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Corte Costituzionale Sentenza 68, 1959

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1959
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
68
Lingua
Italiano
Data generale
1959-12-29
Data deposito/pubblicazione
1959-12-29
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1959-12-22
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Dott. GAETANO AZZARITI, Presidente - Prof.
TOMASO PERASSI - Prof. GASPARE AMBROSINI - Prof. ERNESTO BATTAGLINI -
Dott. MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO GABRIELI - Prof.
GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO - Prof. NICOLA
JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO
SANDULLI - Prof. GIUSEPPE BRANCA, Giudici,

ha pronunciato la Seguente

SENTENZA

Nei giudizio di legittimità costituzionale della legge 9 novembre
1955, n. 1070, promosso con ordinanza emessa il 4 dicembre 1958 dal
Tribunale di Belluno nel procedimento civile vertente tra l'Ente
"Gioventù Italiana" e il Patronato scolastico di Padova, iscritta al
n. 51 del Registro ordinanze 1958 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica n. 26 del 31 gennaio 1959.
Vista la dichiarazione di intervento del Presidente del Consiglio
dei Ministri;
udita nell'udienza pubblica del 9 dicembre 1959 la relazione del
Giudice Aldo Sandulli;
uditi gli avvocati Aldo Perissinotto e Giorgio Benettin per il
Patronato scolastico ed il sostituto avvocato generale dello Stato
Giuseppe Guglielmi per il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ritenuto in fatto:
Nel procedimento civile promosso dall'Ente "Gioventù Italiana"
contro il Patronato scolastico del Comune di Padova per il
riconoscimento del diritto di proprietà del primo e la condanna del
secondo al rilascio del complesso immobiliare e mobiliare costituente
la "Colonia Alpina Regina Margherita" in Calalzo, il Tribunale di
Belluno, su richiesta dell'Ente attore, ha disposto, con ordinanza in
data 4 dicembre 1958, la rimessione a questa Corte della questione di
legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 42 e 43
Cost., della legge 9 novembre 1955, n. 1070, la quale nel suo unico
articolo dispone: "Con effetto dal 1 gennaio 1948 la proprietà
dell'immobile già denominato "Colonia Alpina Regina Margherita " in
Calalzo (prov. di Belluno), località S. Giovanni, è trasferita al
Patronato scolastico del Comune di Padova" Dai documenti del giudizio
civile risulta che detta consistenza immobiliare fu costituita mediante
una serie di successivi atti di acquisto, intervenuti rispettivamente
negli anni 1925, 1928, 1929, da parte dell'Ente "Mutualità scolastica
padovana" (riconosciuto con decreto luogotenenziale del 1916) e negli
anni 1935 e 1936 da parte dell'"Ente nazionale fascista per la
mutualità scolastica" (il quale realizzò gli acquisti da esso
compiuti con fondi provenienti appunto dalla gestione della colonia
alpina Regina Margherita) Con atto ricognitivo 6 giugno 1936, in
ottemperanza alle disposizioni della legge 3 gennaio 1929, n. 17, e
del R. D. 16 febbraio 1933, n. 156, la consistenza immobiliare stessa
venne riconosciuta appartenere pro indiviso all'Ente nazionale fascista
per la mutualità scolastica per i 5/10, alla Federazione per le
sezioni di mutualità scolastica della Provincia di Padova per i 3/10,
alla sezione di mutualità scolastica del Comune di Padova (derivante
dall'Ente mutualità scolastica padovana) per i rimanenti 2/10.
Soppressi col R. D. 5 settembre 1938, n. 1620, l'Ente nazionale
mutualità scolastica e le dipendenti federazioni provinciali e sezioni
comunali, e trasferite le attività e passività relative al Partito
nazionale fascista (Gioventù italiana del littorio), la Gioventù
italiana del littorio (G. I. L.) subentrò nel possesso e
nell'amministrazione della Colonia alpina.
Soppresso il Partito nazionale fascista in virtù del R. D. 2
agosto 1943, n. 704, l'Ente Gioventù italiana (G. I.), preposto alla
gestione di liquidazione della G. I. L., continuò ad amministrare la
colonia, e nel 1947 la concesse in locazione al Patronato scolastico di
Padova; ma dopo due anni ne chiese il rilascio, e, non ottenendolo,
intimò al Patronato licenza per finita locazione e lo convenne innanzi
al Pretore di Padova per il giudizio di convalida.
Nel corso del giudizio sopravvenne la legge 9 novembre 1955, n.
1070, che operò il trasferimento del bene dalla G. I. al Patronato. Di
qui il giudizio innanzi al Tribunale di Belluno, di cui si è detto in
principio, nel corso del quale è stata emessa l'ordinanza che ha
promosso il presente giudizio di legittimità costituzionale.
La questione rimessa a questa Corte dal Tribunale è se sia
compatibile con gli articoli 42 e 43 Cost. il trasferimento coattivo
dalla G. I. al Patronato scolastico di Padova operato dalla citata
legge senza disporre a favore della G. I. "un equo indennizzo".
L'ordinanza è stata regolarmente notificata e comunicata secondo
le disposizioni della legge 11 marzo 1953, n. 87, ed è stata
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 1959, n. 26.
Innanzi a questa Corte si sono costituiti, rispettivamente l'11 e
il 20 febbraio 1959, il Patronato scolastico di Padova e la Gioventù
italiana, ed è intervenuto, con atto depositato il 1 gennaio 1959, il
Presidente del Consiglio dei Ministri, per conto del quale l'Avvocatura
dello Stato ha anche depositato una memoria in data 9 novembre 1959.
Nelle sue deduzioni il Patronato afferma preliminarmente che il
Tribunale avrebbe omesso di esaminare taluni punti discussi tra le
parti, la trattazione dei quali avrebbe condotto alla decisione della
causa indipendentemente dalla questione di legittimità costituzionale.
Il primo di tali punti consisterebbe nel fatto che mai la colonia
alpina Regina Margherita sarebbe stata di proprietà della G. I. L.,
giacché non a quest'ultima, bensì al P. N. F., il R. D. 5 settembre
1938, n. 1620, aveva attribuito la proprietà dei beni dell'Ente
nazionale fascista di mutualità scolastica e delle istituzioni a esso
facenti capo. Inoltre la questione di legittimità costituzionale non
avrebbe potuto esser rimessa a questa Corte prima che fossero state
decise con sentenza passata in giudicato le questioni - attinenti alla
legitimatio ad causam - se la G. I. sia attualmente un ente distinto
dallo Stato e se l'immobile di cui è causa appartenesse, prima della
legge impugnata, alla Gioventù italiana.
Nelle sue deduzioni la G. I. risponde soltanto alla prima
eccezione, osservando che il Tribunale ebbe espressamente ad affermare
che il R. D. del 1938 aveva attribuito alla G. I. L. e non al P. N. F.
il patrimonio delle istituzioni di mutualità scolastica, con ciò
rigettando la tesi avversaria ed escludendo che tale punto potesse
decidere della causa.
L'Avvocatura dello Stato, a sua volta, nella memoria del 9 novembre
1959, osserva che il giudizio di legittimità costituzionale è stato
ritualmente proposto, pur essendo stata soltanto delibata
nell'ordinanza di rinvio, e non decisa con sentenza, la questione
relativa all'appartenenza alla G.I.L. della colonia alpina
anteriormente alla legge impugnata.
Nel merito la G. I., dopo aver contestato ogni rapporto di
derivazione del Patronato di Padova dagli Enti di mutualità scolastica
danti causa della G. I. L., deduce essenzialmente che lo Stato non può
"spogliare un ente pubblico di un suo bene patrimoniale senza
rispettare il disposto dell'art. 42 Cost.", "tanto più che ad ogni
ente pubblico è dallo stesso legislatore affidato il compito del
raggiungimento di un determinato fine pubblico, con i mezzi di cui a
tale uopo è stato dotato dal legislatore": se alla G. I. è commesso
proprio il compito di gestire le colonie alpine e marine, sarebbe
inspiegabile spogliarlo di una colonia alpina per affidarla ad altro
ente avente funzione diversa. La legge in esame romperebbe dunque
"quella armonia logico-giuridica che deve presiedere alla emanazione
delle leggi", e cioè romperebbe "quella omogeneità costituzionale"
che solo questa Corte potrebbe valutare. Il legislatore può, sì,
modificare e far cessare gli enti pubblici; ma se mantiene in vita un
ente pubblico "non può senza contraddizione logica e giuridica
togliere allo stesso ente un bene, per attribuirne la proprietà ad un
altro avente finalità diversa".
Il Patronato di Padova deduce, in primo luogo, l'assoluta
estraneità dell'art. 43 Cost. alla materia della legge impugnata. Per
quanto poi riguarda il contrasto tra questa e l'art. 42 Cost., osserva
che la legge impugnata non operò un esproprio, bensì si inquadrerebbe
nella liquidazione e ripartizione del patrimonio della G.I.L.
contemplata dall'art. 6 R. D. 2 agosto 1943, n. 704. Il fatto poi che
l'assegnazione sia avvenuta non allo Stato (Ministero della pubblica
istruzione) ma al Patronato scolastico di Padova non potrebbe formare
oggetto di critica costituzionale, trattandosi soltanto di rapporti fra
leggi ordinarie. Del resto, in base allo statuto del 1916 della
soppressa Mutualità scolastica padovana, i beni di questa, in caso di
cessazione, avrebbero dovuto pervenire proprio al Patronato di Padova;
e comunque attraverso la legge impugnata si sarebbe praticamente
attuato nello spirito anche il disposto dell'art. 18 del D. L. C. P. S.
4 gennaio 1947, n. 457, secondo il quale "i beni attualmente affidati
alla gestione di liquidazione della G. I. comunque provenienti dai
Patronati scolastici saranno restituiti a questi ultimi". Rilievo,
questo, contrastato peraltro dalla difesa della G. I., la quale al
riguardo osserva, da un lato, che l'immobile in questione pervenne alla
G.I.L. non dai Patronati scolastici, bensì dalla Mutualità scolastica
- che era tutt'altra cosa -, e dall'altro che le disposizioni del
citato decreto del 1947 sarebbero tuttora inoperanti, non essendo state
ancora emanate le norme d'attuazione previste dall'art. 19 di esso. E
altrettanto sarebbe a dire per la legge 4 marzo 1958, n. 261, relativa
al riordinamento dei Patronati scolastici, non essendo state finora
emanate le norme d'attuazione contemplate dall'art. 18 di detta legge.
L'Avvocatura dello Stato sostiene, a sua volta, che dalla natura e
dalla condizione giuridica degli enti pubblici discende che questi,
come possono esser costituiti nella loro entità e nel loro patrimonio
dalle leggi dello Stato, così possono esser ridotti o modificati nelle
funzioni e nel patrimonio. Se è esatto che la G. I. tuttora esiste
come ente pubblico dotato di un proprio patrimonio, e se è del pari
esatto che l'immobile cui ha riguardo la legge impugnata non proveniva
alla G. I. L. dai Patronati scolastici, ma dagli Enti di mutualità
scolastica, non può però negarsi che concorressero - come si pone in
luce nella relazione della legge - "motivi storici e di opportunità
per devolverlo al Patronato scolastico di Padova, non escluso quello
che una tale devoluzione veniva a inquadrarsi nel programma di
riordinamento e di potenziamento dei patronati scolastici attuato col
D. L. C. P. S. 24 gennaio 1947, n. 457". Onde il provvedimento
legislativo impugnato, lungi dall'esser giudicato "sotto il profilo di
un trasferimento coattivo, quale è considerato negli articoli 42 e 43
Cost.", andrebbe esaminato "sotto quello della disciplina dei rapporti
fra due enti pubblici, in vista degli scopi di pubblico interesse da
essi perseguiti, delle interferenze che possono crearsi fra gli scopi
dell'uno e quelli dell'altro, della politica di ridimensionamento e di
potenziamento dell'uno e dell'altro"; eppertanto non contrasterebbe con
il citato articolo della Costituzione.
Tali concetti, enunciati nell'atto d'intervento, sono ribaditi
nella memoria del 9 novembre 1959, dove si sottolinea che la norma
dell'art. 42 Cost. riguarderebbe soltanto i casi di "trasferimento
autoritativo di un bene da un soggetto privato ad un altro soggetto,
normalmente pubblico, per il soddisfacimento di un pubblico interesse,
che legittima il sacrificio della proprietà privata": l'istituto della
espropriazione regolato dall'art. 42 Cost. non potrebbe esser "chiamato
a qualificare ogni forma di intervento legislativo sul patrimonio
individuale"; e certo non vi si potrebbe ricomprendere la frequente
ipotesi del trasferimento dei beni da uno a un altro ente pubblico per
il miglior soddisfacimento dei fini pubblici cui i beni sono destinati:
tale ipotesi infatti rientrerebbe nella potestà statale di ordinamento
e riordinamento degli enti pubblici. Inoltre - si osserva nella memoria
- nell'art. 42 Cost. si vieta l'espropriazione senza indennizzo della
sola proprietà privata, e non anche di quella pubblica: anche sotto
tale profilo la legge impugnata, la quale ha riguardo a un bene di
proprietà di un ente pubblico, e per giunta di natura patrimoniale
indisponibile, non ricadrebbe nell'ambito del divieto costituzionale.Considerato in diritto:
1. - Le eccezioni pregiudiziali sollevate dal Patronato scolastico
del Comune di Padova sono prive di fondamento.
Il Tribunale di Belluno ha esaminato e risolto in senso positivo
nell'ordinanza di rimessione - anche senza dedicare al punto una
diffusa motivazione - la questione della devoluzione alla G. I. L.
della colonia alpina Regina Margherita in virtù del R. D. 5 settembre
1938, n. 1620. Del pari ha esaminato e risolto in senso positivo - con
ampia motivazione - la questione della appartenenza alla G. I. della
colonia alpina al momento dell'entrata in vigore della legge 9 novembre
1955, n. 1070, impugnata in questa sede. Entrambi i profili,
condizionanti il problema della legitimatio ad causam della G. I. nel
giudizio a quo, e condizionanti quindi, al pari di ogni altra questione
pregiudiziale o preliminare, la rilevanza della soluzione della
presente questione di legittimità costituzionale ai fini del giudizio
stesso (cfr. le pronunce di questa Corte 13 marzo 1957, n. 48; 16
maggio 1957, n. 77; 18 dicembre 1958, n. 83; 6 luglio 1959, n. 38; 6
luglio 1959, n. 40), risultano dunque trattati nell'ordinanza. Il che
è sufficiente, ai sensi dell'art. 23 legge 11 marzo 1953, n. 87, ai
fini della ritualità, sotto il profilo in esame, della proposizione
del giudizio innanzi a questa Corte (cfr. le sentenze di questa Corte
25 giugno 1957, n. 102; 8 luglio 1959, n. 44). Che poi a tali fini
fosse sufficiente la delibazione delle questioni anzidette
nell'ordinanza di rimessione, senza necessità che queste fossero
decise con sentenza passata in giudicato, inerisce al sistema
dell'introduzione dei giudizi incidentali di legittimità
costituzionale, così come previsto dallo art. 23 cit. (cfr. le
sentenze di questa Corte 18 aprile 1959, n. 24, e 18 novembre 1959, n.
57).
2. - Nel merito la questione è infondata.
La legge singolare impugnata ha trasferito al patrimonio di un ente
pubblico - il Patronato scolastico di Padova - un bene acquisito al
patrimonio della G. I. L. in virtù del R. D. 5 settembre 1938, n.
1620, e amministrato, al momento dell'entrata in vigore della legge
impugnata, dall'Ente Gioventù Italiana, preposto (come si esprime
l'art. 18 del D.L.C.P.S. 24 gennaio 1947, n. 457) alla "gestione di
liquidazione" di quel patrimonio, in attesa dell'attribuzione
definitiva delle singole unità che lo compongono - contemplata
dall'art. 10 del R. D. 2 agosto 1943, n. 704 - al Ministero della
difesa o a quello della pubblica istruzione.
Non una espropriazione dunque essa dispone, bensì il mutamento,
per un singolo bene, della destinazione che originariamente era stata
prevista per i beni già appartenenti alla G. I. L., e l'immediata
attribuzione del bene all'ente beneficiano della nuova destinazione. Si
tratta cioè di una legge di organizzazione amministrativa, in un campo
- quello della distribuzione dei beni tra i vari organismi in cui la
pubblica Amministrazione si articola - nel quale non può esser
disconosciuta al legislatore - salvo il rispetto delle autonomie
garantite dalla Costituzione - ampia libertà. La legge, appunto
perciò, non ricade sotto la disciplina dell'art. 42, terzo comma,
Cost., e ancor meno sotto quella dell'art. 43.
Né hanno rilievo, ai fini della presente pronuncia, le
osservazioni della difesa della G. I. circa il merito della legge
impugnata, le condizioni in cui essa venne emanata, l'esattezza delle
ragioni dalle quali il legislatore fu mosso nell'adottarla.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
respinge le eccezioni pregiudiziali sollevate dal Patronato
scolastico del Comune di Padova;
dichiara non fondata la questione proposta con ordinanza 4 dicembre
1958 del Tribunale di Belluno sulla legittimità costituzionale della
legge 9 novembre 1955, n. 1070, avente a oggetto "attribuzione al
Patronato scolastico del Comune di Padova della proprietà della
colonia alpina già denominata "Regina Margherita" in Calalzo
(Belluno), in riferimento agli artt. 42 e 43 della Costituzione.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 22 dicembre 1959.
GAETANO AZZARITI - TOMASO PERASSI -
GASPARE AMBROSINI - ERNESTO
BATTAGLINI - MARIO COSATTI -
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI -
GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - ANTONINO
PAPALDO - NICOLA JAEGER - GIOVANNI
CASSANDRO - ANTONIO MANCA - ALDO
SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA.

Spiegazione Sentenza

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