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Corte Costituzionale Sentenza 624, 1987

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1987
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
624
Lingua
Italiano
Data generale
1987-12-30
Data deposito/pubblicazione
1987-12-30
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1987-12-16
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:
Presidente: dott. Francesco SAJA;
Giudici: prof. Giovanni CONSO, prof. Ettore GALLO, dott. Aldo
CORASANITI, prof. Giuseppe BORZELLINO, dott. Francesco GRECO, prof.
Renato DELL'ANDRO, prof. Gabriele PESCATORE, avv. Ugo SPAGNOLI, prof.
Francesco Paolo CASAVOLA, prof. Antonio BALDASSARRE, prof. Vincenzo
CAIANIELLO, avv. Mauro FERRI, prof. Luigi MENGONI, prof. Enzo CHELI;

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, sesto e
settimo comma, della legge 2 aprile 1980, n. 127 ("Soppressione
dell'ente nazionale di previdenza ed assistenza delle ostetriche e
nuova disciplina dei trattamenti assistenziali e previdenziali delle
ostetriche"), promosso con ordinanza emessa il 26 ottobre 1985 dal
Pretore di Lecce nel procedimento civile vertente tra Nuzzi Olga
Caterina e l'E.N.P.A.O., iscritta al n. 82, del registro ordinanze
1986 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 22
prima serie speciale, dell'anno 1986;
Visti l'atto di costituzione di Nuzzi Olga Caterina nonché l'atto
di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
Udito nell'udienza pubblica del 10 novembre il Giudice relatore
Vincenzo Caianiello;
Uditi l'avv. Mario De Giorgi per Nuzzi Olga Caterina e l'Avvocato
dello Stato Paolo D'Amico per il Presidente del Consiglio dei
ministri.

Ritenuto in fatto1. - Si premette nell'ordinanza di rimessione del Pretore di Lecce
che un'ostetrica aveva convenuto in giudizio l'E.N.P.A.O., davanti al
Pretore remittente, per "sentir dichiarare il diritto di essa istante
a percepire la pensione di vecchiaia a carico del predetto ente"; che
l'attrice a sostegno della domanda, aveva esposto che sulla base di
una errata interpretazione dell'art. 3, comma sesto, della legge 2
aprile 1980, n. 127 - il quale prevede che le ostetriche che alla
data di entrata in vigore della stessa legge risultino iscritte
all'E.N.P.A.O. e contemporaneamente ad altra forma di previdenza
obbligatoria, pur cessando dall'obbligo dell'iscrizione, conservano
tuttavia la facoltà di proseguire nell'assicurazione con le stesse
modalità previste dalla legge e che tale facoltà deve essere
esercitata, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore della legge medesima - aveva dichiarato il 25 ottobre 1980
di voler interrompere il rapporto assicurativo in corso con l'ente e
che, avvedutasi dell'errore, aveva successivamente provveduto a
revocare la precedente dichiarazione, chiedendo appunto al Pretore
una pronuncia dichiarativa del suo diritto a percepire la pensione di
vecchiaia a carico del predetto Ente.
Quest'ultimo, nel contestare le avverse pretese, aveva opposto il
chiaro dettato della legge n. 127 del 1980 che, nel disporre lo
scioglimento dell'E.N.P.A.O. e al fine di incentivarne il processo di
soppressione, ha previsto un compiuto sistema di disposizioni che,
rivolto a tutte le ostetriche titolari di un doppio regime
previdenziale, tende ad alleggerire gli oneri previdenziali dell'Ente
mediante uno sfoltimento del numero delle assistite. Tale esodo
sarebbe stato incentivato con la previsione della restituzione dei
contributi versati, maggiorati degli interessi.
2. - Il Pretore di Lecce, nella richiamata ordinanza ha sollevato,
in via incidentale, questione di legittimità costituzionale
dell'art. 3, sesto e settimo comma, della legge n. 127 del 1980,
nella parte in cui non prevede, per le ostetriche iscritte anche ad
altre forme di previdenza obbligatoria, l'automatica prosecuzione
della posizione previdenziale presso l'E.N.P.A.O., in relazione ai
contributi già versati presso detto Ente ai fini previdenziali ed
assistenziali, per contrasto con l'art. 38, secondo comma, Cost.
Osserva, al riguardo, il giudice a quo che la legge, pur
prevedendo la facoltà di proseguire nell'iscrizione, la ha
assoggettata al rigoroso termine di decadenza di sei mesi dalla
pubblicazione della legge stessa, "con la conseguenza che il mancato
esercizio della facoltà di proseguire nella assicurazione comporta
l'automatica cancellazione dall'Ente, con la sola possibilità di
ottenere il rimborso dei contributi versati".
Ritiene, pertanto, il giudice a quo che la disposizione di cui ai
commi sesto e settimo dell'art. 3 della legge n. 127 del 1980 "sia
viziata di incostituzionalità, essendo in contrasto con la norma
precettiva di cui all'art. 38, comma secondo, della Costituzione".
In proposito, l'organo remittente richiama una serie di principi
desunti dalla giurisprudenza di questa Corte e con i quali la norma
impugnata si porrebbe in insanabile contrasto, e precisamente:
1) quello per cui l'art. 38 Cost. è precetto immediatamente
operante nell'ordinamento giuridico (sent. n. 22 del 1969);
2) quello per cui le pensioni di invalidità e vecchiaia sono
sottratte alla disponibilità degli interessati e ad ogni misura
cautelare o espropriativa, nonché alla compensazione (sent. n. 18
del 1960);
3) quello per cui il contributo del singolo soggetto va a
vantaggio di tutti gli iscritti e serve per il conseguimento di
finalità che trascendono gli interessi dei singoli (nn. 146 del 1972
e 30 del 1976), da cui l'organo remittente ritiene di desumere
ulteriori elementi a favore della tesi della indisponibilità e della
natura pubblicistica delle erogazioni previdenziali e assistenzali;
4) quello per cui il comma secondo dell'art. 38 Cost. riguarda
tutti i lavoratori, sia alle dipendenze altrui che autonomi (sent. n.
27 del 1965).
3. - Avanti la Corte si sono costituiti la Nuzzi e l'I.N.P.S., la
prima ribadendo gli argomenti svolti nell'ordinanza di rimessione ed
il secondo chiedendo dichiararsi manifestamente infondata la
questione.
L'Avvocatura dello Stato, intervenuta in rappresentanza del
Presidente del Consiglio dei Ministri, contesta le argomentazioni
svolte in ordinanza e conclude per la inammissibilità e, comunque,
per la infondatezza della questione.
Osserva preliminarmente l'Avvocatura erariale che secondo il
Pretore la legge (sebbene escluda la cessazione del rapporto per le
ostetriche libere professioniste e consenta alle altre ostetriche la
libertà di scelta) sarebbe incostituzionale in quanto la iscrizione
ad altra forma di previdenza obbligatoria potrebbe in ipotesi
risultare insufficiente ad assicurare un trattamento pensionistico
bastevole ai bisogni della vita: ma, in tal modo, si censura la legge
non in quanto non assicuri i mezzi di sostentamento garantiti
dall'art. 38 Cost., bensì sotto il profilo della (pretesa)
insufficienza del normale trattamento corrisposto dall'assicurazione
generale obbligatoria, se paragonato a quello risultante dal cumulo
del normale trattamento e di quello dell'E.N.P.A.O.; e si entra nel
merito delle scelte operate dal legislatore.
La parte privata ha depositato una memoria difensiva fuori
termine, ribadendo però oralmente nell'udienza di discussione le
proprie ragioni e concludendo con la richiesta di declaratoria di
fondatezza della questione.
L'Avvocatura Generale dello Stato ha invece insistito nelle
richieste di inammissibilità e di infondatezza.Considerato in diritto1.1. - Oggetto dell'incidente di legittimità costituzionale è
l'art. 3, sesto e settimo comma, della legge n. 127 del 1980 il quale
aveva previsto che le ostetriche che alla data di entrata in vigore
della indicata legge risultassero iscritte all'E.N.P.A.O. e
contemporaneamente ad altra forma di previdenza obbligatoria, pur
cessando dall'obbligo dell'iscrizione, avessero la facoltà di
proseguire nell'assicurazione con le modalità previste dalla legge
stessa. Tale norma aveva prescritto inoltre che la facoltà dovesse
essere esercitata, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore della legge ed infine che le ostetriche, che
avessero cessato di appartenere all'ente senza aver maturato il
diritto a pensione, avessero diritto alla restituzione dei contributi
versati maggiorati degli interessi al tasso legale.
1.2. - L'incidente di legittimità costituzionale è stato
sollevato nel corso di un giudizio promosso da una ostetrica, la
quale, prima dello scadere del termine di sei mesi indicato dalla
suddetta norma, aveva per iscritto dichiarato all'E.N.P.A.O. di
volere interrompere il rapporto assicurativo, comunicando però
all'ente predetto - quando era già scaduto il termine di sei mesi
decorrente dalla data di entrata in vigore della legge - la revoca
della dichiarazione precedente e l'intento di voler proseguire nella
assicurazione.
La successiva domanda di liquidazione della pensione era stata
quindi respinta dall'ente nell'assunto che, non avendo l'interessata
esercitato la facoltà di proseguire l'assicurazione nel termine
previsto dalla legge, aveva diritto soltanto alla restituzione dei
contributi versati dal 1949 al 1980 maggiorati degli interessi
legali.
1.3. - Il Pretore di Lecce, al quale l'interessata si è rivolta
per sentir dichiarare il proprio diritto alla pensione di vecchiaia a
carico del predetto ente, dubita della legittimità costituzionale
dell'art. 3, sesto e settimo comma, della legge 127 del 1980,
sostenendo che essa sarebbe in contrasto con l'art. 38, comma secondo
Cost., perché non prevede la utilizzazione dei contributi già
versati all'E.N.P.A.O., lasciando in tal modo l'interessato scoperto
da ogni garanzia assistenziale e previdenziale.
2. - La questione non è fondata.
Devesi preliminarmente precisare al riguardo che la legge 2 aprile
1980 n. 127 ha previsto la soppressione dell'Ente nazionale di
previdenza ed assistenza delle ostetriche (E.N.P.A.O.), trasferendo
la relativa gestione all'Ente nazionale di previdenza ed assistenza
per i medici (E.N.P.A.M.), fino a quando non sarà provveduto con
legge al riordinamento, con criteri unitari, dei trattamenti
previdenziali delle categorie dei liberi professionisti.
L'art. 3 della legge in parola ha stabilito, al quarto comma, che
le ostetriche iscritte ad altre forme di previdenza obbligatoria non
potessero più essere iscritte all'E.N.P.A.O. e quindi neppure
all'E.N.P.A.M. al momento del trasferimento della gestione a
quest'ultimo ente.
In deroga a tale divieto di doppia iscrizione assicurativa, i
comma sesto e settimo dello stesso art. 3 hanno previsto la facoltà,
per le ostetriche già iscritte all'E.N.P.A.O. e contemporaneamente
ad altra forma di previdenza obbligatoria, di proseguire
l'assicurazione presso l'ente stesso, prescrivendo però che tale
facoltà dovesse essere esercitata, a pena di decadenza, entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore della legge.
2.1. - In relazione a quanto precede non può condividersi la
censura formulata dal giudice a quo, perché il nuovo assetto
determinato dalla legge n. 127 del 1980, tiene sufficiente conto del
principio costituzionale invocato in quanto la limitazione introdotta
dall'art. 3 della legge n. 127 del 1980 riguarda solo quei soggetti
che godano già di un'altra iscrizione assicurativa, per cui i
diritti previdenziali costituzionalmente garantiti sono in ogni modo
assicurati.
D'altronde nell'ordinanza di rimessione non viene denunciata la
disposizione contenuta nel quarto comma dell'art. 3, che prevede il
divieto a regime della doppia iscrizione, ma l'art. 3 viene censurato
relativamente al sesto e al settimo comma.
In particolare, per quel che riguarda il sesto comma, va rilevato
che esso contiene addirittura una disposizione di favore per le
ostetriche che fossero già iscritte all'E.N.P.A.O. all'atto
dell'entrata in vigore della legge, consentendo loro, in deroga a
quel divieto, di poter continuare anche nella posizione assicurativa
presso detto ente, purché ne facessero richiesta entro un
ragionevole termine di sei mesi.
Quanto al settimo comma, va invece considerato che esso prevede,
per le ostetriche che non si siano avvalse della facoltà di
prosecuzione, la restituzione dei contributi maggiorati degli
interessi solo nel caso in cui non si sia maturato il diritto alla
pensione, in base all'età ed al minimo dei versamenti contributivi,
per cui sono adeguatamente conservati anche i diritti già acquisiti.
Appaiono perciò prive di ogni fondamento le considerazioni
formulate nell'ordinanza di rinvio: le disposizioni denunciate sono
rivolte proprio a salvaguardare, nel passaggio dal vecchio al nuovo
sistema, le posizioni assicurative ed i diritti acquisiti da coloro
che fossero già iscritti all'E.N.P.A.O., del che potrà
avvantaggiarsi anche la parte - che aveva instaurato il giudizio a
quo, per "sentir dichiarare", come si afferma nella stessa ordinanza
di rimessione, il diritto "a percepire la pensione di vecchiaia a
carico del predetto ente" - se in possesso dell'anzianità prescritta
e dei necessari requisiti minimi contributivi già previsti per il
conseguimento di tale diritto che, come è noto, è irrinunciabile.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale
dell'art. 3, sesto e settimo comma della legge 2 aprile 1980 n. 127
("Soppressione dell'ente nazionale di previdenza ed assistenza delle
ostetriche e nuova disciplina dei trattamenti assistenziali e
previdenziali delle ostetriche") in riferimento all'art. 38, comma
secondo, Cost., sollevata dal Pretore di Lecce (reg. ord. n. 82 del
1986).
Cosi deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 16 dicembre 1987.
Il Presidente: SAJA
Il redattore: CAIANIELLO
Depositata in cancelleria il 30 dicembre 1987.
Il direttore della cancelleria: MINELLI

Spiegazione Sentenza

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