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Corte Costituzionale Sentenza 76, 1961

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1961
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
76
Lingua
Italiano
Data generale
1961-12-30
Data deposito/pubblicazione
1961-12-30
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1961-12-21
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. GIUSEPPE CAPPI, Presidente - Prof.
GASPARE AMBROSINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - Prof. GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof. ANTONINO PAPALDO -
Prof. NICOLA JAEGER - Prof. GIOVANNI CASSANDRO - Prof. BIAGIO
PETROCELLI - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO SANDULLI - Prof.
GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANSTINO MORTATI -
Prof. GIUSEPPE CHIARELLI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 7 della legge
4 agosto 1948, n. 1094, promosso con ordinanza emessa il 7 febbraio
1961 dal Tribunale di Sassari nel procedimento civile vertente tra
Demartini Peppino, Pes Maddalena e Santoru Giuliano, iscritta al n. 43
del Registro ordinanze 1961 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica n. 106 del 29 aprile 1961.
Vista la dichiarazione di intervento del Presidente del Consiglio
dei Ministri;
udita nell'udienza pubblica del 22 novembre 1961 la relazione del
Giudice Costantino Mortati;
uditi gli avvocati Alberto Maria Saba e Nicola Romualdi, per
Santoru Giuliano, ed il sostituto avvocato generale dello Stato Luciano
Tracanna, per il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ritenuto in fatto:
La Sezione specializzata per le controversie agrarie presso il
Tribunale di Sassari, con una ordinanza in data 7 febbraio 1961, ha
rimesso a questa Corte gli atti del giudizio promosso avanti ad essa
dai coniugi Demartini, affittuari di un fondo di proprietà di Santoru
Giuliano, sospendendo l'ulteriore corso del giudizio stesso, e ciò per
aver ritenuto rilevante per la propria decisione, è non manifestamente
infondata, una delle questioni di incostituzionalità sollevate dal
convenuto Santoru nei confronti dell'art. 7 della legge 4 agosto 1948,
n. 1094 (istitutiva della Sezione specializzata di Tribunale per la
decisione delle controversie in materia di proroga dei contratti di
afflitto dei fondi rustici), in relazione agli artt. 102 e 108 Cost.,
in quanto la prevalenza numerica dei componenti estranei alla
Magistratura, disposta dalla citata legge, può far pensare che sia
stata sottratta ai magistrati ordinari la funzione giurisdizionale,
voluta loro assicurare dalla Costituzione.
Tale ordinanza regolarmente notificata e comunicata, è stata
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 aprile 1961.
Si è costituito in giudizio, con deposito di deduzioni, in data.
18 marzo 1961, il Santoru Giuliano rappresentato dagli avvocati Alberto
Mario Saba e Nicola Romualdi, ed è intervenuto il Presidente del
Consiglio dei Ministri, rappresentato dall'Avvocatura dello Stato, che
ha depositato le sue deduzioni in data 22 marzo 1961.
La difesa del Santoru si richiama alle ragioni dedotte a sostegno
dell'eccezione in sede di giudizio di merito. Con esse si fa in
sostanza rilevare come il principio sancito dall'art. 102 Cost.
esclude nel modo più assoluto che la funzione giurisdizionale possa
essere esercitata da organi diversi da quelli che compongono la
Magistratura ordinaria, con le sole eccezioni tassativamente stabilite
dalla Costituzione stessa, sia nello stesso art. 102, riguardante la
partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia, sia nel
successivo art. 103 che ha mantenuto le competenze giudiziarie del
Consiglio di Stato, della Corte dei conti e del Tribunale militare.
Le Sezioni specializzate, consentite dal secondo comma dell'art.
102, non rientrano fra tali eccezioni al principio della unità della
giurisdizione, costituendo, se mai, una attenuazione del medesimo, come
si evince dalla prescrizione che le vuole istituite "presso" gli organi
della giurisdizione ordinaria. Dal che segue che la loro disciplina non
può condurre ad alcuna alterazione della funzionalità di
quest'ultima, quale risulta dal suo ordinamento generale. Pertanto, "i
cittadini idonei estranei alla Magistratura" chiamati ad integrare il
collegio ordinario non possono costituirlo in modo che la loro volontà
prevalga su quella dei giudici togati. Tale conseguenza si verifica,
invece, quando le Sezioni in parola siano costituite, secondo è
disposto dalla norma denunciata, da tre giudici e da quattro esperti
estranei all'ordine giudiziario, riuscendo evidente che il voto di
questi ultimi, esprimenti l'opinione della maggioranza, possa riuscire
a sopraffare quello espresso dai primi, ponendosi così come sola
effettiva fonte della decisione del collegio. Con il risultato di dare
vita, sotto falsa apparenza, a vere e proprie giurisdizioni speciali, e
di eludere così il divieto costituzionale. Conclude chiedendo che sia
dichiarata la incostituzionalità della norma di legge denunciata.
L'Avvocatura dello Stato ha sostenuto l'infondatezza della
questione sollevata, in base alla considerazione che l'art. 102, nella
sua generica formulazione (quale risulta dopo l'eliminazione da parte
del Costituente dell'inciso "secondo le norme dell'ordinamento
giudiziario" che era stato inserito nel progetto di Costituzione)
lascia una piena discrezionalità al legislatore in ordine alla
formazione delle Sezioni specializzate. Sicché nessun elemento può
desumersi idoneo a far ritenere che la partecipazione a dette Sezioni
di cittadini estranei debba essere intesa in funzione minoritaria.
Né può dirsi che altrimenti opinando si giunga a trasformare la
Sezione specializzata in giurisdizione speciale, perché questa ultima
si ha quando si crei un organo nuovo ed estraneo all'organizzazione
giudiziaria per determinate materie e determinate categorie di persone,
mentre la Sezione specializzata, come ha sempre ritenuto la Cassazione,
è inserita nel complesso unitario che forma la giurisdizione
ordinaria, senza che intervenga alcuna alterazione degli elementi del
processo rispetto a quelli propri del giudizio ordinario (come, per
es., in ordine alla impugnabilità delle sentenze), dato che tale
unitarietà della giurisdizione risulta non già dalle persone che
assumono la funzione di giudice, bensì dalla posizione dell'ufficio.
Conclude chiedendo il rigetto dell'eccezione di incostituzionalità.
Con memoria depositata il 9 novembre 1961 la stessa Avvocatura ha
svolto le argomentazioni già riferite, e le ha confermate nella
discussione orale, così come hanno fatto i patroni di parte.Considerato in diritto:
L'esame della questione sulla costituzionalità dell'art. 7 della
legge 4 agosto 1948, n. 1094, istitutiva delle Sezioni specializzate
per la soluzione delle controversie relative a proroga dei contratti
agrari parziari, dev'essere contenuto nei precisi termini in cui è
stata proposta dall'ordinanza di rinvio (la quale, pur avendo nel
dispositivo fatta menzione dell'art. 108 Cost., ha tuttavia escluso
nella motivazione la fondatezza della richiesta di parte che denunciava
l'incostituzionalità della norma predetta anche a causa della mancata
determinazione dei requisiti di idoneità e di indipendenza dei
cittadini chiamati a comporre le Sezioni predette), e, pertanto,
dev'essere rivolta esclusivamente ad accertare se la prevalenza ivi
disposta del numero degli estranei rispetto a quello dei magistrati
componenti il collegio, sia tale da alterare il carattere di Sezione
specializzata attribuito a tale organo, facendola così rientrare fra
le giurisdizioni speciali, oggetto di esplicito divieto da parte
dell'art. 102 della Costituzione.
Dovendosi per tale indagine accertare il criterio discretivo fra i
due tipi ora menzionati è da ricordare come esso, che già si
presentava in passato d'ardua determinazione, è divenuto in seguito
all'entrata in vigore della Costituzione repubblicana ancora più
incerto, avendo questa esteso alle giurisdizioni speciali preesistenti
(diverse dalle due, cui i primi commi dell'art. 103 accordano una
posizione speciale, e comprendenti quelle suscettibili d'essere
mantenute in vita sulla base della VI disp. trans.) alcuni dei
caratteri che si consideravano propri di quella ordinaria. Infatti,
essa ha curato di conferire portata generale e rilievo costituzionale,
oltre che ai principi della precostituzione del giudice (art. 25), e
del conferimento ad ogni cittadino del potere di azione e di assistenza
legale per la tutela dei propri diritti o interessi legittimi (art.
24), anche agli altri rivolti o a garantire la retta formazione la
compiuta espressione del convincimento del giudice, con l'imposizione
degli obblighi del contraddittorio e della motivazione di tutte le
decisioni oppure ad assicurare l'esatta ed uniforme interpretazione ed
applicazione del diritto obiettivo quale si ottiene ammettendo il
ricorso in Cassazione contro le pronunce di tutti i giudici, per
qualsiasi specie di violazione di legge (art. 111). È, altresì, da
osservare come non possa giovare alla distinzione che si ricerca il
fare riferimento alla specialità delle materie poste ad oggetto delle
Sezioni specializzate, ed alla correlativa mancanza di generalità
delle persone le quali possono assumere la veste di parti innanzi ad
esse, e ciò perché è appunto la materia, (quale risulta dall'insieme
degli elementi obiettivi che caratterizzano il rapporto controverso)
che è presa in considerazione anche per la determinazione della sfera
affidata alla conoscenza del giudice speciale.
Non rimane, quindi, che assumere come esclusivi elementi di
giudizio quelli offerti dall'art. 102, secondo comma Cost., il quale
consente quelle sole Sezioni specializzate che siano istituite "presso"
gli organi giudiziari ordinari: termine questo con il quale si è
voluto significare l'esistenza di un nesso organico di una
compenetrazione istituzionale tra le une e gli altri. Tale
precisazione, però, non è sufficiente a dileguare le incertezze,
trattandosi di determinare quali siano gli indizi sufficienti a far
ritenere la presenza di tale nesso,
È chiaro che essi non possono desumersi da elementi meramente
formali o esteriori (come sarebbe la denominazione attribuito
all'organo, o la sua localizzazione nella stessa sede degli altri
uffici giudiziari - ordinari, o tanto meno menzione che di esso e dei
suoi componenti si faccia negli annuari o calendari giudiziari)
poiché, se così fosse, sarebbe facile al legislatore operare una
praus constitutionis dando vita, sotto false apparenze, quelle
giurisdizioni speciali che non hanno più diritto di cittadinanza nel
nostro ordinamento.
Non potrebbe, però, a tale scopo richiedersi che la disciplina
delle Sezioni specializzate sia contenuta nella legge sull'ordinamento
giudiziario, avendo la Costituente eliminata la statuizione in questo
senso che era stata inserita nel progetto, e così consentito al
legislatore di effettuarla con norme particolari a ciascuna di esse.
Se la Sezione specializzata deve essere considerata, come si desume
dall'art. 102, non già un tertium genus fra la giurisdizione speciale
e quella ordinaria, bensì una specie di quest'ultima, bisogna fare
riferimento ai caratteri funzionali e strutturali che appaiono meglio
indicati ad accostarla ad essa. Per quanto attiene ai primi si deve
ritenere che, nel silenzio della legge in ordine al procedimento da
seguire avanti le Sezioni specializzate, siano da adottare le norme del
Codice di rito civile, mentre le deroghe che apparisse necessario
apportare alle medesime onde renderle pid rapide o meno costose, oltre
non poter com'è ovvio, contraddire ai principi fondamentali,
dovrebbero essere formulate in modo esplicito, rimanendo poi affidata
alle norme stesse, senza uopo di alcun richiamo, la regolamentazione
delle parti non derogate.
Dal punto di vista della struttura poi, le Sezioni non possono
essere sottratte alla sorveglianza dei capi degli uffici giudiziari ai
quali sono collegate. Quanto alla loro composizione deve' considerasi
elemento distintivo la presenza nel collegio di magistrati ordinari. Se
anche è vero che tale presenza può riscontrarsi pure in giurisdizioni
speciali (come avviene, per es., nel Tribunale superiore delle acque
pubbliche allorché decide come unica istanza), essa, tuttavia, rimane
quale circostanza del tutto accidentale, mentre nelle Sezioni
specializzate non può mai mancare. Inoltre, l'autonomia che
caratterizza la giurisdizione ordinaria nei confronti di poteri diversi
dall'ordine della Magistratura deve trovare espressione, per quanto
riguarda i cittadini idonei, nel farne dipendere la preposizione alla
carica da un atto proveniente da organi della medesima (secondo dispone
l'art. 10, n. 1, della legge sul Consiglio Superiore della
Magistratura, che l'affida, per delega da parte del Consiglio stesso,
ai presidenti delle Corti di appello).
Da quanto si è detto risulta la sussistenza di una serie di
caratteri sufficientemente precisi, idonei ad operare la
discriminazione che si ricerca, sicché non sarebbe esatto ritenere che
questa sia condizionata solo alla prevalenza numerica nel collegio dei
giudici togati rispetto ai cittadini, così da stare o cadere con
questa.
Si tratta ora di vedere se tale prevalenza, pur non costituendo
elemento esclusivo ai fini della differenziazione tra i due tipi di
giurisdizione in discorso, sia da ritenere imposta dalle disposizioni
dell'art. 102 o dal sistema costituzionale. E, anzitutto, da precisare
al riguardo che elementi di giudizio per la soluzione della questione
non possono trarsi dall'ultimo comma di tale articolo, poiché, secondo
risulta dal confronto con il comma precedente ed è confermato dai
lavori preparatori, si è inteso assicurare con esso la partecipazione
diretta del popolo all'amministrazione della giustizia che può anche
richiedere, affinché il suo carattere popolare non riesca alterato, la
prevalenza numerica dei componenti non togati. Si può aggiungere che,
ove si prescindesse dalla diversa funzione voluta assegnare nei due
casi all'intervento nei collegi giudicanti di personale estraneo alla
Magistratura, si verrebbe a privare l'ultimo comma di ogni significato,
risolvendosi in una pura e semplice ripetizione del precedente. La
finalità che, invece, giustifica la "partecipazione" di cittadini alle
Sezioni specializzate non è quella di farvi risuonare la voce di una
generica "coscienza sociale", bensì l'altra di acquisire l'apporto di
conoscenze tecniche o di particolari esperienze di vita, quando ciò
sia riconosciuto utile ad una migliore applicazione della legge ai
rapporti concreti. Che siffatta partecipazione sia stata prevista come
meramente eventuale (sicché può anche mancare senza che ne riesca
alterato il carattere proprio della Sezione in parola), e che in ogni
caso essa è meramente integrativa e complementare rispetto a quella
dei magistrati si può argomentare dalla congiunzione "anche" che
precede il riferimento alla medesima.
Non ritiene però la Corte che da tale ammissione debba farsi
derivare come conseguenza che, nello stabilire la proporzione fra i due
gruppi di componenti, sia in ogni caso e necessariamente da dare
maggior peso numerico a quello costituito dai giudici togati. È vero
che la funzione della interpretazione ed applicazione della legge
richiede il possesso della tecnica giuridica, qual'è patrimonio,
appunto, di questi ultimi, ma è vero altresì che, in confronto a
determinati tipi di controversie, possa risultare opportuno dare una
qualche limitata prevalenza all'elemento non togato (sempre che ne
siano, come si è detto, assicurati i requisiti di capacità e di
indipendenza, e non risulti, altresì, snaturata l'indole che il
collegio deve sempre conservare di organo della giurisdizione
ordinaria). Tale esigenza potrebbe verificarsi allorché il giudizio
demandato al collegio non sia vincolato a rigidi schemi normativi, o
assuma caratteri che lo accostino al giudizio di equità, oppure quando
la natura dei rapporti sottoposti al giudice richieda in modo speciale
apprezzamenti e valutazioni che presuppongano, per potere riuscire
esatti, non solo il possesso di certe conoscenze, bensì anche
l'acquisizione di una esperienza concreta e, per così dire, vissuta
dei rapporti medesimi, dell'ambiente in cui si svolgono, degli
interessi alla cui soddisfazione sono rivolti. Invece, in altre
ipotesi, allorché il contributo che si richiede ai cittadini esperti
rivesta indole prevalentemente tecnica, pari a quello che potrebbe
essere fornito all'organo giudicante da un qualsiasi perito, allora
sembra più conforme a Costituzione che il voto di costoro di norma non
prevalga su quello del magistrato.
Facendo ora applicazione dei criteri esposti alla questione in
esame, ritiene la Corte che la lieve prevalenza stabilita,
limitatamente ai giudizi di primo grado, a favore degli esperti della
vita agraria (a prescindere da ogni rilievo in ordine alle modalità
della loro scelta, e del procedimento di nomina, dato che esse
attengono ai requisiti di indipendenza, esulanti, come si è detto, dal
presente esame) trovi giustificazione nella materia della proroga dei
contratti agrari parziari che ne è oggetto, perché rispetto ad essi
la determinazione di un assetto equilibrato dei rapporti fra le parti
si giova della particolare conoscenza di usi, di pratiche, di
situazioni locali, quale può essere posseduta da chi rivesta la
qualità richiesta per gli esperti dall'art. 7 della legge impugnata.
La più larga partecipazione di costoro nella prima fase del
procedimento, suggerita dall'esigenza che si è prospettata, trova poi
un temperamento nella sede di gravame, nella quale la ricostituzione
della preminenza numerica del Giudice togato può contribuire alla
eliminazione di qualche eventuale eccesso delle valutazioni compiute
dal primo giudice, senza che, tuttavia, venga meno il contributo delle
conoscenze proprie degli esperti.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara non fondata la questione proposta con l'ordinanza del
Tribunale di Sassari, in data 7 febbraio 1961 sulla legittimità
costituzionale dell'art. 70 della legge 4 agosto 1948, n. 1094, in
riferimento all'art. 102 della Costituzione.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 21 dicembre 1961.
GIUSEPPE CAPPI - GASPARE AMBROSINI -
MARIO COSATTI - FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO -
ANTONINO PAPALDO - NICOLA JAEGER -
GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO
PETROCELLI - ANTONIO MANCA - ALDO
SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA - MICHELE
FRAGALI - COSTANTINO - MORTATI -
GIUSEPPE CHIARELLI

Spiegazione Sentenza

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