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Corte Costituzionale Sentenza 17, 1956

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1956
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
17
Lingua
Italiano
Data generale
1956-07-09
Data deposito/pubblicazione
1956-07-09
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1956-06-21
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. ENRICO DE NICOLA, Presidente - Dott. GAETANO
AZZARITI - Avv. GIUSEPPE CAPPI - Prof. TOMASO PERASSI - Prof. GASPARE
AMBROSINI - Prof. ERNESTO BATTAGLINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof.
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI - Prof. BIAGIO PETROCELLI - Prof. GIUSEPPE
CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO - Prof. MARIO BRACCI - Prof.
NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO, Giudici,

ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 77 del D.P.R. 30
giugno 1951, n. 574, contenente Norme di attuazione dello Statuto
speciale per la Regione Trentino-Alto Adige, promosso con ricorso della
Provincia di Bolzano, rappresentata dagli avvocati Giovanni Persico e
Raffaele Resta, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
del 7 aprile 1956, n. 84, e iscritto al n. 8 Registro ricorsi 1956:
Vista la costituzione in giudizio del Presidente del Consiglio dei
Ministri avvenuta col deposito delle deduzioni in cancelleria il 9
marzo 1956;
Udita all'udienza pubblica del 23 maggio 1956 la relazione del
Giudice Giovanni Cassandro;
Uditi gli avvocati Giovanni Persico e Raffaele Resta e il vice
avvocato generale dello Stato Marcello Frattini.

Ritenuto, in fatto:
1. - Il 9 febbraio 1956 la Giunta provinciale di Bolzano, in via
d'urgenza, a norma dell'art. 48, n. 7 dello Statuto regionale,
deliberava di impugnare l'art. 77 delle norme di attuazione dello
Statuto della Regione Trentino-Alto Adige, approvato con D.P.R. 30
giugno 1951, n. 574, perché in contrasto con l'art. 13 del detto
Statuto speciale.
In conseguenza di questa deliberazione il Presidente della Giunta
provinciale di Bolzano ha inoltrato ricorso alla Corte costituzionale.
Il ricorso è stato notificato al Presidente del Consiglio dei Ministri
il 18 febbraio 1956, depositato in cancelleria il 25 febbraio e
pubblicato per disposizione del Presidente della Corte costituzionale
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica del 7 aprile 1956, n. 84. Il
Presidente del Consiglio si è costituito mediante deposito in
cancelleria delle deduzioni il 9 marzo 1956.
2. - La difesa della Provincia ha sostenuto in primo luogo che,
nonostante il disposto dell'art. 83 della legge costituzionale 26
febbraio 1948, n. 5, la Provincia di Bolzano è legittimata ad agire
davanti a questa Corte, dovendosi ritenere modificato o integrato il
predetto art. 83 dall'art. 36, secondo comma, della legge 11 marzo
1953, n. 87.
Premesso poi che le norme sul controllo di legittimità sugli atti
amministrativi sarebbero state emanate in attuazione dell'art. 130
della Costituzione, ha sostenuto che l'esclusione nei confronti degli
atti amministrativi della Provincia di Bolzano, della possibilità del
visto con riserva e della conseguente registrazione, di cui all'art. 25
del T.U. delle leggi sulla Corte dei conti approvate con decreto 11
luglio 1934, n. 1214, esclusione stabilita appunto dall'impugnato art.
77, avrebbe in parte negato e in parte snaturato il carattere di
autonomia della Regione del Trentino-Alto Adige i cui organi devono
funzionare con potestà completa ed eguale a quella dei corrispondenti
organi dello Stato. Inoltre, il sistema costruito dalle norme di
attuazione violerebbe l'art. 13 dello Statuto speciale della Regione il
quale, secondo quello che dice la difesa della Provincia di Bolzano,
riconoscerebbe alla Provincia stessa facoltà di emanare entro certi
limiti norme legislative con potestà autonoma rispetto a quella dello
Stato.
3. - Da parte sua l'Avvocatura dello Stato ha proposto in questo
giudizio, come già in altri, l'eccezione di irricevibilità del
ricorso per l'inosservanza del termine fissato dall'art. 7 del D.P.R.
30 giugno 1951, n. 574. La difesa della Provincia di Bolzano si è
opposta all'accoglimento di questa eccezione con una breve replica
depositata in cancelleria il 19 maggio 1956.
4. - Per quanto attiene più particolarmente alla presente causa la
difesa dello Stato ha sostenuto in via pregiudiziale che le Provincie
che formano la Regione del Trentino-Alto Adige non sono legittimate ad
agire davanti alla Corte costituzionale se non per impugnare la legge
della Regione o la legge dell'altra Provincia, come espressamente
dispone l'art. 82 e come risulta, per esclusione, dall'art. 83 dello
Statuto speciale. L'art. 36 della legge 11 marzo 1953, n. 87 avrebbe
esteso alle Provincie della Regione Trentino-Alto Adige soltanto le
disposizioni procedurali contenute nel capo II del titolo II e
nell'art. 20 della legge citata 11 marzo 1953, n. 87.
Questa mancanza di legittimazione ad agire della Provincia, quale
risulta dalle leggi, troverebbe poi il suo logico fondamento nel fatto
che, in tema di questioni di legittimità costituzionale, la Regione
rappresenta nei riguardi dello Stato tutto il territorio delle due
Provincie. Né sarebbe in conseguenza ammissibile che una Provincia
impugni di illegittimità una legge dello Stato, quando la Regione o
l'altra Provincia dissentano da tale impugnativa.
5. - In secondo luogo e nel merito la difesa dello Stato dopo aver
rilevato che la Provincia non sarebbe in grado, dato il silenzio della
Costituzione e dello Statuto regionale in tema di organizzazione e
forme di controllo di legittimità, di precisare quali norme
costituzionali sarebbero state violate, ha sostenuto che l'art. 74
delle norme di attuazione che dispone in via generale che il controllo
degli atti amministrativi deve essere esercitato nella Regione
Trentino-Alto Adige da una delegazione della Corte dei conti in
conformità delle leggi dello Stato che disciplinano le attribuzioni
della Corte stessa, non è in contrasto con l'impugnato art. 77 che
esclude il visto con riserva e la successiva registrazione degli atti
illegittimi della Provincia, perché tutti e due questi articoli si
integrerebbero reciprocamente costruendo un armonico sistema.
6. - La difesa della Provincia è tornata tanto sulla questione
pregiudiziale quanto sul merito con un'ampia memoria illustrativa,
nella quale sono meglio precisate ed in alcuni punti modificate le
conclusioni del ricorso. Sulla eccezione di inammissibilità la difesa
della Provincia ha sostenuto che la particolare situazione della
Provincia di Bolzano fa sì che la Regione del Trentino-Alto Adige e le
due Provincie che la compongono costituiscano tre regioni tra loro
intimamente collegate: da ciò trarrebbe giustificazione il 2 comma
dell'art. 36 della legge 11 marzo 1953, n. 87. Né si potrebbe pensare
che un eventuale dissenso tra lo Stato e le due Provincie possa essere
composto dalla Regione che non ha interesse a farlo, a prescindere dal
fatto che la Regione non rappresenta tutto il territorio delle due
Provincie nei riguardi dello Stato. In secondo luogo, l'autonomia che
è stata riconosciuta alle Provincie del Trentino-Alto Adige e che dà
vita ad un ordinamento autonomo, dà necessariamente vita alle azioni
per difenderla. In terzo luogo non avrebbero peso nemmeno gli argomenti
di natura letterale opposti dall'Avvocatura dello Stato, perché
l'elencazione degli articoli 82 e 83 dello Statuto speciale è
meramente esemplificativa e non tassativa e perché la legge 11 marzo
1953, n. 87, sarebbe stata autorizzata dalla legge costituzionale 11
marzo 1953, n. 1, non soltanto a regolare, ma ad estendere le
condizioni, i limiti e le forme dei giudizi davanti alla Corte
costituzionale.
7. - Nel merito, premesso questa volta che lo Stato nel regolare il
controllo degli atti amministrativi della Provincia di Bolzano, ha
fatto riferimento all'art. 125 e non all'art. 130 della Costituzione,
data la particolare natura delle Provincie del Trentino-Alto Adige, la
difesa della Provincia ha insistito sul contrasto che vi sarebbe tra
l'art. 74 delle norme di attuazione e l'art. 77 che ha implicitamente
ma chiaramente negato alla Provincia di Bolzano di chiedere il visto
con riserva e la successiva registrazione degli atti ritenuti
illegittimi dalla Corte dei conti, violando così insieme con
l'autonomia i principi stessi che regolano un istituto il cui esercizio
non dovrebbe essere precluso alla Regione e alle Provincie del
Trentino-Alto Adige, appunto per il carattere eccezionale che gli è
proprio.
Contro la tesi dell'Avvocatura che la Provincia non avrebbe saputo
indicare quali norme costituzionali sarebbero state violate, la difesa
della Provincia ha opposto che sarebbe stato violato l'art. 116 della
Costituzione, che stabilisce anche per il Trentino-Alto Adige una
autonomia regolata dallo Statuto speciale adottato con legge
costituzionale, l'art. 125 della stessa Costituzione ed infine la
logica, per il contrasto che vi sarebbe tra l'art. 74 e l'art. 77 delle
norme di attuazione.Considerato, in diritto:
1. - La Corte si è già pronunziata sopra la eccezione di
irricevibilità del ricorso della Provincia sollevata dalla difesa
dello Stato (sentenza n. 14 del 15 giugno 1956) ed ha affermato che per
la impugnativa di leggi statali che la Regione (e, se del caso, la
Provincia) abbia deliberato di proporre successivamente all'entrata in
funzione della Corte, vale la norma dell'art. 32 della legge 11 marzo
1953, n. 87, che quei termini fissa in 30 giorni, e l'altra della
seconda disposizione transitoria della stessa legge che quei termini fa
decorrere dalla data del decreto del Presidente della Repubblica che
convoca per la prima volta la Corte.
2. - Fondata è, invece, l'eccezione di inammissibilità del
ricorso per difetto di legittimazione processuale della Provincia di
Bolzano. L'art. 83 dello Statuto speciale riconosce soltanto alla
Regione la facoltà di impugnare "le leggi e gli atti aventi valore di
leggi della Repubblica", escludendo con ciò la Provincia di Bolzano e
di Trento. E l'esclusione è confermata dal precedente art. 82, ultimo
comma (che insieme con l'art. 83 forma il titolo dello Statuto che ha
per oggetto: "Controllo della Corte costituzionale"), nel quale sono
elencati esplicitamente i casi nei quali la Provincia può agire
davanti alla Corte costituzionale, che sono quelli di impugnativa della
legge regionale o della legge dell'altra Provincia.
3. - Non valgono contro un così chiaro disposto legislativo gli
argomenti testuali, logici e sistematici addotti dalla difesa della
Provincia di Bolzano. La legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, che
dispone: "la Corte costituzionale esercita le sue funzioni nelle forme,
nei limiti ed alle condizioni di cui alla Carta costituzionale, alla
legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, ed alla legge ordinaria
emanata per la prima attuazione delle predette norme costituzionali"
non può aver inteso di attribuire al legislatore ordinario la facoltà
di modificare le norme dello Statuto speciale approvato con legge
costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5. Essa invece non ha fatto se non
indicare le fonti dell'ordinamento della Corte costituzionale, tra le
quali, in ultimo luogo, la legge ordinaria (che è stata poi quella
dell'11 marzo 1953), alla quale ha demandato il compito, limitato, di
regolare la prima attuazione delle relative norme costituzionali. Ora,
se può perfino dubitarsi che, in questo campo così circoscritto,
possa rientrare per intero tutto quanto va ricompreso sotto
l'espressione "forme, limiti e condizioni" non è certamente dubbio che
non vi rientrino disposizioni, come quelle relative alla determinazione
dei soggetti del processo costituzionale, che attengono alla sostanza
del processo stesso.
D'altra parte l'art. 36 della legge n. 87 non fa riferimento
all'art. 83 dello Statuto speciale, bensì alle disposizioni contenute
nel capo II (Questioni di legittimità costituzionale) del titolo II
(Funzionamento della Corte) e nell'art. 20 della medesima legge 11
marzo 1953 e stabilisce che codeste disposizioni vanno estese anche
alle Provincie della Regione Trentino-Alto Adige tutte le volte che
esse possono agire davanti alla Corte costituzionale, cioè, giusta
l'art. 82 dello Statuto, quando impugnano una legge regionale o una
legge dell'altra Provincia, e tutte le volte in cui un giudizio di
legittimità costituzionale sorto in via incidentale ri guardi un legge
provinciale.
Nessuna altra interpretazione è possibile della lettera di quella
norma dato che l'espressione "quanto vi è disposto" adoperata nel
secondo comma dell'art. 36 non può essere riferita se non alle
"disposizioni del presente capo, come pure quelle dell'art. 20"
richiamate nel primo comma del medesimo articolo. Con che questo
articolo trova la sua giustificazione nel sistema e sfugge al dubbio,
che potrebbe altrimenti proporsi, della sua legittimità
costituzionale.
5. - Nemmeno il fatto, sottolineato dalla difesa, che, mentre alla
Provincia è stata attribuita una autonomia legislativa non le sia
stata insieme riconosciuta la facoltà di tutelarla direttamente, può
consentire all'interprete di disattendere il sistema costruito dagli
artt. 82 e 83 dello Statuto speciale. Va considerato che non è
impossibile in teoria, né senza esempio nella pratica di Stati anche
federali, l'attribuzione della titolarità dell'azione a un soggetto
diverso da quello al quale spetta la titolarità dell'interesse
tutelabile, si debba questa figura giuridica assimilare oppure non alla
sostituzione processuale, che è questione che qui non occorre né
affrontare né risolvere. E nemmeno vale, infine, l'altro argomento
della difesa che cioè lo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige ha
creato tre regioni e quindi ha riconosciuto a ciascuna delle tre i
medesimi poteri. A prescindere dal fatto che anche configurando, come
non è dubbio, le Provincie di Bolzano e di Trento quali persone
giuridiche di diritto pubblico con autonomia legislativa, nulla vieta
che ad esse sia negata la legittimazione ad agire davanti alla Corte
costituzionale per impugnare leggi dello Stato (del che anche non
mancano esempi), non può dubitarsi che le Provincie di Bolzano e di
Trento non sono in tutto e per tutto assimilabili alle Regioni, ma
fanno parte di una Regione, quella del Trentino-Alto Adige (artt. 1 e 3
dello Statuto speciale) e l'autonomia loro si inserisce in quella
regionale e da questa in un certo modo rileva, come attestato dall'art.
42 dello Statuto, il quale stabilisce che ciascun consiglio provinciale
è composto dei membri del Consiglio regionale eletto nelle rispettive
Provincie. Il che rende anche in via teorica niente affatto
disarmonica la norma dell'art. 82, che riconosce soltanto alla Regione
la facoltà di impugnare le leggi dello Stato "per violazione del
presente Statuto" , dello Statuto, cioè, in tutte le sue parti anche
in quelle che riconoscono e regolano l'autonomia provinciale.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Respinta l'eccezione di irricevibilità sollevata dall'Avvocatura
dello Stato;
Dichiara inammissibile il ricorso proposto dal Presidente della
Giunta provinciale di Bolzano per la dichiarazione di illegittimità
costituzionale dell'art. 77 del D.P.R. 30 giugno 1951, n. 574,
contenente norme per l'attuazione dello Statuto speciale per il
Trentino-Alto Adige.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 21 giugno 1956.
ENRICO DE NICOLA - GAETANO AZZARITI -
GIUSEPPE CAPPI - TOMASO PERASSI -
GASPARE AMBROSINI - ERNESTO
BATTAGLINI - MARIO COSATTI -
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI - BIAGIO
PETROCELLI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO
- ANTONINO PAPALDO - MARIO BRACCI -
NICOLA JAEGER - GIOVANNI CASSANDRO.

Spiegazione Sentenza

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