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Corte Costituzionale Sentenza 16, 1956

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1956
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
16
Lingua
Italiano
Data generale
1956-07-09
Data deposito/pubblicazione
1956-07-09
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1956-06-21
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. ENRICO DE NICOLA, Presidente - Dott. GAETANO
AZZARITI - Avv. GIUSEPPE CAPPI - Prof. TOMASO PERASSI - Prof. GASPARE
AMBROSINI - Prof. ERNESTO BATTAGLINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof.
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI - Prof. BIAGIO PETROCELLI - Prof. GIUSEPPE
CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO - Prof. MARIO BRACCI - Prof.
NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2 del D.P.R. 15
novembre 1952, n. 2592, contenente norme di attuazione dello Statuto
speciale per la Regione Trentino-Alto Adige, promosso con ricorso della
Regione Trentino-Alto Adige, rappresentata e difesa dall'avv. Giorgio
Balladore Pallieri, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica n. 104 del 28 aprile 1956 e iscritto al n. 10 del Registro
ricorsi 1956:
Vista la costituzione in giudizio del Presidente del Consiglio dei
ministri avvenuta col deposito delle deduzioni in Cancelleria il 9
marzo 1956;
Udita all'udienza pubblica del 23 maggio 1956 la relazione del
Giudice Giovanni Cassandro;
Uditi l'avv. Giorgio Balladore Pallieri ed il sostituto avvocato
generale dello Stato Giuseppe Belli

Ritenuto, in fatto:
1. - La Regione Trentino-Alto Adige, su conforme deliberazione del
Consiglio regionale in data 31 gennaio 1956, ha proposto ricorso contro
il decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 1952, n. 2592,
chiedendo la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 2
di detto decreto nella parte che stabilisce: "i provvedimenti
concernenti l'amministrazione straordinaria e la liquidazione coattiva
delle aziende di credito.... sono adottati dai competenti organi dello
Stato sentita la Giunta regionale ove non ricorrano motivi di
particolare urgenza" , perché in contrasto con l'art. 5, n. 4, dello
Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige, che riconosce la
competenza regionale per "l'ordinamento degli enti di credito
fondiario, di credito agrario, casse di risparmio e casse rurali,
nonché delle aziende di credito a carattere regionale" e con l'art.
13, 1 comma, che attribuisce potestà amministrativa alla Regione nelle
materie e nei limiti entro i quali la Regione stessa può emanare norme
legislative.
Il ricorso è stato notificato il 18 febbraio 1956 al Presidente
del Consiglio dei Ministri, che si è costituito ritualmente il 9 marzo
1956. Il 28 aprile 1956 il ricorso è stato pubblicato, per
disposizione del Presidente della Corte costituzionale, nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica n. 104.
2. - La Regione, tanto nel ricorso, quanto nella memoria
illustrativa, depositata in cancelleria l'8 marzo 1956, non ha negato
il carattere limitato o, come usa dire, secondario o concorrente della
propria competenza legislativa in materia, ma ha sostenuto che tanto
l'amministrazione straordinaria quanto la liquidazione coattiva sono
istituti che vanno riferiti all'ordinamento delle aziende di credito;
subordinatamente, ha lamentato che con la disposizione impugnata il
problema dei rapporti tra le competenze dello Stato e quelle della
Regione, che poteva essere risoluto in varie maniere, specificamente
indicate, non è stato per nulla proposto, o meglio è stato risoluto
in maniera affatto negativa, disconoscendosi qualsiasi pur limitata
competenza della Regione.
3. - Quando già era avvenuto il deposito delle deduzioni,
l'Avvocatura dello Stato, sul fondamento che si tratterebbe di una
questione rilevabile anche d'ufficio, ha sostenuto, con memoria
aggiunta depositata in cancelleria il 10 marzo 1956, che la Regione non
ha proposto il ricorso nei termini. I termini, infatti, che la Regione
sarebbe stata tenuta ad osservare non sono quelli di trenta giorni di
cui all'art. 32 della legge 11 marzo 1953, n. 87, ma quelli di 15
giorni posti dall'art. 7 del D.P.R. 30 giugno 1951, n. 574. Né
varrebbe opporre la circostanza che questo medesimo art. 7 fa salvi i
termini diversi eventualmente stabiliti dalla legge regolatrice del
funzionamento della Corte costituzionale perché quella riserva non è
stata esercitata. L'ora citato art. 32 regolerebbe i termini per
l'impugnativa degli atti aventi vigore di legge posteriori all'entrata
in funzione della Corte, mentre la seconda disposizione della medesima
legge, parlando genericamente di "termini stabiliti", avrebbe fatto
richiamo ai termini vari e diversi che in questa materia statuti
speciali e norme di attuazione hanno stabiliti.
4. - Sempre in via pregiudiziale l'Avvocatura dello Stato ha
sostenuto anche l'improponibilità del ricorso, fondando tale tesi
sulla particolare natura giuridica delle norme di attuazione dello
Statuto speciale che realizzerebbero una sorta di delega del
legislatore costituente al Governo della Repubblica e si porrebbero in
una posizione intermedia fra legge costituzionale e legge ordinaria col
fine di integrare secundum legem o anche praeter legem gli statuti
speciali. In conseguenza una questione di legittimità costituzionale
di queste norme sarebbe proponibile soltanto qualora esse abolissero
una competenza della Regione o abrogassero una norma dello Statuto
speciale, non quando si limitassero a stabilire, come nel caso in
esame, i limiti delle competenze rispettive dello Stato e della
Regione.
5. - Nel merito l'Avvocatura dello Stato ha sostenuto che
l'amministrazione straordinaria e la liquidazione coattiva non
potrebbero essere ricomprese nell'ordinamento delle aziende di credito.
Questi istituti realizzerebbero una particolare forma di vigilanza e di
controllo su tutte le aziende di credito riservata allo Stato dall'art.
1 delle stesse norme di attuazione dello Statuto, la cui legittimità
non è stata impugnata dalla Regione. Anzi, l'art. 2, richiedendo per
l'adozione dei relativi provvedimenti il parere della Giunta regionale,
avrebbe assicurato anche in questo caso una collaborazione fra Stato e
Regione e un coordinamento fra le relative funzioni amministrative.
Più particolarmente, il parallelismo fra questi due istituti e quelli
dell'amministrazione controllata e della liquidazione coattiva
amministrativa previsti dal R.D. 16 marzo 1942, n. 297, conferirebbe
alle norme relative della legge 7 marzo 1938, n. 141, lo stesso
carattere di complementarità delle norme del codice civile che è
proprio delle disposizioni della legge fallimentare.Considerato, in diritto:
1. - La Corte si è pronunziata (sentenza n. 14 del 15 giugno 1956)
sopra l'eccezione di irricevibilità del ricorso della Provincia
sollevata dalla difesa dello Stato, ed ha affermato che il termine di
15 giorni fissato dall'art. 7 delle norme di attuazione approvato con
D.P.R. 20 giugno 1951, n. 574, è relativo alla impugnativa di leggi
statali che la Regione Trentino-Alto Adige abbia deliberato di proporre
prima dell'entrata in funzione della Corte costituzionale e delle quali
abbia dato comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri,
giusta quanto è disposto dall'art. 6 delle medesime norme di
attuazione che, per la impugnativa di leggi statali che la Regione
abbia deliberato di proporre successivamente all'entrata in funzione
della Corte costituzionale, vale la norma dell'art. 32 della legge 11
marzo 1953, n. 87, che fissa il termine di trenta giorni e l'altra
della seconda disposizione transitoria della stessa legge che quel
termine fa decorrere dalla data del decreto del Presidente della
Repubblica che convoca per la prima volta la Corte costituzionale.
2. - Anche sulla eccezione di inammissibilità del ricorso della
Regione Trentino-Alto Adige, motivata dalla particolare natura
giuridica delle norme di attuazione degli Statuti speciali, la Corte ha
avuto già occasione di pronunziarsi (sentenza n. 14 del 15 giugno
1956) ed ha affermato la propria competenza a giudicare del contrasto
che si assuma esistente fra esse, la Costituzione e le leggi
costituzionali, nel caso particolare quelle che approvano gli Statuti
regionali speciali.
3. - L'art. 2 del D.P.R. del 15 novembre 1952, n. 2592, non ha
violato l'art. 5 n. 4 dello Statuto per la Regione Trentino-Alto Adige
approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5, né, in
conseguenza, l'art. 13, 1 comma del medesimo Statuto. Il motivo
principale del ricorso proposto dalla Regione - essere, cioè,
ricompresi gli istituti dell'amministrazione straordinaria e della
liquidazione coattiva nell'ordinamento degli enti di credito fondiario,
di credito agrario, casse di risparmio, casse rurali, nonché delle
aziende di credito a carattere regionale - non è fondato. Questi due
istituti, regolati in un primo tempo con applicazione limitata alle
casse di risparmio e ai monti di pietà di prima (legge 15 luglio 1888,
n. 5546) e seconda categoria (legge 21 giugno 1897, n.43), furono
successivamente, e con maggiore ampiezza di regolamenti, assunti a far
parte delle "Disposizioni per la difesa del risparmio e per la
disciplina della funzione creditizia" emanate con legge 7 marzo 1938,
n. 141, che convertì in legge il R.D. 12 marzo 1936, n. 375, in
seguito modificate in alcune parti, ma rimaste nella sostanza immutate
e tuttora in vigore. A definire la loro natura (se amministrativa o
giurisdizionale) è assai significativa la circostanza che il R.D. 16
marzo 1942, n. 297 (artt. 194-215) li ha inseriti in una procedura di
tipo concorsuale e li ha costruiti come istituti di applicazione
generale che alcune volte concorrono con l'ordinaria procedura
fallimentare e altre volte, come è appunto il caso delle aziende di
credito, questa procedura escludono e di essa prendono completamente il
posto. Ne è derivato cosi un sistema complesso, articolato in una
regolamentazione generale contenuta nella legge fallimentare e in
regolamentazioni particolari inserite in leggi speciali, della cui
rilevanza processuale non è possibile dubitare. Ma, sia questa, oppure
altra, la natura di codesti procedimenti, gli istituti nei quali essi
si concretano restano pur sempre attinenti alla difesa del risparmio,
al regolamento e al controllo della funzione creditizia, sottratta, per
la natura degli interessi che vuole tutelare e che sono senza dubbio
generalmente nazionali, alla competenza legislativa, sia pur
concorrente o sussidiaria, della Regione. D'altra parte, che il
controllo e la vigilanza sul credito non rientrino nell'ordinamento
degli enti di credito quale è inteso dall'art. 5, n. 4, dello Statuto
regionale, è confermato dall'art. 8 del medesimo Statuto che
espressamente attribuisce alla Regione talune limitate facoltà
amministrative in tema di esercizio di credito, mostrando con ciò
stesso che altre non gliene sono state in alcun modo riconosciute.
Neppure merita accoglimento la tesi subordinata della Regione che,
quanto meno in alcuni casi, come quello di "gravi perdite del
patrimonio" previsto dall'art. 57 lett. b) e 67 lett. a) della legge 7
marzo 1938, n. 141, quegli interessi nazionali non vengano in
contestazione, sia perché i pericoli che il credito pubblico corre si
profilano con eguale intensità anche quando lo stato finanziario della
azienda è seriamente o irrimediabilmente squilibrato, sia perché la
regolamentazione della materia, unitariamente costruita dal
legislatore, non consente di introdurre distinzioni e specificazioni
per ammettere in alcuni casi la competenza legislativa statale ed
escluderla in altri.
4. - La Corte non può esaminare le varie maniere con le quali, in
questo campo, una delimitazione di competenza tra Stato e Regione
potrebbe essere tracciata, non rientrando ciò nei suoi compiti. Del
resto, una volta ammessa la competenza legislativa esclusiva dello
Stato, tale delimitazione potrebbe essere considerata soltanto sotto il
profilo della delega legislativa di funzioni proprie
dell'amministrazione dello Stato alla Regione, delega che è regolata
dal terzo comma dell'art. 13 dello Statuto speciale del Trentino-Alto
Adige.
Non può dirsi nemmeno, infine, che sia stato violato l'art. 13
dello Statuto, perché non si viola la competenza amministrativa della
Regione quando lo Stato emana norme in un campo nel quale lo Statuto
non riconosca a quella alcuna competenza legislativa né primaria né
concorrente, stante che, proprio a norma del richiamato art. 13, la
potestà amministrativa della Regione si pone, salvo il caso ora
richiamato di delega legislativa, per le stesse materie e negli stessi
limiti nei quali si pone la competenza legislativa.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara infondate le eccezioni di irricevibilità e
inammissibilità sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato e
Respinge il ricorso proposto dal Presidente della Giunta regionale del
Trentino-Alto Adige per la dichiarazione di illegittimità
costituzionale dell'art. 2 del D.P.R. 15 novembre 1952, n. 2592,
contenente norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione
Trentino-Alto Adige.
Così deciso in Roma nella sede della Corte costituzionale, Palazzo
della Consulta, il 21 giugno 1956.
ENRICO DE NICOLA - GAETANO AZZARITI -
GIUSEPPE CAPPI - TOMASO PERASSI -
GASPARE AMBROSINI - ERNESTO
BATTAGLINI - MARIO COSATTI FRANCESCO
PANTALEO GABRIELI - BIAGIO PETROCELLI
- GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - ANTONINO
PAPALDO - MARIO BRACCI - NICOLA
JAEGER - GIOVANNI CASSANDRO.

Spiegazione Sentenza

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