i
suindicati agenti. Siffatta norma crea incertezza e disparità di
trattamento per tutto il periodo precedente al gennaio 1966.
Sotto il vigore del R.D.L. 17 agosto 1935, n. 1765, l'art. 1 n. 2, e
l'art. 18 disponevano che sono compresi nella assicurazione coloro che
fuori del proprio domicilio, in modo permanente o avventizio, prestano,
alle dipendenze e sotto la direzione altrui, opera manuale retribuita,
quando siano esposti al rischio dipendente dall'uso di macchine per il
loro servizio. E l'art. 2 del R.D. 15 dicembre 1936, n. 2276, precisava
che si considerano addetti a prestare servizio presso macchine mosse da
agente inanimato e presso i motori di esse o presso apparecchi a
pressione tutti coloro che compiono funzioni in dipendenza e per
effetto delle quali sono esposti al pericolo di infortunio direttamente
prodotto dalle macchine, dai motori o dagli apparecchi suddetti.
Poiché la giurisprudenza era contrastante sulla applicabilità o
meno di tali norme anche agli agenti delle imposte di consumo, che si
servono di veicoli a motore, il legislatore, con l'art. 4, terzo comma,
del T.U. del 1965 ha inteso eliminare ogni dubbio circa l'obbligo della
assicurazione; ma il rinvio dello inizio di tale obbligo al 1 gennaio
1966, disposto dall'art. 199, conferisce alla norma dell'art. 4 un
carattere innovativo, con la conseguenza che, fino al gennaio 1966,
l'obbligo assicurativo si deve ritenere insussistente.
La Corte di cassazione, che nella ordinanza di rimessione, dichiara
di "non potere escludere che nella previsione legislativa del 1935
possano rientrare gli agenti in questione" ha ritenuto di non dover
prescindere dall'esame del T.U. del 1965 e dal rilievo che la norma
impugnata crea una ingiustificata disparità di trattamento da
sottoporre al sindacato di costituzionalità.
Ed è ovvia la denunziata disparità di trattamento derivante dal
fatto che, per gli agenti di cui si discute, sia stato escluso
l'obbligo della assicurazione, fino alla data del 1 gennaio 1966 mentre
tutti gli altri lavoratori dipendenti sottoposti al medesimo rischio
per il loro servizio presso macchine, fruiscono della tutela
assicurativa, a prescindere dalla qualifica, anche impiegatizia, loro
spettante nella impresa e dallo espletamento di altre eventuali
mansioni non manuali (art. 2 del R.D. 15 dicembre 1936, n. 2276).

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara l'illegittimità costituzionale del secondo comma dell'art.
199 del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, nella parte in cui esclude che
gli agenti delle imposte di consumo di cui al terzo comma dell'art. 4
dello stesso decreto, siano soggetti alla assicurazione obbligatoria
fino alla data del 1 gennaio 1966.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale.
Palazzo della Consulta, il 10 dicembre 1969.
GIUSEPPE BRANCA - MICHELE FRAGALI - COSTANTINO MORTATI - GIUSEPPE
CHIARELLI - GIUSEPPE VERA - GIOVANNI BATTISTA BENEDETTI - FRANCESCO
PAOLO BONIFACIO - LUIGI OGGIONI - ERCOLE ROCCHETTI - ENZO CAPALOZZA -
VINCENZO MICHELE TRIMARCHI - VEZIO CRISAFULLI - NICOLA REALE - PAOLO
ROSSI.

Spiegazione Sentenza

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