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Corte di Cassazione Sentenza 14467, 2017

Dati identificativi

Autorità giurisdizionale
Corte di Cassazione
Sezione autorità giurisdizionale
Penale III
Sede
Sede unica
Anno
2017
Tipo di provvedimento
Sentenza
Num. identificativo
14467
Lingua
Italiano
Data generale
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Data deposito/pubblicazione
2017-03-24
Data dell'udienza in cui è stato assunto
2016-11-22
Numero RG
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Materia
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Parti
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Fonte
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Testo Sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 22 novembre 2016 – 24
marzo 2017, n. 14467
Presidente Savani – Relatore Macrì
Ritenuto in fatto
1. La Corte d’Appello di Trieste con sentenza in data 1.4.2014, in parziale
riforma della sentenza del Tribunale di Gorizia in data 20.7.2011, appellata
dagli odierni ricorrenti ed in via incidentale dal Procuratore generale della
Repubblica di Trieste, ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti degli
imputati in ordine al reato loro ascritto, per essere il medesimo estinto per
intervenuta prescrizione; ha confermato nel resto l’impugnata decisione; ha
condannato gli appellanti alla rifusione delle spese alla costituita parte civile. I
coniugi V. sono stati chiamati a rispondere della contravvenzione di cui all’art.
674 c.p. perché, nella qualità di proprietari dell’appartamento al piano terra del
fabbricato in (omissis) , provocavano continue immissioni di fumi, odori e
rumori nel sovrastante appartamento del terzo piano di proprietà di Pa.Vi. e
H.W. , così molestandoli ed imbrattando l’alloggio da loro occupato, in
(omissis) .
2. Con un unico motivo di ricorso, gli imputati lamentano la violazione dell’art.
606, comma 1, lett. b), c.p.p. in riferimento agli art. 674 e 1 c.p. nonché 25
Cost. Sostengono che l’art. 674 c.p. non è estensibile analogicamente alle
emissioni di odori e che, secondo la dottrina maggioritaria, è necessario che le
emissioni siano atte ad offendere, imbrattare o molestare le persone e che
siano vietate dalla legge, mentre nella fattispecie si trattava di emissioni di
odori di cucina che, per loro natura, non erano atte ad offendere, imbrattare o
molestare le persone e che certamente non erano vietate dalla legge.
Precisano che la giurisprudenza di legittimità che si era occupata dell’art. 674
c.p. con riguardo agli odori si era riferita alle "molestie olfattive" derivanti da
attività industriali e solo agli odori che avevano superato il cosiddetto limite
della stretta tollerabilità, che comunque avrebbe dovuto essere accertato a
mezzo perizia. Chiedono quindi l’annullamento senza rinvio della sentenza
impugnata e l’assoluzione dal reato di cui all’art. 674 c.p., perché il fatto non
sussiste.
Considerato in diritto
3. Il ricorso è inammissibile.
La Corte d’Appello di Trieste, con motivazione ampia ed accurata, ha escluso la
possibilità di pronunciare l’assoluzione per insussistenza del fatto ed ha
dichiarato invece la prescrizione, perché, non solo ha ritenuto correttamente
sussunta la fattispecie concreta sotto la previsione dell’art. 674 c.p. che
comprende anche le emissioni olfattive moleste come spiegato da questa
Sezione con sentenza n. 45230/2014, Rv 260980, ma ha anche valutato in
modo congruo la prova dei fatti raggiunta in primo grado attraverso le
testimonianze delle persone offese, definite come chiare, precise, logicamente
strutturate, ribadite in sede dibattimentale senza alcuna contraddizione ed
esposte senza inutili enfatizzazioni, marcature o sottolineature di qualche
aspetto della vicenda oltre il necessario e l’essenziale. Il fatto che tra le parti vi
fossero contrasti di vicinato non poteva di per sé solo infirmare la complessiva
attendibilità delle persone offese, in particolare dallo H. , che aveva dichiarato
che quando gli imputati cucinavano, oltre ai rumori molesti dell’estrattore,
"s’impregna l’appartamento dell’odore...del sugo, fritti eccetera, mi pareva di
avere la cucina loro in casa mia". In particolare, la Corte territoriale ha
valorizzato come riscontro esterno alla denuncia, la deposizione del teste C.C. ,
il quale chiamato ad ispezionare professionalmente, a spese delle persone
offese, la canna fumaria, aveva accertato che presentava una fessurazione
verticale, che, a suo dire, era "certamente" la causa della fuoriuscita di odori,
vapori, e finanche dei rumori e residui di combustione.
La doglianza dei ricorrenti, quantunque ricondotta nel vizio di motivazione ex
art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), a ben vedere si risolve in una censura
meramente fattuale, del tutto disancorata dalle emergenze probatorie che
risultano dal testo del provvedimento impugnato, e si fonda su deduzioni di
carattere assertivo smentite dagli esiti dell’istruttoria dibattimentale riportati
nella sentenza impugnata.
Come precisato dal precedente giurisprudenziale citato, la contravvenzione
prevista dall’art. 674 c.p. è configurabile anche nel caso di "molestie olfattive"
a prescindere dal soggetto emittente (nella fattispecie la Cassazione si era
occupata di odori da stalla; in motivazione numerosi riferimenti ai precedenti
giurisprudenziali), con la specificazione che quando non esiste una
predeterminazione normativa dei limiti delle emissioni, si deve avere riguardo,
condizione nella specie sussistente, al criterio della normale tollerabilità di cui
all’art. 844 c.c. (Sez. 3, n. 34896 del 14/07/2011, Ferrara, Rv. 250868), che
comunque costituisce un referente normativo, per il cui accertamento non è
necessario disporre perizia tecnica, potendo il giudice fondare il suo
convincimento, come avvenuto nel caso di specie, su elementi probatori di
diversa natura e dunque sulle dichiarazioni delle persone offese e del tecnico di
loro fiducia.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa
delle Ammende.

Spiegazione Sentenza

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