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Corte di Cassazione Sentenza 49195, 2019

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte di Cassazione
Sezione autorità giurisdizionale
Penale II
Sede
Sede unica
Anno
2019
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
49195
Lingua
Italiano
Data generale
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Data deposito/pubblicazione
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Data dell'udienza in cui è stato assunto
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Numero RG
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Materia
Penale
Parti
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Fonte
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Testo Sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA PENALE

Presidente DIOTALLEVI G.
Relatore IMPERIALI L.

ha pronunciato la seguente:
Sentenza n. 49195 dep. il 4 dicembre 2019

Svolgimento del processo

1. D.M. ricorre per Cassazione avverso la sentenza del 16/12/2014 con la quale la Corte di Appello di Brescia ha confermato il giudizio di penale responsabilità espresso nei suoi confronti il 7/3/2013 dal Tribunale di Cremona in relazione al reato di truffa, per aver posto in vendita sul sito internet (OMISSIS) una consolle "PSP slim elettronica", ricevendo dalla persona offesa 130,00 Euro come ricarica su carta PostePay, senza inviare il bene al predetto.

A sostegno del ricorso, il D. deduce:

1.1. La violazione dell'art. 6, commi 1 e 3 CEDU e dell'art. 548 c.p.p., comma 3 per non essere il ricorrente venuto a conoscenza dell'estratto contumaciale della sentenza di condanna,, essendo stata "effettuata la notifica all'imputato ex art. 161 c.p.p., comma 4 e non anche al difensore".

1.2. La violazione di legge per essersi riconosciuta la responsabilità del ricorrente per aver ricevuto una ricarica sulla PostePay, che non può essere ritenuto un mezzo di pagamento.

1.3. La violazione di legge con riferimento alla competenza territoriale, per essere stato giudicato il D. dal Tribunale di Cremona, luogo di residenza della persona offesa, mentre la competenza territoriale andava determinata ai sensi dell'art. 8 c.p.p. considerazione del luogo ove il reato è stato consumato.

Motivi della decisione
3. Il ricorso è inammissibile, in quanto tutti i motivi dedotti si discostano dai parametri dell'impugnazione di legittimità stabiliti dall'art. 606 c.p.p..

3.1. Il primo motivo di ricorso, in particolare, è manifestamente infondato, in quanto non solo il ricorrente dopo la pronuncia della sentenza di primo grado ha nominato quale suo difensore l'avv. Maurizio Di Marco (sicché era evidentemente a conoscenza della predetta sentenza), ma questi ha anche proposto appello, così sanando ogni eventuale vizio della notifica dell'estratto contumaciale. Come questa Corte ha già avuto modo di rilevare, infatti, l'eventuale nullità della notifica dell'avviso di deposito con l'estratto della sentenza contumaciale è sanata dalla proposizione dell'impugnazione, anche nel merito, avverso la medesima sentenza da parte dell'imputato (Sez. 2, n. 46276 del 16/11/2011 - dep. 14/12/2011, Palmarini, Rv. 251540). In tema di appello, infatti, la sentenza emessa a seguito di giudizio svoltosi nei confronti di imputato rimasto contumace in primo grado, cui non sia stato notificato l'estratto contumaciale, è "inutiliter data" soltanto se l'irregolarità di detta notifica sia stata eccepita dal difensore e la Corte abbia omesso l'esame della sollevata eccezione. (Sez. 5, n. 44846 del 24/09/2013 - dep. 06/11/2013, Pinsoglio e altro, Rv. 257134; Sez. 2, n. 34917 del 03/07/2013 - dep. 13/08/2013, Pepe, Rv. 256102).

3.2. Il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato, risultando incontrovertibile che, ricevendo l'accredito su carta di pagamento ricaricabile il D. ha ricevuto un profitto, nel caso di specie ingiusto, così perfezionandosi il reato ascritto al ricorrente, che aveva posto solo apparentemente in vendita la consolle per la cui cessione aveva ricevuto l'importo predetto sulla sua carta postepay".

3.3. È proprio tale accredito a rendere manifestamente infondata anche l'eccezione di incompetenza territoriale, peraltro inammissibile anche per la sua tardività, in quanto proposta per la prima volta con i motivi di appello, e pertanto ben oltre il termine di decadenza posto dagli artt. 8 e 491 c.p.p., come rilevato anche nella sentenza impugnata.

Nel delitto di truffa, infatti, quando il profitto è conseguito mediante accredito su carta di pagamento ricaricabile (nella specie "postepay"), il tempo e il luogo di consumazione del reato sono quelli in cui la persona offesa ha proceduto al versamento del denaro sulla carta, poiché tale operazione ha realizzato contestualmente sia l'effettivo conseguimento del bene da parte dell'agente, che ottiene l'immediata disponibilità della somma versata, e non un mero diritto di credito, sia la definitiva perdita dello stesso bene da parte della vittima. (Sez. 2, n. 14730 del 10/01/2017 - dep. 24/03/2017, Spagnolo, Rv. 269429).

4. Ai sensi dell'art. 616 c.p.p., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto va condannata al pagamento delle spese del procedimento e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila a favore della Cassa delle Ammende.

Sentenza a motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 6 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 dicembre 2019

Spiegazione Sentenza

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