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Corte Costituzionale Sentenza 77, 1961

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte Costituzionale
Sezione autorità giurisdizionale
Sezione unica
Sede
Sede unica
Anno
1961
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
77
Lingua
Italiano
Data generale
1961-12-30
Data deposito/pubblicazione
1961-12-30
Data dell'udienza in cui è stato assunto
1961-12-21
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
Corte Costituzionale - www.cortecostituzionale.it

Testo Sentenza


LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Avv. GIUSEPPE CAPPI, Presidente - Prof.
GASPARE AMBROSINI - Dott. MARIO COSATTI - Prof. FRANCESCO PANTALEO
GABRIELI - Prof. GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - Prof. NICOLA JAEGER - Prof.
GIOVANNI CASSANDRO - Dott. ANTONIO MANCA - Prof. ALDO SANDULLI - Prof.
GIUSEPPE BRANCA - Prof. MICHELE FRAGALI - Prof. COSTANTINO MORTATI -
Prof. GIUSEPPE CHIARELLI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale del D.P.R. 18 dicembre
1951, n. 1413, promosso con ordinanza emessa il 23 febbraio 1960 dalla
Corte di appello di Catanzaro nel procedimento civile vertente tra
Montemurri Diego e l'Opera per la valorizzazione della Sila, iscritta
al n. 90 del Registro ordinanze 1960 e pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica n. 297 del 3 dicembre 1960.
Udita nell'udienza pubblica del 6 dicembre 1961 la relazione del
Giudice Antonio Manca;
uditi l'avv. Antonio Sorrentino, per Montemurri Diego, e il
sostituto avvocato generale dello Stato Francesco Agrò, per l'Opera
per la valorizzazione della Sila.

Ritenuto in fatto:
Con ordinanza del 23 febbraio 1960 la Corte di appello di Catanzaro
ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del D.P.R. 18
dicembre 1951, n. 1413, con il quale al nome di Montemurri Alfredo,
furono espropriati, ai sensi dell'art. 2 della legge 12 maggio 1950, n.
230 (così detta legge Sila), ettari 202,06,50 in territorio del Comune
di Aprigliano.
Terreni che, com'è pacifico, per divisione ereditaria del 26
aprile 1947, trascritta il 10 maggio 1947, erano stati trasferiti a
Montemurri Diego, uno dei tre figli di Montemurri Alfredo, deceduto il
15 gennaio 1946.
La Corte di appello ha ritenuto che la questione è rilevante ai
fini della decisione della causa intentata da Diego Montemurri per
ottenere la restituzione dei terreni espropriati. Ed ha ritenuto,
altresì, la questione non manifestamente infondata, osservando:
1) che la procedura di esproprio si era svolta e conclusa nei
confronti di un soggetto non più esistente al 15 novembre 1949, invece
che nei confronti di colui che, a quella data, era il vero
proprietario;
2) che l'ente espropriante riconosceva di aver tenuto presenti i
dati del nuovo catasto, che non era stato ancora aggiornato ed attivato
nel territorio del Comune di Aprigliano, invece di quelli del vecchio
catasto intestato a Diego Montemurri, che, nella zona, era ancora in
vigore il 12 giugno 1953, come risulta dal certificato dell'Ufficio
distrettuale delle imposte dirette;
3) che, essendo intervenuta la divisione ereditaria il 26 aprile
1947, la proprietà di Montemurri Alfredo era stata trasferita ai tre
eredi; e che, per conseguenza, il soggetto passivo cioè Alfredo
Montemurri, preso in considerazione nella procedura di scorporo
(Alfredo Montemurri), era diverso, anche per quanto attiene all'entità
del patrimonio, da quello che, al 15 novembre 1949, era titolare del
patrimonio espropriato (Diego Montemurri).
Ha rilevato, altresì, che sarebbe da escludere un errore materiale
nell'intestazione del provvedimento, perché non potrebbe ritenersi che
il soggetto passivo dell'esproprio sia stato esattamente individuato,
se pure con generalità errate.
Il giudice del merito ha espresso, quindi, il dubbio che il decreto
presidenziale sopra indicato, sia in contrasto con le disposizioni
contenute negli artt. 2 e 5 della legge 12 maggio 1950, n. 230, in
riferimento agli articoli 76 e 77 della Costituzione.
Ha ritenuto, invece, manifestamente infondata l'altra questione di
legittimità costituzionale, pure sollevata dall'appellante, in quanto,
nell'espropriazione, sarebbero compresi boschi e incolti produttivi non
suscettibili di scorporo.
L'ordinanza, dopo le prescritte notificazioni e comunicazioni, è
stata Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 1960, n. 297.
In questa sede si sono costituiti il sig. Diego Montemurri,
rappresentato dall'avv. Antonio Sorrentino, e l'Opera per la
valorizzazione della Sila, rappresentata dall'Avvocatura generale dello
Stato.
La difesa del sig. Montemurri, nelle deduzioni depositate il 23
aprile 1960, dopo avere ricordato la giurisprudenza di questa Corte
relativa alla necessità, che, anche in contrasto con le risultanze dei
dati catastali, l'espropriazione deve svolgersi nei confronti
dell'effettivo titolare dei beni alla data del 15 novembre 1949,
sostiene che la legge delegante sarebbe stata violata, sia perché
l'espropriazione si era svolta nei confronti di Montemurri Alfredo,
che, al 15 novembre 1949, non era più proprietario dei beni
espropriati, sia perché, nella procedura di scorporo, in base ai dati
del nuovo catasto, non ancora attivato nel territorio di Aprigliano, si
sarebbe preso in considerazione il complesso terriero di Alfredo
Montemurri e non già quello di Diego, che in effetti subì lo
esproprio.
Osserva, altresì, che non si tratterebbe di questione meramente
formale; in quanto l'errore riguardante il soggetto espropriato
importerebbe la possibilità di colpire proprietario dd beni che, se
non fosse intervenuto l'errore sarebbero rimasti immuni dallo scorporo,
o, quanto meno, sarebbero stati espropriati in misura minore.
L'Avvocatura dello Stato, nelle deduzioni depositate il 19 maggio
1900, sostiene in sostanza che il decreto di espropriazione, pur
contenendo elementi esatti per quanto riguarda la descrizione dei
terreni, la ubicazione e l'estensione, risulta, invece, erronea
nell'indicazione del nome (e non anche del cognome) dell'espropriato,
perché, invece, di essere intestato a Diego Montemurri è intestato ad
Alfredo. E sarebbe un errore materiale, determinato, dalla erronea
intestazione del catasto in formazione, perché, prosegue l'Avvocatura,
anche se nel corso del procedimento l'Ente avesse avuto conoscenza
della esatta identità del soggetto passivo, avrebbe ugualmente
proceduto all'espropriazione, dato che questa si riferiva ed era
commisurata all'identico complesso di terreni, di cui prima era
titolare Alfredo Montemurri e poi Diego, essendosi rispettato il limite
di 300 ettari stabilito dalla legge a garanzia del proprietario.
Questa tesi è ribadita dalla difesa dell'Ente anche nella memoria
depositata il 23 novembre 1961.
La difesa del sig. Diego Montemurri, con la memoria depositata il
22 novembre dello stesso anno, insiste ed illustra i rilievi già
accennati nelle deduzioni per contestare l'assunto dell'Avvocatura
dello Stato, ponendo in rilievo, tra l'altro, che non si tratterebbe di
errore materiale, rettificabile ai sensi dell'art. 4 della legge Sila,
bensì di un errore che ha investito la sostanza del procedimento
svoltosi nei confronti di un soggetto che, al 15 novembre 1949, non era
più titolare dei beni espropriati.
All'osservazione della difesa dell'Ente che l'errore sarebbe stato
comunque irrilevante, in quanto, se lo avesse conosciuto, l'Ente
avrebbe ugualmente proceduto nei confronti di Diego Montemurri, dato
che si tratterebbe dello stesso complesso patrimoniale, la difesa della
parte privata obietta, anzitutto, che l'esatta indicazione del soggetto
passivo avrebbe carattere essenziale nelle espropriazioni per la
riforma fondiaria. Aggiunge, inoltre, che sarebbe inesatto ritenere
che il patrimonio terriero di Alfredo Montemurri sia passato
integralmente al figlio Diego, perche era intervenuta la divisione fra
i tre eredi. Di guisa che il complesso fondiario preso in
considerazione dall'Ente espropriante sarebbe notevolmente maggiore di
quello trasferito per eredità a Diego Montemurri.Considerato in diritto:
È pacifico fra le parti che, con il D.P.R. del 18 dicembre 1951,
n. 1413, l'Opera valorizzazione Sila ha espropriato al signor Diego
Montemurri ettari 202,06,50, nel territorio del Comune di Aprigliano; e
che questi terreni erano pervenuti al signor Diego Montemurri in base
all'atto di divisione del 26 aprile 1947 (debitamente trascritto il 10
maggio successivo) del compendio ereditario già appartenente al signor
Alfredo Montemurri, deceduto il 17 gennaio 1946.
Rileva, altresì, l'ordinanza, che risulta dall'intestazione e
dall'articolo primo del decreto dl scorporo, e non è contestato, che
il trasferimento all'Ente di riforma fu disposto in relazione al
patrimonio di Alfredo Montemurri; e che, pure nei confronti di costui,
era stato compilato il piano particolareggiato di espropriazione. È
pure pacifico che, per la procedura anzidetta, l'Ente non si avvalse
dei dati del vecchio catasto ancora in funzione nella zona, intestato a
Diego Montemurri, bensì dei dati del nuovo catasto, non avente ancora
efficacia giuridica, intestati al defunto Alfredo Montemurri.
In tale situazione l'illegittimità del decreto di scorporo non
può essere fondatamente disconosciuta.
L'art. 2 della legge 12 maggio 1950, n. 230 (legge Sila),
applicabile nella specie, dispone che sono soggetti ad espropriazione i
terreni di proprietà privata, suscettibili di trasformazione,
appartenenti a soggetti, che, al 15 novembre 1949, erano titolari di
più di 300 ettari. Esige perciò che l'entità del terreno
espropriabile, oltre il limite anzidetto, che deve essere sempre
rispettato a favore del proprietario, sia stabilita in seguito ad una
valutazione quantitativa e qualitativa di un determinato complesso
patrimoniale terriero e nei confronti di un determinato soggetto
passivo (singole persone o società). Tale concetto è stato già
enunciato da questa Corte nella sentenza n. 57 del 1959, nella quale
si è appunto rilevato, anche in riferimento alla legge 12 maggio 1950,
che la espropriazione prevista dalle leggi di riforma fondiaria non
mira a trasferire da uno ad un altro soggetto un bene per sé
obiettivamente considerato, ma, invece, a sottrarre parte del
patrimonio ad un soggetto, quando si verifichino le condizioni previste
dalla legge.
Nella specie, pertanto, anche se, come deduce la difesa dell'Ente,
a favore del signor Diego Montemurri (che di fatto ha subito
l'esproprio), si è rispettato il limite dei 300 ettari, ciò non è
sufficiente per ritenere legittimo il decreto impugnato, poiché non è
soddisfatta l'altra condizione pure richiesta e che si ricollega alla
determinazione quantitativa del terreno da espropriare. La quale, nel
caso concreto, è stata commisurata, non già, come sarebbe stato
necessario per l'osservanza della legge, con riferimento al complesso
terriero di Diego Montemurri al 15 novembre 1949, bensì a quello di
Alfredo Montemurri, già deceduto fin dal 1946. Si è preso cioè in
considerazione un diverso compendio patrimoniale, come pure rileva
l'ordinanza della Corte di appello.
Da quanto si è osservato emerge anche l'infondatezza
dell'obiezione mossa dalla difesa dell'Ente, che, nella specie,
l'intestazione del piano particolareggiato e del decreto di scorporo ad
Alfredo Montemurri, sarebbe irrilevante, in quanto l'esproprio sarebbe
stato commisurato all'identico patrimonio che era di proprietà di
Alfredo Montemurri, poi passato in eredità al figlio Diego. Se è
vero, infatti, che i beni dei quali Diego Montemurri è stato
spossessato facevano parte del patrimonio di Alfredo Montemurri, non è
altrettanto esatto che questo patrimonio sia stato trasferito per
eredità interamente al figlio Diego.
Dall'ordinanza si desume che la proprietà del defunto Alfredo
Montemurri esistente nel territorio di Aprigliano, Rogliano, S. Stefano
e Mangone venne divisa fra i tre figli Diego, Bianca e Maria. Risulta,
inoltre, dall'atto di trascrizione della Conservatoria dei registri
immobiliari di Cosenza, in data 10 maggio 1947, che a Diego Montemurri
fu assegnata una parte dei terreni già di proprietà del padre, che
un'altra parte, a tacitazione della legittima, fu assegnata alla
sorella Maria, mentre i diritti dell'altra sorella Bianca furono
soddisfatti con i beni già da questa ricevuti in donazione in
occasione delle nozze.
Da ciò si trae conferma che la errata intestazione degli atti
inerenti all'esproprio non può fondatamente considerarsi come un
errore materiale rettificabile con la procedura indicata nel secondo
comma dell'art. 4 della legge n. 230 del 1950; bensì di un errore (che
aveva formato oggetto del reclamo notificato il 12 dicembre 1950
dall'interessato) che investe la sostanza del procedimento, e che si
riflette, quindi, necessariamente sul decreto di scorporo e ne produce
l'illegittimità.
Non vale neppure richiamarsi alla sentenza n. 41 del 1959, nella
quale fu ritenuto legittimo il procedimento espropriativo che, sebbene
intestato a persona defunta, fu in concreto attuato nei confronti
dell'erede. Nel caso allora esaminato il decesso del titolare era
avvenuto dopo il 15 novembre 1949, ma prima dell'emanazione del decreto
di scorporo; di guisa che, alla data anzidetta, la titolarità del
patrimonio da prendere in considerazione spettava ancora alla persona
successivamente defunta. Caso del tutto diverso perciò da quello
attuale, nel quale come si è premesso, Alfredo Montemurri era deceduto
nel 1946 ed il suo patrimonio era stato diviso nel 1947.
Senonché la illegittimità del decreto ora impugnato deve essere
dichiarata anche sotto altro aspetto. Come si è in precedenza
accennato, è pacifico, che, nel procedimento di scorporo, l'Ente
espropriante, anziché tener conto dei dati risultanti dal vecchio
catasto, ha preso, invece, in considerazione quelli del nuovo catasto,
che al 15 novembre 1949, non era ancora in funzione nel territorio del
Comune di Aprigliano. Il che risulta dall'ordinanza ed anche dal
certificato rilasciato dall'Ufficio distrettuale delle imposte di
Cosenza, nel quale si attesta che, nella predetta zona, alla data del
12 giugno 1953, era in vigore il vecchio catasto.
Ora questa Corte ha già ripetutamente affermato il principio, che
vale tanto per le espropriazioni effettuate in base alla legge 21
ottobre 1950, n. 841 (legge stralcio), quanto per quelle effettuate ai
sensi della legge n. 230 del 1950; secondo il quale per determinare la
quota di scorporo, occorre riferirai alle risultanze catastali in atto
al 15 novembre 1949.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara la illegittimità costituzionale del D.P.R. 18 dicembre
1951, n. 1413, in relazione agli artt. 2 e 5 della legge 12 maggio
1950, n. 230, e in riferimento agli artt. 76 e 77 della Costituzione.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 21 dicembre 1961.
GIUSEPPE CAPPI - GASPARE AMBROSINI -
MARIO COSATTI - FRANCESCO PANTALEO -
GABRIELI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO -
NICOLA JAEGER - GIOVANNI CASSANDRO -
ANTONIO MANCA - ALDO SANDULLI -
GIUSEPPE BRANCA - MICHELE FRAGALI -
COSTANTINO MORTATI - GIUSEPPE
CHIARELLI.

Spiegazione Sentenza

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