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Corte Costituzionale Sentenza 68, 1961

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1961
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
68
Lingua
Italiano
Data generale
1961-12-22
Data deposito/pubblicazione
1961-12-22
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1961-12-05
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Prof. GASPARE AMBROSINI, Presidente - Dott.
MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO GABRIELI - Prof. GIUSEPPE
CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO - Prof. NICOLA JAEGER - Prof.
GIOVANNI CASSANDRO - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO SANDULLI - Prof.
GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANTINO MORTATI -
Prof. GIUSEPPE CHIARELLI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale della legge della
Regione Trentino-Alto Adige 9 novembre 1960, n. 27, pubblicata nel
Bollettino Ufficiale della Regione 15 novembre 1960, n. 51, concernente
"conferimento delle farmacie della Provincia di Bolzano, gestite
provvisoriamente da più di cinque anni", promosso con ricorso del
Presidente della Giunta provinciale di Bolzano, notificato il 14
dicembre 1960, depositato nella cancelleria della Corte costituzionale
il 21 successivo ed iscritto al n. 24 del Registro ricorsi 1960.
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Presidente della
Regione Trentino-Alto Adige;
udita nell'udienza pubblica del 25 ottobre 1961 la relazione del
Giudice Mario Cosatti;
uditi l'avv. Giuseppe Guarino, per la Provincia di Bolzano, e il
sostituto avvocato generale dello Stato Valente Simi, per la Regione.

Ritenuto in fatto:
Con deliberazione 24 novembre 1960, adottata in via d'urgenza ai
sensi dell'art. 48, n. 7, dello Statuto speciale della Regione
Trentino-Alto Adige - deliberazione ratificata dal Consiglio -, la
Giunta provinciale di Bolzano decideva di impugnare davanti alla Corte
costituzionale la legge della Regione Trentino-Alto Adige 9 novembre
1960, n. 27, pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione 15
novembre 1960, n. 51, concernente "conferimento delle farmacie della
Provincia di Bolzano, gestite provvisoriamente da più di cinque anni".
Il Presidente della Giunta provinciale di Bolzano - rappresentato e
difeso dagli avvocati Luigi Sand e Giuseppe Guarino, con elezione di
domicilio in Roma presso quest'ultimo - ha prodotto ricorso notificato
al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Presidente della Giunta
regionale, rispettivamente il 13 e il 14 dicembre 1960, e depositato
nella cancelleria della Corte il 21 dicembre 1960, ricorso pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica 7 gennaio 1961, n. 6.
Nel ricorso la difesa della Giunta provinciale osserva che nella
Provincia di Bolzano esistono tredici farmacie, tutte gestite in base
ad autorizzazione provvisoria, e che undici di esse, le quali si
trovano in altrettanti Comuni con popolazione prevalentemente di lingua
tedesca, sono rette da titolari provvisori appartenenti al gruppo
etnico italiano.
Con la citata legge n. 27 del 1960, le attuali assegnazioni
provvisorie verrebbero ad essere trasformate, senza concorso, in
definitive, con assegnazione di farmacie a cittadini di lingua italiana
nei Comuni con prevalenza di popolazione di lingua tedesca.
Ciò premesso, la difesa della Giunta provinciale denuncia la
illegittimità costituzionale della legge impugnata per i seguenti
motivi:
1) violazione dell'art. 4 dello Statuto Trentino-Alto Adige in
relazione all'art. 97, ultimo comma, della Costituzione e all'art. 105
del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n.
1265.
Al riguardo osserva che la potestà legislativa della Regione deve
esercitarsi in armonia con la Costituzione e con i principi
dell'ordinamento giuridico dello Stato e che in materia di farmacie
costituisce principio fondamentale che le stesse siano assegnate in
modo definitivo solo a mezzo di concorso. Ciò risulta sia dall'art.
105 del T.U. delle leggi sanitarie, sia dall'art. 97 della
Costituzione, il quale è applicabile ogni volta che all'esercizio di
funzioni pubbliche o di rilevanza pubblica si accede solo in numero
limitato di posti, previa dimostrazione del possesso di determinati
requisiti.
La legge impugnata viola tale principio in quanto assegna le
farmacie in via definitiva, senza concorso, agli attuali titolari
provvisori;
2) violazione degli artt. 2, 4, 82, 84 e 85 dello Statuto e degli
artt. 3, 6 e 10 della Costituzione in relazione all'accordo De Gasperi
- Gruber, reso esecutivo con decreto legislativo del Capo provvisorio
dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430, ratificato con legge 25 novembre
1952, n. 3054, e agli artt. 69 - 71 del D.P.R. 30 giugno 1951, n. 574,
contenente norme di attuazione dello Statuto.
La difesa della Giunta provinciale deduce che l'accordo De Gasperi
- Gruber stabilisce che le norme legislative debbono con sentire nei
Comuni bilingui l'uso della lingua tedesca su base di parità: questa
norma deve essere osservata sia perché fatta propria dall'ordinamento
italiano, sia perché l'art. 10 della Costituzione obbliga al rispetto
degli impegni internazionali.
Le altre norme della Costituzione e dello Statuto sopra indicate -
prosegue la difesa - sono dettate a tutela delle minoranze
linguistiche, consacrano il principio della eguaglianza dei cittadini
indipendentemente dalla loro lingua, disciplinano la rappresentanza
proporzionale dei gruppi negli organi degli enti locali, sanciscono la
parità dei gruppi linguistici, assicurano l'uso della lingua tedesca
nella vita pubblica dei cittadini.
La legge impugnata è in contrasto con tali norme, sia perché
contempla l'assegnazione definitiva di farmacie in Comuni bilingui a
cittadini italiani, sia perché impedisce a farmacisti di lingua
tedesca di poter aspirare alla titolarità di farmacie disponibili in
condizioni di parità da accertarsi mediante concorso;
3) violazione del principio di eguaglianza sancito dall'art. 3
della Costituzione, in quanto la legge, con norma retroattiva, assegna
in via definitiva le farmacie a soggetti sostanzialmente già noti al
legislatore in base alle loro condizioni personali, senza alcuna
ragione obiettiva o di pubblico interesse, idonea a giustificate il
diverso trattamento rispetto a tutti gli altri farmacisti.
La difesa della Giunta provinciale conclude chiedendo che la Corte
voglia dichiarare la illegittimità costituzionale della legge
regionale 9 novembre 1960, n. 27.
Il Presidente della Giunta della Regione, rappresentato e difeso
dall'Avvocato generale dello Stato, si è costituito in giudizio con
deduzioni depositate nella cancelleria della Corte il 9 gennaio 1961.
L'Avvocatura dello Stato osserva, in via preliminare, che la legge
impugnata fa parte di un gruppo di provvedimenti con i quali la Regione
ha inteso sistemare in maniera definitiva, venendo incontro alle
legittime aspettative degli interessati, talune situazioni sorte come
provvisorie e poi protrattesi nel tempo per i noti eventi bellici e
post-bellici.
Nel settore sanitario, sia i posti vacanti di medici condotti, di
veterinari e di ostetriche, sia quelli delle farmacie erano stati
assegnati a titolo provvisorio in attesa di poter bandire regolari
concorsi. Per soddisfare le aspettative di detti elementi provvisori,
che da molti anni ormai compivano il loro servizio con generale
soddisfazione, la Regione ha emanato due distinte leggi: l'una del 19
settembre 1960, n. 16, concernente il passaggio in pianta stabile,
senza concorso, dei sanitari condotti in servizio interino da oltre un
quinquennio; l'altra del 9 novembre 1960, n. 27, ora impugnata dinanzi
a questa Corte.
La prima legge, che è informata alla stessa ratio ed ha la stessa
struttura della seconda, non è stata impugnata.
Ciò premesso, l'Avvocatura osserva:
1) non è a parlarsi di violazione di un principio dell'ordinamento
giuridico dello Stato per il quale le farmacie debbono essere assegnate
per pubblico concorso.
Dubbia, anzitutto, è l'esistenza stessa di un siffatto principio;
comunque, è agevole rilevare che nella materia di cui trattasi
(assistenza sanitaria) la Regione ha potestà legislativa primaria
(art. 4, n. 12, dello Statuto).
Né vale richiamare l'art. 97 della Costituzione, perché esso si
riferisce manifestamente agli uffici della pubblica Amministrazione e
fa salva alla legge ordinaria la potestà di disporre - come spesso è
avvenuto - deroghe al sistema del pubblico concorso;
2) in ordine al secondo motivo, con cui si denuncia la violazione
degli artt. 2, 4, 82, 84 e 85 dello Statuto in relazione all'accordo De
Gasperi - Gruber, in quanto la legge impugnata, in contrasto con tali
norme, verrebbe ad assegnare farmacie a cittadini di lingua italiana
senza prova della conoscenza della lingua tedesca, l'Avvocatura dello
Stato osserva che i principi contenuti in dette norme disciplinano la
organizzazione della pubblica Amministrazione e non sono applicabili
alle farmacie.
Parimenti infondata è, ad avviso dell'Avvocatura, la doglianza in
ordine alla violazione delle norme che dispongono la ripartizione dei
pubblici impieghi in proporzione alla consistenza dei gruppi etnici,
perché essa muove dall'erroneo convincimento che la titolarità di una
farmacia costituisca un pubblico impiego;
3) per quanto, poi, attiene all'asserita violazione dell'art. 3
della Costituzione, l'Avvocatura osserva che risponde proprio ad una
esigenza di equità la sistemazione di posizioni di fatto lungamente
protrattesi nel tempo con generale soddisfazione; questi stessi motivi
hanno spesso indotto il legislatore a disporre inquadramenti, creazioni
di ruoli transitori e simili provvedimenti.
La censura in esame esulerebbe, peraltro, dalla sfera di competenza
della Provincia, che difetta al riguardo di legittimazione.
La difesa della Regione conclude chiedendo che piaccia alla Corte
respingere il ricorso perché manifestamente infondato sotto ogni
profilo.
La difesa della Provincia ha depositato in cancelleria in data 11
ottobre 1961 una memoria, nella quale replica alle argomentazioni
dell'Avvocatura dello Stato e ulteriormente svolge le considerazioni
enunciate nel ricorso.
In particolare, la difesa si sofferma su quanto si riferisce
all'uso della lingua, osservando che la legge impugnata pone i
cittadini di lingua tedesca in condizioni di inferiorità rispetto a
quelli di lingua italiana nei rapporti con i farmacisti per la
richiesta sia di medicinali sia di consigli in materia.
La difesa osserva, poi, che una legge regionale, a norma dell'art.
82 dello Statuto, può essere impugnata dalle Provincie anche per
violazione della Costituzione e per violazione del principio di parità
tra gruppi linguistici; norma quest'ultima che ha non solo natura
procedurale, ma anche sostanziale.
Nella memoria in esame si prospetta, inoltre, che la legge
impugnata in quanto disciplina rapporti già tutti verificatisi
(esercizio provvisorio delle farmacie per cinque anni) e ad essi
attribuisce nuovi effetti per il futuro (assegnazioni definitive delle
farmacie), avrebbe violato altro principio, quello della
irretroattività delle leggi regionali. Il principio
dell'irretroattività delle leggi, affermato dalla Costituzione solo
per la materia penale, data la formulazione dell'art. 11 delle
disposizioni sulla legge in generale, si presenta come un principio
generale dell'ordinamento giuridico, che la legge impugnata avrebbe
dovuto rispettare ai sensi dell'art. 4 dello Statuto.
La difesa della Giunta provinciale conclude insistendo, in via
principale, per l'accoglimento del ricorso. In via subordinata, solleva
questione di legittimità costituzionale dei decreti del Presidente
della Repubblica 18 febbraio 1958, n. 307, e 8 agosto 1959, n. 688,
"qualora da essi si facesse discendere la normativa regionale"; in
quanto, dettando norme di attuazione rispettivamente in materia di
assistenza sanitaria e ospedaliera e di uso della lingua, tali decreti
non avrebbero garantito la parità linguistica nel pubblico esercizio
delle farmacie.
Alla pubblica udienza l'avvocato Guarino, per il Presidente della
Giunta provinciale di Bolzano, e il sostituto avvocato generale dello
Stato Simi hanno svolto le deduzioni e confermato le conclusioni di cui
agli scritti difensivi.Considerato in diritto:
1. - L'Avvocatura dello Stato, nelle sue deduzioni, ha accennato ad
una pregiudiziale di inammissibilità del ricorso limitatamente al
motivo riferito all'art. 3 della Costituzione, in quanto la Provincia
non sarebbe legittimata a sollevare siffatta questione. L'eccezione
deve essere senz'altro disattesa, perché la Corte ha in altre analoghe
occasioni affermato che, data la particolare struttura dell'ordinamento
della Regione Trentino - Alto Adige e nel quadro delle peculiari
esigenze che ne derivano, ciascuna Provincia nei riguardi della Regione
o dell'altra Provincia può e deve vegliare a che le rispettive leggi
non violino anche la Costituzione (sentenza n. 40 del 1960).
Nella discussione orale l'Avvocatura ha adombrato una più larga
portata dell'eccezione di inammissibilità, deducendo mancanza di
interesse da parte della Provincia nel proporre il ricorso; ma per le
considerazioni or ora enunciate l'eccezione anche in tale formulazione
deve essere respinta.
2. - Come primo motivo del ricorso, la Provincia deduce che la
legge regionale 9 novembre 1960, n. 27, concernente "conferimento delle
farmacie della Provincia di Bolzano gestite provvisoriamente da più di
cinque anni", sarebbe in contrasto con l'art. 4 dello Statuto speciale
per il Trentino- Alto Adige in relazione all'art. 105 del T.U. delle
leggi sanitarie 27 luglio 1934, n. 1265, per il quale l'autorizzazione
ad aprire ed esercitare una farmacia non può essere concessa che al
vincitore di pubblico concorso per titoli giudicato da apposita
commissione, ed all'art. 97, ultimo comma, della Costituzione, il quale
dispone che agli impieghi nelle pubbliche Amministrazioni si accede
mediante con corso salvo i casi stabiliti dalla legge.
Secondo la difesa della Provincia, in materia di farmacie la regola
del concorso per la loro definitiva assegnazione assurgerebbe a
principio dell'ordinamento giuridico dello Stato, onde la legge
impugnata, violando tale principio, avrebbe valicato i limiti stabiliti
per la legislazione regionale dall'art. 4 dello Statuto.
La Corte non ritiene fondate le deduzioni della Provincia. L'art.
105 del T.U. delle leggi sanitarie - cui si uniforma l'art. 2, n. 3,
delle norme di attuazione dello Statuto in materia di assistenza
sanitaria e ospedaliera, emanate con D.P.R. 18 febbraio 1958, n. 307 -
fissa un principio che riguarda il settore sanitario e precisamente
quello farmaceutico.
I principi dell'ordinamento giuridico sono stati già delineati da
questa Corte con sentenza n. 6 del 1956 proprio ai fini degli artt. 4 e
11 dello Statuto per il Trentino-Alto Adige e alla detta sentenza può
qui farsi riferimento.
I principi dell'ordinamento giuridico non si identificano con i
principi fissati dalle leggi dello Stato per singoli settori e per
singole materie. A conferma di ciò vale osservare che nel sistema
adottato negli Statuti speciali per il Trentino - Alto Adige e per la
Sardegna i principi dell'ordinamento giuridico si differenziano da
quelli stabiliti dalle leggi dello Stato: i primi costituiscono limiti
alla potestà legislativa primaria (artt. 4 e 11 St. T.-A.A. ; art. 3
St. Sa.); i secondi, invece, rappresentano limiti alla potestà
legislativa secondaria (artt. 5 e 12 St. T.-A.A. ; art. 4 St. Sa.).
Il principio del concorso nel settore farmaceutico non costituisce,
quindi, limite invalicabile per la legislazione primaria regionale ex
art. 4 dello Statuto Trentino-Alto Adige; onde è consentito alla
Regione, alla quale è attribuita legislazione primaria in materia di
assistenza sanitaria ed ospedaliera (art. 4, n. 12, dello Statuto), di
emanare in quel settore disposizioni in ordine a particolari sue
situazioni ed esigenze.
La difesa della Provincia ha invocato, a rincalzo delle deduzioni
riferite all'art. 4 dello Statuto, le norme dell'ultimo comma dell'art.
97 della Costituzione; ma reputa la Corte che il principio stabilito in
detto comma - il quale, peraltro, testualmente ammette deroghe in casi
stabiliti dalla legge - non possa essere invocato a proposito della
assegnazione di farmacie, perché, comunque si voglia qualificare
l'assegnazione delle farmacie, devesi riconoscere che essa non
costituisce conferimento di impiego nella pubblica Amministrazione.
Le farmacie, infatti, nonostante il carattere pubblicistico della
loro disciplina, determinato da esigenze inerenti alla tutela
sanitaria, restano imprese private sia pure sottoposte a rigorosi
controlli.
Nel ricorso è stata adombrata altra censura alla legge regionale
(censura sulla quale la difesa è ritornata nella sua memoria), secondo
la quale la legge impugnata sarebbe retroattiva e come tale
illegittima. La Corte ritiene che questioni relative a leggi
retroattive qui non si pongano, perché la legge di cui si discute non
ha tale carattere, essa, infatti, stabilisce presupposti e condizioni
per la sua futura applicazione.
3. - Con altro motivo del ricorso si prospetta la violazione
dell'art. 10 della Costituzione, in rapporto all'accordo De
Gasperi-Gruber. Si rileva, in proposito, che con la sentenza n. 32 del
1960 la Corte ha affermato che il richiamato articolo si riferisce non
a singoli impegni assunti dallo Stato in campo internazionale, ma solo
alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
Vero è che l'art. 4 dello Statuto impone alla Regione l'obbligo di
non compiere atti dai quali possa, comunque, derivare una violazione
degli obblighi internazionali dello Stato e tale è l'accordo De
Gasperi-Gruber reso esecutivo in Italia. Occorre, quindi, esaminare se
la legge impugnata abbia determinato una violazione dell'accordo di
Parigi; ma anche sotto questo profilo non si ravvisa alcuna violazione.
Il ricordato accordo stabilisce il principio dell'uso su base di
parità delle lingue italiana e tedesca, con riferimento testuale alle
pubbliche Amministrazioni, ai documenti ufficiali e alla nomenclatura
topografica, nonché il principio di eguaglianza di diritto per
l'ammissione ai pubblici uffici; ma tali principi non debbono essere
necessariamente intesi come estensibili a settori e rapporti diversi da
quelli indicati.
Nella specie trattasi di attività farmaceutica, la quale, come si
è detto, ha natura di attività privata anche se sottoposta a rigorosa
disciplina.
4. - La precedente indagine conduce all'esame di altro motivo del
ricorso, con il quale si denuncia la violazione degli artt. 3 e 6 della
Costituzione e degli artt. 2 e 82 dello Statuto speciale in rapporto al
principio dell'eguaglianza dei cittadini senza distinzione di lingua,
alla tutela delle minoranze linguistiche, alla parità di diritti dei
cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengano, e
al principio di parità tra i gruppi linguistici.
Ora la legge impugnata non prende in considerazione i gruppi
linguistici come tali, nei singoli interessati in rapporto alla lingua
da essi parlata.
La legge si riferisce a situazioni obbiettive determinate da
ragioni contingenti e particolari. Come leggesi nella relazione al
disegno presentata al Consiglio regionale e acquisita agli atti, le
disposizioni contenute nella legge, movendo dal presupposto di fatto
che per vari anni nella Provincia di Bolzano a causa di varie
circostanze non è stato possibile bandire concorsi farmaceutici,
tendono ad assicurare una definitiva sistemazione - previo accertamento
delle condizioni richieste, da compiersi dall'apposita commissione - a
farmacisti che, indipendentemente da qualsiasi riferimento ai gruppi
linguistici di appartenenza, hanno svolto, in base ad assegnazione
provvisoria, l'opera loro per lungo periodo di tempo.
Il legislatore regionale così provvedendo non ha inteso dettare
norme di privilegio nei riguardi di determinati soggetti, ma ha preso
in considerazione, con apprezzamento discrezionale per altro non
censurabile in questa sede, circostanze e situazioni particolari
valutate nei riguardi non dei singoli farmacisti, ma di tutti gli
appartenenti alla categoria di tali professionisti esercenti da tempo
nella Provincia di Bolzano (sentenze n. 118 del 1957 e n. 70 del 1960).
Situazione, a quanto si desume dalla relazione sopra citata, non
diversa da quella determinatasi nei riguardi dei sanitari interini
(medici, veterinari e ostetriche); anche per queste ultime categorie il
Consiglio regionale ha deliberato la legge 19 settembre 1960, n. 16,
informata agli stessi criteri e non impugnata davanti a questa Corte.
La difesa della Provincia ha dedotto, nei motivi del ricorso, che
la legge n. 27 del 1960 viola il principio di eguaglianza consacrato
nell'art. 3 della Costituzione, in quanto preclude ad altri farmacisti
la possibilità di aspirare all'assegnazione delle farmacie in parola.
Ma la giurisprudenza di questa Corte è costante nell'affermare che il
principio di eguaglianza non deve essere inteso in senso meccanico e
livellatore; esso non esclude che il legislatore possa dettare norme
diverse per regolare situazioni diverse.
Nel caso in esame il legislatore, nel suo potere discrezionale, ha
appunto ritenuto che per la categoria dei farmacisti con assegnazione
provvisoria nella Provincia di Bolzano fosse rispondente a necessità e
ad equità dettare norme particolari, onde non può dirsi che esse
contrastino con il principio di eguaglianza.
5. - Con altra doglianza mossa dalla difesa della Provincia si
denuncia la violazione degli artt. 54, 84 e 85 dello Statuto, nonché
degli artt. 69 - 71 del D.P.R. 30 giugno 1951, n. 574, contenente norme
di attuazione dello Statuto per il Trentino-Alto Adige.
Reputa la Corte che nessuna di tali norme sia violata dalla legge
impugnata. Invero, le disposizioni dei citati articoli riguardano
materie del tutto estranee all'attività farmaceutica. L'art. 54
stabilisce un principio di rappresentanza proporzionale dei gruppi
linguistici in ordine alla costituzione degli organi degli enti
pubblici locali; gli artt. 84 e 85 garantiscono l'uso della lingua
tedesca nella vita pubblica e nei rapporti con gli organi ed uffici
della pubblica Amministrazione. Parimenti gli artt. 69 - 71 del D.P.R.
n. 574 del 1951 dettano disposizioni di attuazione inerenti all'uso
della lingua tedesca nella corrispondenza scritta e nei rapporti orali
da parte di organi e pubblici uffici.
Orbene, tutte le disposizioni sopra richiamate riguardano
l'organizzazione della pubblica Amministrazione e i rapporti tra questa
e i cittadini e non sono, quindi, riferibili alle farmacie, le quali,
sebbene sottoposte a varie forme di disciplina e di vigilanza,
conservano pur sempre il carattere di privata attività.
6. - La difesa della Provincia nella sua memoria ha, infine,
sollevato, in via subordinata, questione di incostituzionalità delle
norme di attuazione emanate con i decreti del Presidente della
Repubblica 18 febbraio 1958, n. 307, in materia di assistenza sanitaria
e ospedaliera, e 8 agosto 1959, n. 688, in materia di uso della lingua
tedesca, per non aver esse dettato precetti atti a garantire la parità
linguistica nell'esercizio delle farmacie.
La questione di incostituzionalità potrebbe trovare ingresso nel
presente giudizio solo nel caso in cui essa presentasse carattere di
incidentalità rispetto alla questione principale di legittimità
proposta con il ricorso.
Questa Corte, con ordinanza n. 22 del 1960 e con sentenza n. 73 del
1960, ha stabilito che anche nei giudizi davanti ad essa possono essere
sollevate in via incidentale questioni relative alla legittimità
costituzionale delle leggi da applicare, purché tali questioni abbiano
carattere strumentale nel senso che la loro soluzione sia
indispensabile per la decisione della questione principale.
Ora, nel caso di specie, non ricorrono le precisate condizioni per
giustificare l'esame delle norme di attuazione sopra richiamate;
siffatto esame non si porrebbe con carattere strumentale per risolvere
la questione principale di legittimità costituzionale e, pertanto,
l'eccezione deve essere dichiarata infondata.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
respinge l'eccezione pregiudiziale proposta dall'Avvocatura
generale dello Stato;
dichiara manifestamente infondata l'eccezione di
incostituzionalità, proposta dalla difesa della Provincia di Bolzano,
dei decreti del Presidente della Repubblica 18 febbraio 1958, n. 307, e
8 agosto 1959, n. 688, contenenti norme di attuazione dello Statuto per
la Regione Trentino-Alto Adige rispettivamente in materia di assistenza
sanitaria e ospedaliera e in materia di uso della lingua tedesca;
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale
della legge della Regione Trentino-Alto Adige 9 novembre 1960, n. 27,
concernente "conferimento delle farmacie della Provincia di Bolzano
gestite provvisoriamente da più di cinque anni", in riferimento agli
artt. 2, 4, 54, 82, 84 e 85 dello Statuto speciale per la Regione e
agli artt. 3, 6 e 10 della Costituzione;
respinge, in conseguenza, il ricorso del Presidente della Giunta
provinciale di Bolzano.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 5 dicembre 1961.
GASPARE AMBROSINI - MARIO COSATTI -
FRANCESCO PANTALEO GABRIELI -
GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - ANTONINO
PAPALDO - NICOLA JAEGER - GIOVANNI
CASSANDRO - ANTONIO MANCA - ALDO
SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA - MICHELE
FRAGALI - COSTANTINO MORTATI -
GIUSEPPE CHIARELLI.

Spiegazione Sentenza

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