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Corte Costituzionale Sentenza 72, 1961

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1961
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
72
Lingua
Italiano
Data generale
1961-12-30
Data deposito/pubblicazione
1961-12-30
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1961-12-19
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. GIUSEPPE CAPPI, Presidente - Prof.
GASPARE AMBROSINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - Prof. GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO -
Prof. NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO - Prof. BIAGIO
PETROCELLI - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO SANDULLI - Prof.
GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANTINO MORTATI -
Prof. GIUSEPPE CHIARELLI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio promosso dal Presidente della Regione Trentino-Alto
Adige con ricorso notificato il 18 gennaio 1961, depositato nella
cancelleria della Corte costituzionale il giorno 26 successivo ed
iscritto al n. 2 del Registro ricorsi 1961, per conflitto di
attribuzione tra la Regione Trentino-Alto Adige e lo Stato, sorto a
seguito del decreto del Vice Commissario del Governo per la Provincia
di Bolzano del 18 novembre 1960, n. 12647, con il quale, in
applicazione dell'art. 7 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. E, è
stata disposta la requisizione di 13 alloggi costruiti dall'Istituto
autonomo per le case popolari di Bolzano, ai sensi della legge 2 luglio
1949, n. 408.
Udita nell'udienza pubblica dell'8 novembre 1961 la relazione del
Giudice Antonio Manca;
uditi l'avv. Giuseppe Guarino, per il Presidente della Regione
Trentino-Alto Adige, e il sostituto avvocato generale dello Stato
Giuseppe Guglielmi, per il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ritenuto in fatto:
Con ricorso, notificato il 18 gennaio 1961 e depositato con le
deduzioni il giorno 26 successivo, il Presidente della Regione
Trentino-Alto Adige, debitamente autorizzato e rappresentato dall'avv.
Giuseppe Guarino, ha sollevato conflitto di attribuzione riguardo al
decreto del Vice Commissario del Governo per la Provincia di Bolzano
del 18 novembre 1960, n. 12647, con il quale, in applicazione dell'art.
7 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. E, sul contenzioso
amministrativo, è stata disposta la requisizione di 13 alloggi
costruiti dall'Istituto autonomo per le case popolari di Bolzano, ai
sensi della legge 2 luglio 1949, n. 408 (contenente disposizioni per
l'incremento delle costruzioni edilizie).
Con tale provvedimento, secondo quanto assume la difesa della
Regione, il Vice Commissario avrebbe violato:
1) gli artt. 4, 13 e 46 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto
Adige, in relazione all'art. 56 della legge regionale 17 maggio 1956,
n. 7, contenente norme sull'espropriazione per pubblica utilità non
riguardante opere a carico dello Stato, da eseguirsi nella Regione.
Si sostiene in proposito che l'art. 7 della legge sul contenzioso
amministrativo potrebbe applicarsi soltanto nei casi di necessità non
specificamente regolati da altre norme legislative; mentre nella specie
rientrerebbe nella competenza del Presidente della Giunta provinciale
emanare provvedimenti del genere in base all'art. 71 della legge
sull'espropriazione per pubblica utilità (25 giugno 1865, n. 2359) e
in relazione all'art. 4 dello Statuto speciale ed all'art. 56 della
ricordata legge regionale del 1956.
2) Il provvedimento impugnato sarebbe, altresì, in contrasto con
gli artt. 11 e 13 dello Statuto speciale, in relazione agli artt. 1, 6,
7 e seguenti del D.L. 26 gennaio 1959, n. 28, contenente le norme di
attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige
nella materia delle case popolari, circa le quali i poteri attribuiti
agli organi dello Stato dal T.U. 28 aprile 1938, n. 1165, e successive
modificazioni, sono stati trasferiti alle autorità provinciali. Donde
il difetto di potere del Commissario, non essendo contestabile che il
provvedimento impugnato riguarderebbe la materia delle case popolari,
per il suo contenuto, per le circostanze che ne avrebbero determinato
l'emanazione, ed anche perché assoggetta le persone, a favore delle
quali è stata disposta la requisizione, alle stesse disposizioni che
disciplinano i rapporti fra l'Istituto autonomo delle case popolari e
gli assegnatari degli alloggi.
3) Sussisterebbe, altresì, la violazione dell'art. 76 dello
Statuto speciale in relazione all'art. 16 del D.L. 12 dicembre 1948, n.
1414, contenente norme di attuazione, in quanto al Vice Commissario
potrebbero essere attribuiti solo i poteri delegabili: e, fra questi,
non sarebbe compreso il potere di emanare ordinanze di urgenza; il
quale, date le caratteristiche particolari, dovrebbe essere esercitato
dal Prefetto e, quindi, nella Regione, dal Commissario.
La Regione chiede, quindi, che si dichiari che soltanto alla
Provincia spetta il potere di cui si controverte e che, per
conseguenza, si annulli il provvedimento ora impugnato.
Si è costituito nel giudizio il Presidente del Consiglio dei
Ministri rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha
depositato le deduzioni il 2 febbraio 1961, ed una memoria illustrativa
l'11 ottobre 1961, concludendo perché sia respinto il ricorso e sia
dichiarato che spetta tuttora agli organi dello Stato adottare i
provvedimenti preveduti dall'art. 7 della legge sul conenzioso
amministrativo.
Circa i tredici alloggi, che hanno formato oggetto della
requisizione disposta con il provvedimento impugnato, l'Avvocatura fa
presente (allegando i relativi documenti) che, con nota del 17 novembre
1960, l'Assessore per l'assistenza sanitaria del Comune di Bolzano
aveva segnalato al Commissario dello Stato la necessità di assicurare
un alloggio a talune famiglie abitanti in locali pericolanti, e, nei
confronti delle quali era stata emessa ordinanza di sgombero dal
Sindaco.
Per quanto riguarda il primo motivo del ricorso, la difesa dello
Stato obietta che, cessata l'efficacia delle varie leggi emanate per le
requisizioni rese necessarie per le esigenze belliche, l'art. 7 della
legge sul contenzioso amministrativo, allo stato della legislazione,
sarebbe la sola norma autorizzante la requisizione in uso dei beni
immobili, per sopperire a gravi ed urgenti necessità pubbliche
improvvise ed imprevedibili, come sarebbe, appunto, quella di dare
alloggio a persone rimaste senza casa. A questa conclusione
l'Avvocatura perviene (ricordando anche la giurisprudenza del Consiglio
di Stato), data la distinzione tra il potere attribuito esclusivamente
ad organi statali dall'art. 7 della legge sul contenzioso e quello
derivante dall'art. 71 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, sulle
espropriazioni per pubblica utilità. In sostanza, le due ipotesi
prevedute da questa disposizione, una concernente l'occupazione di
urgenza di un immobile per calamità naturali, l'altra per la
dichiarata indifferibilità dell'esecuzione dei lavori, pur avendo
ciascuna caratteristiche proprie, si riferirebbero, tuttavia, entrambe
alla occupazione temporanea di fondi per la costruzione di opere
pubbliche.
Pure carattere sostanzialmente diverso, in confronto del citato
art. 7, avrebbero le ordinanze contingibili ed urgenti che il sindaco
può emanare, nelle situazioni di carattere eccezionale e accidentale
che possano pregiudicare la pubblica incolumità, in materia di
edilizia, igiene e polizia locale, ai sensi dell'art. 173 del T.U.
della legge comunale e provinciale (4 febbraio 1915, n. 148); ordinanze
che, nella pratica, non avrebbero mai avuto per oggetto la requisizione
di immobili. Donde la conseguenza che il potere di requisizione in
base all'art. 7 della legge sul contenzioso amministrativo resterebbe
riservato allo Stato, non essendo mai stato trasferito alla Regione o
alla Provincia.
Circa il secondo motivo del ricorso si obietta che le norme che la
Regione assume violate dal provvedimento impugnato, riguarderebbero la
vigilanza sugli enti autorizzati alla costruzione di case popolari ed
il finanziamento degli enti medesimi. Sarebbe, perciò, da escludere
che, in base alle accennate disposizioni, si potesse procedere a
requisire la proprietà di privati, o di enti pubblici, per sopperire a
gravi e urgenti necessità come si sarebbe verificato nella specie,
secondo i documenti esibiti.
Sarebbe anche infondato il terzo motivo del ricorso, in quanto
nessuna norma vieterebbe la delega da parte del Commissario al Vice
Commissario dei poteri di adottare i provvedimenti di urgenza; essendo,
comunque, da rilevare che un eventuale errore nella ripartizione
interna delle attribuzioni fra Commissario e Vice Commissario, non
violerebbe le norme statutarie sulla competenza regionale, il che
porterebbe a ritenere l'inammissibilità di questo motivo.
Nella memoria depositata il 25 ottobre 1961, la difesa della
Regione illustra specialmente le osservazioni già esposte nel secondo
motivo del ricorso.
Osserva, in riferimento anche alla giurisprudenza di questa Corte,
che, nei giudizi per conflitto di attribuzione, per accertare se il
provvedimento impugnato sia o no legittimo, non sarebbe sufficiente la
menzione delle norme attributive del potere, ma occorrerebbe aver
riguardo al contenuto ed ai molti del provvedimento stesso ed alle
circostanze dell'emanazione. Rileva che l'essersi l'organo dello Stato
avvalso dell'art. 7 per una materia di competenza provinciale ha
impedito di fatto l'esplicazione del potere che, in tale materia,
sarebbe attribuito agli organi locali, accennando pure ad irregolarità
che si sarebbero verificate nella specie. Ne trae la conseguenza, ai
fini della controversia, che, in sostanza, sarebbe stata invasa la
competenza degli organi provinciali in materia di case popolari. Il che
sarebbe anche confermato dal fatto che l'indennità e le modalità
della requisizione corrispondono ai canoni di affitto e alla
disciplina stabiliti dalla legge per l'assegnazione degli alloggi
all'Istituto autonomo per la case popolari. Con l'effetto, tra l'altro,
che le assegnazioni verrebbero sottratte alla procedura del concorso
stabilito dalla legge.
Nella memoria illustrativa del ricorso la difesa dello Stato, per
quanto riguarda la tesi sostenuta dalla Regione nel primo motivo del
ricorso, accennando alla dibattuta questione circa la distinzione
concettuale fra occupazioni d'urgenza autorizzate dall'art. 71 della
legge sulle espropriazioni per pubblica utilità nel caso di calamità
naturali, e le requisizioni in uso degli immobili, pur non escludendo
qualche dubbio circa la legittimità costituzionale dell'art. 56 della
legge regionale 17 maggio 1956, n. 7, sopra ricordata, richiamando i
principi enunciati al riguardo dalla giurisprudenza e dalla dottrina,
ammette, in conclusione, che il potere relativo alle occupazioni di
urgenza per le finalità previste dall'art. 71 della legge del 1865,
può considerarsi trasferito agli organi regionali, per quanto attiene
alle opere pubbliche non statali, in base all'art. 4, n. 4, ed alla
Provincia in base all'art. 11, n. 14, anche in relazione all'art. 46
dello Statuto speciale, per quanto riguarda le calamità naturali.
Ribadisce, quindi, che resterebbe, invece, riservato allo Stato,
perché nessuna norma lo avrebbe trasferito agli organi locali, il
potere di requisizione in uso di mobili ed immobili per qualsiasi
ragione di interesse pubblico, preveduto, con norma di carattere
generale, dall'art. 7 della legge sul contenzioso amministrativo.
Potere di contenuto più ampio e di carattere eccezionale, in relazione
alla genericità degli interessi pubblici ai quali si riferisce, alla
indeterminatezza dei beni che può colpire ed alle modalità con le
quali viene esercitato.
Né, si aggiunge, potrebbe trarsi argomento, a favore della tesi
sostenuta dalla Regione, dall'art. 46 dello Statuto speciale, poiché
il potere attribuito al Presidente della Giunta provinciale di adottare
i provvedimenti contingibili ed urgenti non uscirebbe dall'ambito
dell'art. 153 del T.U. della legge comunale e provinciale dal quale
deriva; potere che sarebbe ritenuto, anche dalla giurisprudenza, sempre
distinto da quello derivante dall'art. 7 della legge sul contenzioso.Considerato in diritto:
1. - Deve ritenersi fondata l'eccezione di inammissibilità dedotta
dall'Avvocatura dello Stato circa il terzo motivo del ri - corso, nel
quale la difesa della Regione prospetta l'incompetenza del Vice
Commissario del Governo ad emanare il decreto di requisizione, in
quanto, trattandosi di provvedimento demandato dalla legge ai Prefetti,
rientrerebbe nella competenza esclusiva del Commissario, ai sensi
dell'art. 76, n. 3 dello Statuto speciale, senza possibilità di delega
ad altro organo.
È, peraltro, da obiettare che se anche fosse esatto l'assunto
della Regione, il vizio denunciato riguarderebbe la ripartizione della
competenza fra organi dello stesso ufficio, e che non può dar luogo
perciò a questione di rilevanza costituzionale da esaminarsi in questa
sede.
2. - Nel primo e nel secondo motivo si prospettano due questioni.
La prima, se il decreto di requisizione, emesso in base all'art. 7
della legge 20 marzo 1865, all. E, sul contenzioso amministrativo,
abbia invaso la sfera di competenza spettante alle autorità regionali
e provinciali nella materia dell'espropriazione per pubblica utilità
non riguardante opere a carico dello Stato, ai sensi degli artt. 4, n.
4, 13 e 46 dello Statuto speciale, ed all'art. 56 della legge regionale
17 maggio 1956, n. 7, riguardante, appunto, le espropriazioni.
La seconda, di carattere particolare, se, in ogni modo, la
illegittimità del provvedimento di requisizione debba essere
dichiarata, in quanto, avendo per oggetto alloggi costruiti
dall'Istituto autonomo per le case popolari, tutti i poteri, nella
materia, sarebbero stati trasferiti, alle Provincie di Trento e di
Bolzano, in virtù degli artt. 11, n. 11, e 13 dello Statuto speciale,
e delle norme di attuazione contenute nel decreto legislativo del 26
gennaio 1959, n. 28.
Circa la prima questione, la difesa della Regione muove dal
presupposto che la disposizione contenuta nel ricordato art. 7 sia
applicabile nei casi di urgente necessità, non espressamente regolati
da altre norme legislative. Rileva, peraltro, che, trattandosi nella
specie di occupazione di urgenza ricompresa nella prima parte del primo
comma dell'art. 71 della legge sulle espropriazioni per pubblica
utilità (28 giugno 1865, n. 2359, modificato dalla legge 18 dicembre
1879, n. 5188), ed essendo l'art. 71 trasfuso nell'art. 56 della
ricordata legge regionale del 1956, il potere di adottare il
provvedimento in questione non spetterebbe agli organi statali, bensì
al Presidente della Giunta provinciale.
La tesi, ad avviso della Corte, non può ritenersi fondata.
L'occupazione di urgenza di immobili cui si riferisce il primo
comma dell'art. 71 della legge sulle espropriazioni, di poco posteriore
a quella sul contenzioso amministrativo, costituisce, com'è
generalmente ritenuto, applicazione della regola generale racchiusa
nell'art. 7 di quest'ultima legge, regola che legittima gli atti di
disposizione della proprietà privata immobiliare e mobiliare, quando
urgenti necessità di interesse pubblico ciò richiedono. Come del pari
sono da considerare specificazioni della predetta regola le numerose
leggi sulle requisizioni in proprietà per i mobili ed in uso per gli
immobili, emanate, al fine di disciplinare con norme particolari la
procedura e gli effetti, per le esigenze belliche e post - belliche, e
quelle vigenti circa la requisizione in tempo di pace per le esigenze
militari e per il pronto soccorso in caso di disastri tellurici ed
altri del genere.
Ma dal collegamento della disposizione dell'art. 7 con la legge del
30 novembre 1950, n. 996, che attribuisce carattere definitivo ai
provvedimenti emanati dai Prefetti, nell'esercizio dei poteri conferiti
da detto articolo, risulta chiarito come l'accennata disposizione sia,
altresì, per sé stessa, attributiva agli organi dello Stato di poteri
da esercitarsi nei casi di urgente necessità, non espressamente
preveduti da altre norme legislative.
È vero, quindi, che le occupazioni di urgenza autorizzate dal
citato art. 71 possono anche equipararsi, nella sostanza, a
requisizioni in uso analoghe a quelle prevedute dalla legge sul
contenzioso, con le quali vengono ad avere in comune il presupposto,
cioè l'urgente necessità, a differenza delle occupazioni temporanee
di immobili collegate alla esecuzione di un'opera di pubblica utilità.
Non è altrettanto esatto però che, nelle accennate occupazioni
d'urgenza, si comprendano, come si vuol sostenere, tutti i casi di
disposizione della proprietà privata, in guisa da precludere
l'applicabilità dell'art. 7. Difatti, per quanto largamente
interpretata, la norma dell'art. 71 della legge sulle espropriazioni
deve ritenersi tuttavia operante, per logico coordinamento del sistema,
nell'ambito espressamente delimitato. La quale norma autorizza
l'occupazione temporanea di beni immobili, per un fine determinato, in
quanto cioè sia necessaria per l'esecuzione delle opere (in largo
senso), occorrenti nei casi di pubbliche calamità, negli altri casi di
forza maggiore e di assoluta urgenza.
Ne deriva che l'art. 7 della legge sul contenzioso amministrativo
ha un campo di applicazione più vasto, e, nell'ordinamento, funziona
come norma di carattere generale e fondamentale, che completa il
sistema legislativo nella materia delle requisizioni; ed è
applicabile, come si è accennato, qualora, per un pubblico interesse,
si debba, in via di urgenza, disporre della proprietà privata
mobiliare ed immobiliare. Posto ciò, è chiaro che il potere
derivante dall'art. 7 spetta esclusivamente agli organi dello Stato, e
che non può ritenersi trasferito alle autorità regionali e
provinciali, anche se si ammette, secondo quanto rileva la difesa dello
Stato, che queste possano emanare provvedimenti relativi
all'occupazione temporanea della proprietà privata, per l'esecuzione
di opere pubbliche o nei casi di calamità naturali, sulla base e nei
limiti dell'art. 4, n. 4, e dell'art. 11, n. 14, dello Statuto
speciale. È perciò infondata la conclusione cui perviene la difesa
della Regione nel senso che tutti i provvedimenti di urgenza, nella
Regione Trentino-Alto Adige, sarebbero di competenza delle autorità
locali e non più di Governo, in relazione anche all'art. 46 dello
Statuto, che attribuisce al Presidente della Giunta provinciale la
competenza ad emanare provvedimenti contingibili ed urgenti in materia
di igiene e di sicurezza pubblica. Questa disposizione si ricollega,
infatti, all'art. 55 del T.U. della legge comunale e provinciale (3
marzo 1934, n. 383); ed è preordinata, secondo una costante
interpretazione, alla tutela della pubblica incolumità.
Sotto l'aspetto finora esaminato, pertanto il provvedimento
impugnato deve ritenersi legittimo.
3. - Circa la seconda questione è da premettere che non si discute
fra le parti se, in generale, gli alloggi costruiti, come nella specie,
dagli Istituti autonomi delle case popolari possano formare oggetto di
requisizione, quando ricorra l'urgente necessità di pubblico interesse
preveduta dall'art. 7 della legge sul contenzioso amministrativo. Con
provvedimento cioè concernente beni che concorrono a formare il
patrimonio degli Istituti autonomi, da assegnare in locazione, o, con
patto di futura vendita, alle categorie di soggetti indicati dalla
legge; i quali beni, nonostante il vincolo derivante dalla destinazione
ai fini assistenziali, restano di regola soggetti al regime della
proprietà privata, nel cui ambito, sotto certi aspetti, sono
ricondotti anche dalla legge che li riguarda, poiché consente, tra
l'altro, che su di essi, possano essere iscritte ipoteche.
Secondo la difesa della Regione, invece, il decreto del Vice
Commissario avrebbe invaso la sfera di competenza riservata alle
autorità provinciali nella materia delle case popolari, in base
all'art. 11, n. 11, dello Statuto speciale ed alle norme di attuazione
del 1959 sopra ricordate. In quanto cioè il provvedimento, nella
sostanza, sarebbe stato preordinato all'assegnazione delle case
popolari, in contrasto con le disposizioni legislative dalle quali tali
assegnazioni sono regolate.
Ora, è vero che, in base alle citate norme statutarie e di
attuazione, alle Provincie di Trento e di Bolzano è stata attribuita
potestà normativa e amministrativa nella materia delle case popolari,
con le limitazioni, peraltro, indicate nelle norme di attuazione,
ritenute legittime con la sentenza n. 2 del 1960 di questa Corte; e che
sono state trasferite alle Provincie stesse anche le facoltà
attribuite al Ministero dei lavori pubblici dal T.U. del 1938,
compresa, ai sensi dell'art. 6, ultimo comma, e dell'art. 7 delle
ricordate norme di attuazione, la vigilanza per quanto riguarda
l'attività edilizia degli enti autonomi e l'assegnazione delle case da
essi costruite.
È d'altra parte pacifico, come risulta anche dal contenuto del
l'accennato decreto che la requisizione, per la durata di un anno dalla
data del decreto impugnato (18 novembre 1960, periodo già scaduto), ha
avuto per oggetto i tredici alloggi, in atto disponibili, costruiti
dall'Istituto autonomo di Bolzano ai sensi della legge 2 luglio 1949,
n. 408.
Si desume, inoltre, dalla motivazione e dai documenti esibiti
dall'Avvocatura dello Stato, che il provvedimento è stato adottato dal
Vice Commissario, in seguito a due lettere, dell'8 e del 17 novembre
1960, con le quali il Sindaco di Bolzano informava circa il pericolo di
crollo delle abitazioni occupate da un gruppo di famiglie nelle lettere
stesse elencate, dava, altresì, notizia che erano state emesse
dall'autorità comunale ordinanze di sgombero e segnalava la necessità
di provvedere con urgenza per l'alloggio delle famiglie anzidette.
Posto ciò e data la provvisorietà del provvedimento, la cui
efficacia, limitata, come si è detto, ad un anno, deve ritenersi ormai
definitivamente cessata, è da escludere che, nel provvedimento stesso,
possa ravvisarsi un'assegnazione a carattere continuativo di case
popolari, ai sensi e per gli effetti preveduti dalle leggi che
disciplinano la materia.
Non hanno, d'altra parte, rilevanza, in contrario, perché
attengono alle modalità di esecuzione, a garanzia dei diritti
dell'Istituto autonomo di Bolzano, la misura dell'indennità equiparata
ai canoni di affitto e il riferimento alla legge sulle case popolari
per ciò che riguarda la disciplina dei rapporti fra l'Istituto e le
persone, a favore delle quali gli alloggi sono stati requisiti.
Restano, pertanto, assorbite le osservazioni mosse dalla difesa
della Regione nel presupposto che si tratti nella specie della predetta
assegnazione; ed è da aggiungere, altresì, che non possono formare
oggetto di esame in questa sede i rilievi concernenti asserite
irregolarità delle già menzionate ordinanze di sgombero, emanate
dalle autorità comunali.
La difesa della Regione, nella memoria, fa notare, altresì, che
l'invasione della sfera di competenza riservata alle Provincie nella
materia delle case popolari sussisterebbe anche perché l'esercizio del
potere da parte dell'organo dello Stato avrebbe impedito di fatto agli
organi locali di esplicare, nell'assegnazione delle case popolari, le
attività statutariamente garantite.
Anche tale rilievo non appare fondato.
Non si contesta (e si desume anche dalla deliberazione della Giunta
provinciale di Bolzano prodotta fra gli atti della causa) che il
provvedimento del Vice Commissario ha requisito alloggi tuttora
disponibili, circa i quali non risulta che i competenti organi abbiano
neppure iniziato il procedimento per l'assegnazione, mentre nessun
ostacolo avrebbe apportato al riguardo il provvedimento di
requisizione. D'altra parte, non è dimostrato che l'inattività dei
predetti organi sia da ricollegare all'emanazione e all'attuazione del
provvedimento impugnato.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara che spetta agli organi dello Stato il potere di emanare
provvedimenti ai sensi dell'art. 7 della legge 20 marzo 1865, n. 2248,
all. E, sul contenzioso amministrativo, ed in particolare, riguardo ad
alloggi costruiti dall'Istituto autonomo delle case popolari di
Bolzano.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 19 dicembre 1961.
GIUSEPPE CAPPI - GASPARE AMBROSINI -
MARIO COSATTI - FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO -
ANTONINO PAPALDO - NICOLA JAEGER -
GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO
PETROCELLI - ANTONIO MANCA - ALDO
SANDULLI GIUSEPPE BRANCA - MICHELE
FRAGALI - COSTANTINO MORTATI -
GIUSEPPE CHIARELLI.

Spiegazione Sentenza

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